Denunce su condizioni di lavoro estreme e gestione opaca della manodopera straniera
Secondo diverse testimonianze raccolte nell’ambito di un’inchiesta giudiziaria, il cantiere del nuovo consolato statunitense in costruzione a Milano sarebbe stato teatro di gravi irregolarità nella gestione della manodopera, con particolare riferimento a lavoratori provenienti dall’India impiegati per lunghi turni e con compensi molto bassi.
Un sistema di lavoro sotto pressione
Alcuni operai descrivono un contesto caratterizzato da ritmi serrati e da un clima di forte tensione. Le squadre verrebbero coordinate da capisquadra che, secondo i racconti, utilizzerebbero spesso toni aggressivi e minacciosi per accelerare le operazioni. Le giornate lavorative arriverebbero a superare anche le dodici ore, con trasferimenti organizzati tra alloggi collettivi e cantiere.
Alloggi, trasporti e controllo
I lavoratori sarebbero stati ospitati in strutture nell’hinterland milanese e accompagnati quotidianamente in gruppo sul luogo di lavoro e poi riportati indietro a fine turno. Alcune testimonianze parlano di un sistema rigidamente controllato, con accessi sorvegliati e spostamenti organizzati in modo centralizzato.
Infortuni e gestione sanitaria contestata
Nel racconto di diversi operai emergono episodi di infortuni gestiti internamente al cantiere, senza un immediato ricorso ai servizi sanitari. In alcuni casi, secondo quanto riferito, le cure sarebbero state limitate a interventi rapidi sul posto, mentre la gestione complessiva degli incidenti sarebbe stata affidata alla struttura interna del lavoro.
Reclutamento e costi per il trasferimento
Un altro elemento ricorrente nelle testimonianze riguarda le modalità di assunzione. Alcuni lavoratori sostengono di essere stati reclutati tramite intermediari in India, con la prospettiva di impieghi all’estero. In diversi casi viene raccontato anche il pagamento di somme di denaro per ottenere l’opportunità lavorativa e il visto, spesso attraverso canali informali e con pressioni da parte di intermediari.
Contratti e condizioni economiche
Secondo quanto riportato, i contratti sarebbero stati firmati solo all’arrivo in Italia e senza piena comprensione del contenuto, né disponibilità di copie per i lavoratori. Formalmente le retribuzioni dichiarate si aggirerebbero intorno a cifre mensili di poco superiori ai mille euro, ma da queste verrebbero sottratti costi per vitto e alloggio, oltre a ulteriori trattenute informali secondo alcune testimonianze.
In queste condizioni, diversi operai riferiscono di riuscire a inviare solo piccole somme alle famiglie nel Paese d’origine, mantenendo per sé risorse minime per la sopravvivenza quotidiana.
Le indagini in corso
La vicenda si inserisce in un’indagine più ampia su casi di sfruttamento lavorativo legati al cantiere. Le autorità stanno verificando le responsabilità dei soggetti coinvolti nella gestione della manodopera e nell’organizzazione del lavoro, mentre gli accertamenti proseguono per chiarire la portata effettiva delle condizioni denunciate.
Alessandro Manna

