Rider trattati come schiavi: prima condanna per caporalato a Milano. Risarciti 44 lavoratori

Si è concluso così il processo, celebrato con rito abbreviato, a carico di Giuseppe Moltini, amministratore delegato società  milanese di pony express FlashRoad City-Frc.

Condannato per caporalato il titolare dell’azienda intermediaria che organizzava le attività dei  dei rider per conto di Uber Eats e risarciti con 10 mila euro a testa 44 lavoratori ciclo-fattorini che si erano costituiti parte civile.

Si è concluso così il processo, celebrato con rito abbreviato, a carico di Giuseppe Moltini, amministratore delegato società  milanese di pony express FlashRoad City-Frc.

Il giudice Teresa De Pascale lo ha condannato a 3 anni e 8 mesi: E’ la prima volta in Italia. I rider che lavoravano per la FlashRoad City-Frc, da quanto è emerso dall’inchiesta condotta dal pm Paolo Storari e coordinata dalla Guardia di Finanza, erano soprattutto migranti o richiedenti asilo.

Mali, Nigeria, Costa d’Avorio, Gambia, Guinea, Pakistan, Bangladesh sono i principali Paesi di provenienza dei ciclofattorini che vivevano in centri di accoglienza e in “condizione di estrema vulnerabilità  e isolamento sociale“.

I rider erano “pagati a cottimo 3 euro a consegna, indipendentemente dalla distanza da percorrere, dal tempo atmosferico, dalla fascia oraria”.

Condizioni di lavoro disumane, come sottolinea l’avvocato Druetta, che con il pool di legali costituito dal professor Mauruzio Riverditi, e gli avvocati Gianluca Vitale, Laura Matinelli e Sergio Bonato, ha assistito 44 rider .

Noi siamo molto contenti del provvedimento del Tribunale di Milano perchè, indipendentemente dall’uso delle piattaforme digitali o meno, è stato riconosciuto il diritto di questi lavoratori, per lo più stranieri e richiedenti asilo, a non essere trattati come schiavi”, ha chiarito il legale. “I fattorini venivano impiegati con orari assurdi e pagati pochissimo”, prosegue l’avvocato Druetta che insieme agli altri avvocati dei fattorini conta “sul fatto che venga accertata anche nel proseguio la responsabilità  di Uber in qualità di responsabile civile e della manager” Gloria Bresciani, al momento sospesa dall’azienda, “che è imputata” per caporalato nell’ambito di un processo per la medesima vicenda che prenderà  il via lunedì 18 ottobre davanti alla nona sezione penale del Tribunale di Milano.

Il commissariamento della filiale italiana di Uber, invece, è stato revocato a marzo dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Milano, presieduto da Fabio Roia, dopo il riconoscimento del percorso “virtuoso” intrapreso dalla società  a seguito dell’indagine.

Condividi sui social network
  • gplus
  • pinterest