Bacoli, le balle del sindaco Della Ragione

Orchestrata una vergognosa campagna di criminalizzazione nei confronti di un lavoratore che rivendicava l’applicazione di una sentenza emanata dal Giudice del Lavoro e il rispetto dei suoi diritti

Emerge un’altra versione dei fatti accaduti Venerdi scorso a Bacoli durante la seduta del consiglio comunale. La riunione non è stata interrotta da “terroristi” o “camorristi” ma da un lavoratore, il 57 enne Giuseppe Secondo, dipendente del Centro Ittico Campano, azienda di proprietà comunale, licenziato illegittimamente insieme ad un altro collega e reintegrati al lavoro con tanto di sentenza del Giudice del Lavoro emessa il 27 ottobre 2020. Un anno fa. Sentenza non applicata dall’azienda partecipata e dall’amministrazione comunale guidata da Josi Della Ragione alimentando una grave clima di tensione sociale e di esasperazione.

Inevitabile la protesta. Il lavoratore Giuseppe Secondo presente alla seduta del consiglio comunale si cospargeva di benzina, minacciando di darsi fuoco. Il pronto intervento di un agente della polizia municipale e dei carabinieri ha impedito il peggio: Giuseppe è stato bloccato appena ha estratto dalla tasca un accendino per appiccare il fuoco. Accompagnato all’esterno è stato visitato dai sanitari del 118, Per lui è scattata una denuncia per interruzione di pubblico servizio. Nel frattempo un centinaio di persone si erano accalcate all’esterno, contestando il sindaco mentre lasciava in auto l’assise cittadina.

E

Dunque, i fatti smentiscono clamorosamente il sindaco Josi della Ragione che in un post pubblicato sulla sua pagina di Facebook aveva ventilato “un attacco alle istituzioni democratiche senza precedenti” conseguente all’azione “di ripristino della legalità, che stiamo portando avanti con ogni sforzo, qui a Bacoli, sta generando tensioni sociali in un sistema incancrenito di illeciti, illegalità e clientele che ha affossato per decenni la nostra terra”.

Puntualmente, dopo l’allarme lanciato dall’egocentrico sindaco bacolese, si era messa in moto la macchina della demagogia e della propaganda con le immancabili dichiarazioni di esponenti politici regionali e nazionali in favore di Della Ragione che denunciavano fantomatici nemici della legalità e della democrazia. Insomma, la solita caccia al nemico di turno secondo il solito copione.

Josi della Ragione

Una campagna propagandistica smontata dalle testimonianze dirette. Significativa la dichiarazione del consigliere comunale Nello Savoia. “E’ successo qualcosa di inverosimile: tra le urla di disperazione della gente che era rimasta fuori alla sala e il malcontento emergente di chi era riuscito ad entrare, un uomo disperato, un cittadino di Bacoli, seduto dietro i banchi dell’opposizione, ha tentato il suicidio – ha spiegato Savoia – Si è versato della benzina addosso tentando di darsi fuoco e solo grazie all’intervento di alcuni presenti e delle Forze dell’Ordine non è riuscito a compiere l’estremo gesto.Un momento sconvolgente, un gesto che va assolutamente stigmatizzato, sia perché nessuna ragione al mondo può giustificare il tentativo di suicidio di un uomo, sia perché poteva succedere dell’irreparabile.Invece per assurdo – ha aggiunto Savoia – il sindaco che si trovava seduto sul palco nei banchi dell’amministrazione, per altro a 20 metri di distanza da tutto ciò, strumentalizza l’accaduto e trasforma un tentativo di suicidio, in un attentato nei suoi confronti e del suo operato, inventandosi affermazioni, minacce e parole mai proferite dal cittadino, Si fa scortare all’uscita e scrive che lo volevano bruciare. Qui non c’è limite alla vergogna, come si fa a trovare il coraggio di scrivere parole fasulle, (peraltro siamo tutti testimoni oculari), e raccontare i fatti, mistificandoli? – ha sottolineato Savoia – Io sono senza parole. Non c’è fine alla cattiveria e all’ipocrisia. Non c’è uno straccio di dignità. Utilizzare persino un gravissimo episodio di suicidio in attentato, per mostrarsi vittima e raggiungere fini personal! Siamo davanti all’assurdo e all’inconcepibile. Solo tanta tristezza e dispiacere.

Nello Savoia

Valentina De Cicco

Dura la reazione dell’ex consigliera comunale Valentina De Cicco: “Comunque il livello di manipolazione della realtà, che ha raggiunto il sindaco di Bacoli è degno dei migliori produttori mondiali di fake news – sottolinea De Cicco –  Pur essendoci infiniti testimoni e la dichiarazione dei carabinieri, lui rilancia la sua versione falsata dei fatti, relativa alla vicenda del lavoratore che ha minacciato di darsi fuoco in consiglio comunale, con l’aiuto di personaggi eminenti quali Bassolino e Taverna. Si gioca tutto sui contatti, chi ne ha di più, prevale – aggiunge De Cicco –  È così che funziona, in questo modo anche a livelli alti si diffondono le fake news che stravolgono spesso totalmente la realtà”.

Michele Amirante

Articolato il commento del presidente dell’associazione “Il Pappice”, Michele Amirante: “Se non bastassero le testimonianze dei presenti, la notizia diffusa dalle agenzie di stampa, il comunicato dei carabinieri non fanno alcun riferimento a minacce verso terzi tant’è che non vi sono denunce al riguardo e sapete perché? Perché tali minacce non sono mai esistite.  Non è stato un atto, un attentato contro le istituzioni ma il gesto estremo di un lavoratore disperato perché ingiustamente licenziato e che il Comune non vuole riassumere nonostante la causa vinta. Una verità che il Sindaco nega solo perché utilizza tutte le sue amicizie politiche per accreditarsi come un “martire” della parte “legale” del paese: lo dimostrano i comunicati di solidarietà di queste ore. Ebbene noi cittadini, parte onesta e lavoratrice della Città, adesso abbiamo l’imperativo morale di sfatare questo “mito” in un’assemblea pubblica da tenersi il più presto.

Intanto, il sindaco Della Ragione continua a non applicare una sentenza emessa dalla magistratura della Repubblica italiana. Da un anno, due lavoratori illegittimamente licenziati e reintegrati dal giudice del lavoro continuano a rimanere a casa. Alla faccia della coerenza. Solita doppia morale tipica dei professionisti del cretinismo legalitario mentre è andata in scena una vergognosa campagna di criminalizzazione nei confronti di un lavoratore esasperato che rivendicava semplicemente il rispetto dei suoi diritti

Ciro Crescentini

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