Circa 300 mila in piazza nella Capitale contro il massacro a Gaza. Una mobilitazione tardiva, ma necessaria. Dal popolo un grido: basta silenzi, basta genocidio
Un’onda umana ha attraversato Roma, dalla mattina fino al tramonto. Si parla di oltre 300 mila persone, forse più. Uomini, donne, giovani, famiglie, attivisti, studenti, lavoratori: tutti in marcia per dire basta al massacro del popolo palestinese, in un corteo che ha invaso la Capitale da piazza Vittorio fino a San Giovanni. La parola d’ordine: Palestina libera ora.
“Quello che succede a Gaza è un genocidio sotto gli occhi del mondo. Non possiamo più tacere”, dice Mariam, studentessa 22enne di origine palestinese, mentre stringe una bandiera con i colori della sua terra. “Sono mesi che piango ogni sera guardando i video che arrivano da lì. Oggi ho deciso di gridare. Per loro. Per noi.”
Una piazza militante, stanca dei silenzi
Lo striscione d’apertura è chiaro: “Gaza, stop al massacro. Basta complicità”. La folla è compatta, determinata, consapevole. Non c’è retorica, c’è rabbia. Ma una rabbia ordinata, carica di dignità. Tante le bandiere palestinesi, quelle della pace, i cartelli artigianali: “Non sono assassino, sono italiano”, “Ogni bambino è mio figlio”, “Italia complice se resta in silenzio”.

Nel corteo si alternano cori, testimonianze, lacrime. E denuncia. Molta denuncia. “Non possiamo chiamare pace quella che copre l’apartheid. Non possiamo parlare di neutralità mentre inviamo armi a Israele”, afferma Roberto, attivista di un centro sociale romano.

Dal palco, in apertura e chiusura, risuona Bella ciao. Sullo sfondo, un’enorme bandiera palestinese con la “Guernica” di Picasso stampata al centro. Il messaggio visivo è potente: la Palestina come nuova vittima della barbarie.
La politica c’è, ma viene contestata
Presenti i vertici del centrosinistra: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli. Ma la loro presenza non basta a placare il dissenso. I Giovani Palestinesi d’Italia e diversi collettivi studenteschi li contestano: “Siete arrivati tardi. Troppo tardi. Dove eravate mentre cadevano le bombe su Gaza?”
Un grande striscione rosso, portato da UDAP e altri movimenti giovanili, recita: “Basta complicità con il genocidio. Italia fuori dalle guerre imperialiste.” Alcuni gridano che serviva una piazza apertamente antisionista, ma che il Partito Democratico l’avrebbe boicottata. Il compromesso è stato una manifestazione unitaria, ma “annacquata”, secondo molti presenti.
Immagini forti e simboli che parlano

Sfilano anche artisti e volti noti della cultura. Fiorella Mannoia, Paola Turci, Anna Foglietta, Marco Bonini, Paola Minaccioni. Dietro lo striscione: Every child is my child. Nessuna ambiguità: i bambini non si bombardano. I civili non si annientano.
Il momento più toccante arriva con il flash mob: suono di sirene antiaeree, cinque donne avvolte da bandiere insanguinate, stringono fagotti che rappresentano i neonati uccisi nei raid. Il corteo si ferma. Molti piangono. “È disumano – sussurra Valerio, pensionato – eppure succede ogni giorno, e il nostro governo tace.”
Il governo Meloni e la complicità denunciata
Il bersaglio più citato? Benjamin Netanyahu, definito da più cartelli “terrorista di Stato”, “assassino di bambini”, “criminale di guerra”. Ma non manca la denuncia rivolta a Palazzo Chigi. “Meloni tace, e il suo silenzio pesa quanto le bombe. Un governo che arma Israele è un governo complice”, afferma al megafono Chiara, militante di Fridays For Future.
Un uomo sfila con un cartello provocatorio: una foto di Meloni e Netanyahu accostata a quelle di Mussolini e Hitler, con la scritta: “Oggi come ieri, sempre dalla parte della criminalità”. Non è un caso isolato: la piazza ha scelto parole forti, perché il tempo della diplomazia è finito.
Una piazza che non torna a casa in silenzio
Quello che si è visto oggi a Roma è l’Italia che ancora ha coscienza. L’Italia che non accetta la propaganda, che non accetta l’impunità, che rifiuta la neutralità dei colpevoli. “Non si può più aspettare, non si può più restare zitti per non disturbare l’Occidente”, dice Monica, madre di due figli. “La Palestina deve essere libera. E noi dobbiamo essere dalla parte giusta della storia.”
La manifestazione non chiude un ciclo, lo apre. Il cessate il fuoco, la fine dell’occupazione, la giustizia per Gaza non sono slogan: sono richieste urgenti. “Non c’è pace senza giustizia. Non c’è giustizia senza Palestina libera.” Roma lo ha urlato. Il governo dovrà ascoltare. E se non lo farà, la piazza tornerà.
Ciro Crescentini

