Il direttore del Fatto Quotidiano critica la sfilata militare e punta il dito contro droni, missili e carri armati: «La Costituzione ripudia la guerra»
Nel corso della trasmissione Otto e Mezzo su La7, il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, ha espresso una dura critica nei confronti delle celebrazioni per la Festa della Repubblica, soffermandosi in particolare sulla tradizionale parata militare svoltasi a Roma in occasione dell’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica italiana.
Interpellato da Lilli Gruber sul discorso pronunciato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e sul clima internazionale segnato da conflitti e programmi di riarmo, il giornalista ha manifestato apertamente il proprio dissenso verso l’impostazione della manifestazione.
«A me questa parata del 2 giugno puzza, distante un miglio, di ipocrisia, di fasullume, di vuotaggini», ha dichiarato Travaglio, spiegando di vivere da anni questa ricorrenza con sentimenti contrastanti.
«Purtroppo come in ogni 2 giugno mi cogli al punto più basso del mio spirito patriottico. Io ho sentito dire che la nostra Costituzione ripudia la guerra mentre sfilavano droni, carri armati, missili, bombardieri e quindi o è vera una o è vera l’altra», ha osservato.
Nel suo intervento, il direttore del Fatto Quotidiano ha precisato di non mettere in discussione il diritto alla difesa dello Stato, ma ha contestato la scelta di attribuire un ruolo centrale agli armamenti durante una celebrazione dedicata ai valori repubblicani. Nel mirino, in particolare, sono finiti i droni, tra gli elementi più evidenziati dell’edizione di quest’anno della parata.
Secondo Travaglio, il ricorso a questi sistemi d’arma come simbolo di eccellenza nazionale rappresenta un messaggio discutibile.
«Il drone è l’arma più vile che esista perché la telecomandi a distanza, perché fa un sacco di vittime civili, perché può essere deviata, perché non fa vittime tra i tuoi ma solo tra gli altri e quindi deresponsabilizza completamente chi la utilizza. Ma che gli è saltato in mente di far sfilare i droni? Per carità li producono tutti, li produciamo anche noi, ma perché dovrebbero diventare il simbolo e il vanto della nazione?», ha affermato.
Il giornalista ha quindi proposto un modello alternativo di rappresentazione dei valori nazionali durante la Festa della Repubblica. «Facciamo sfilare dei diplomatici, dei cooperanti, dei volontari, dei facilitatori, della gente che mette insieme il dialogo fra i popoli, non degli strumenti che mai come in questo momento distruggono e uccidono», ha detto.
Per sostenere la propria posizione, Travaglio ha richiamato alcuni episodi legati ai recenti scenari di guerra, sottolineando il ruolo assunto dai droni nei conflitti contemporanei.
«L’altro giorno i droni ucraini hanno fatto secchi 21 studenti in una scuola del Lugansk, poi c’è stato il drone deviato, a Gaza i droni sono stati utilizzati per sterminare la popolazione civile e adesso in Libano», ha dichiarato.
Nella parte conclusiva del suo intervento, il direttore del Fatto Quotidiano è tornato sul tema dell’articolo 11 della Costituzione, sostenendo che la distanza tra i principi proclamati e le immagini offerte dalla parata rischia di generare confusione nell’opinione pubblica.
«A questo punto, smettiamola di celebrare l’articolo 11 della Costituzione e diciamo che l’Italia ripudia la pace e che non ripudia la guerra, perché altrimenti suona tutto finto e tutto fasullo. E la gente non ci capisce più niente», ha concluso.

