Milano guida il nuovo modello investigativo: colpiti i vertici economici, non solo gli intermediari
Negli ultimi anni le indagini sul caporalato condotte a Milano hanno permesso di far emergere e colpire non solo singole cooperative irregolari, ma anche l’intera filiera economica che trae profitto dallo sfruttamento del lavoro. Il risultato complessivo è stato significativo: circa 1,2 miliardi di euro recuperati per l’erario, oltre 200 milioni versati all’Inps e più di 60mila lavoratori regolarizzati. L’approccio investigativo, sviluppato dalla Procura di Milano, punta oggi a responsabilizzare soprattutto i committenti e i soggetti che stanno “a monte” della catena produttiva, con l’obiettivo di incidere sull’organizzazione del lavoro e non solo sui singoli intermediari.
A illustrare questo cambio di prospettiva è stato il sostituto procuratore Paolo Storari, intervenuto a un convegno a Torino organizzato dai Giuristi Democratici insieme all’Ordine degli Avvocati. L’incontro è stato introdotto dall’avvocata Giulia Druetta e ha visto anche la partecipazione del comandante del Nucleo Carabinieri dell’Ispettorato del Lavoro di Milano Tiziano De Renzis, che ha collaborato alle principali operazioni.
Storari ha spiegato che il metodo tradizionale, concentrato sull’arresto dei singoli “caporali” o responsabili delle cooperative, si è spesso rivelato inefficace nel lungo periodo. Le strutture irregolari venivano infatti rapidamente sostituite, senza modificare il sistema di sfruttamento. Per questo oggi l’attenzione investigativa si concentra sulla catena di comando più ampia, includendo chi commissiona i lavori e beneficia economicamente del sistema.
Secondo gli investigatori, il fenomeno del caporalato attraversa diversi settori produttivi, dall’agricoltura alla moda, dalla logistica fino all’ospitalità. In molti casi, la complessità delle filiere e la presenza di numerosi intermediari finiscono per scaricare i costi più pesanti sull’ultimo anello, cioè sui lavoratori.
L’obiettivo non è solo giudiziario ma anche culturale: creare una consapevolezza diffusa sullo sfruttamento del lavoro, sul modello della lotta alla criminalità organizzata. Una trasformazione che, secondo la Procura, è necessaria per rendere strutturale il contrasto al fenomeno e non limitarlo a interventi isolati.
Ciro Crescentini
