Salvini ad Afragola, tra applausi e fake news.

La testimonianza di uno storico, uno studioso di Afragola. Un editoriale in esclusiva per Il Desk

Il 18 gennaio 2019 sarà una delle date miliari della memoria collettiva degli afragolesi per molti anni futuri. La visita di Matteo Salvini, la prima di un ministro in carica dai tempi di Altero Matteoli (2010) e la prima in assoluto per un Ministro degli Affari Interni, era stata preceduta da giorni di infuocate polemiche. Da una parte i filosalviniani, per i quali il Redentore stava per discendere nella città delle fragole, funestata da otto attentati dinamitardi ad altrettanti esercizi commerciali in appena 22 giorni; dall’altra gli antisalviniani, che prevedevano la fine di Afragola e forse del mondo intero nel momento in cui il Demonio avrebbe varcato la soglia del Palazzo di città. Fortunatamente per noi (e per il resto del mondo) tutto ciò non è avvenuto.

All’arrivo del ministro, alle 15e30 circa, in piazza Municipio, avviene il primo imprevisto: Salvini scende dall’auto, le autorità gli indicano il portale d’ingresso dell’ottocentesco palazzo municipale ma lui torna indietro e inizia a salutare la folla assiepata dietro le barriere mobili. Stringe mani, fa “selfie”, dà qualche carezza e a un certo punto avviene l’episodio più comico e al contempo più sconcertante, l’ormai famoso baciamano di un uomo in attesa di Salvini. Il gesto suscita ilarità generale ma gli viene dato poco peso: sarà una testata nazionale a darne risalto tanto da scatenate irrisioni per mezzo social sull’intera popolazione di Afragola. Lunedì chi scrive ne parlerà al sindaco per iniziare querele di diffamazione contro i più esagitati commentatori social: l’altra faccia della medaglia della Rete sono gli screenshot.

Salvini entra nel Palazzo di città e per due ore presiede il comitato di ordine e sicurezza insieme al sindaco, dott. Claudio Grillo, al questore, dott. Antonio De Iesu, al sottosegretario di governo per il Meridione, l’On. Giuseppina Castiello, ai sindaci delle città vicine: riconosco, fra gli altri, i sindaci di Cardito, Casalnuovo e Marano, ma non dubito ci fossero anche altri primi cittadini da me non visti. Nel Palazzo si discute ma anche la piazza non sta in silenzio. E’ qui, tra il popolo, che c’è da ricercare il perché di tanto slancio verso un politico che, come si premurano di segnalarci elettori ed esponenti della sinistra locale, denigrava il Meridione d’Italia (quando era semplice deputato, privo di incarichi di governo). La folla in piazza è variegata, al più aliena dalle idee della lega e dalla politica, come chi scrive. E tutti, aldilà della speranza, sanno che la visita è o sarà solo battage pubblicitario, ben altro deve fare il ministro per garantire la sicurezza in città.  Perché dunque apprezzano Salvini? “Hai visto, è tornato indietro e mi ha stretto la mano”, mi dice un conoscente, ex militante della fu DC. “Quando venne D’Alema anni fa mi passò davanti e ignorò la mia mano tesa. Kist almen s’è fermat” racconta Luigi D’A., con un passato nel PD locale. Che sia questo il successo del politico meneghinoi? Strette di mano, “selfie”, oltre ai formidabili assist che la politica delle sinistre gli fornisce ogni volta, sprezzante verso i cittadini che chiedono aiuto e si sentono etichettati come razzisti e limitati di mente?

Intanto scende la sera e ridiscende il ministro: nuovi applausi, ovazioni e pure qualche fischio. Mi giro: dei buontemponi fischiano Salvini, il che fa parte delle libertà democratiche, ma si nascondono dietro gli immigrati burkinabé, così da far passare questi ultimi per contestatori. Miserabili vigliacchi. Dal palazzo, oltre alle autorità, discendono anche coloro che hanno ottenuto il pass per l’ingresso: riconosco due boldriniani locali, così antisalviniani che hanno ottenuto il pass per salire al Palazzo e stare a due metri di distanza da Belzebù.

Salvini va nelle Salicelle, quartiere difficile popolato di gente perbene ma anche di gente che non si è mai voluta integrare nel tessuto umano di Afragola e rivendica tuttora, dopo 38 anni dall’arrivo da Napoli, la propria estraneità alla città. La folla si disperde e io, tornando a casa, apprendo dell’ondata social scatenata dal gesto di un cittadino, bizzarro e inconsulto, e propagata da gente che nella vita si piega ogni giorno ai politicanti del momento, si piega al camorrista dei parcheggi, si piega al datore di lavoro che si prende il suo assegno famigliare per farlo lavorare e non aspettava altro che dare addosso al primo capro espiatorio dato in pasto dai social. E naturalmente iniziano a circolare le fake news, come la sempiterna accusa di presenza pagate per assistere all’arrivo di Salvini. Io ero lì e non sono stato pagato, come tante altre persone e come penso la boldriniana dal profilo più rosso del sangue che era lassù, al caldo nel palazzo, assieme al politico che dice di odiare più di ogni altro. Anche questa giornata arriva al termine, in attesa dell’altra manifestazione, quella di oggi, contro il racket. Afragola ancora in onda.

                                                                                                Domenico Corcione

 

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