Negati più fondi all’istruzione, si dimette il ministro Fioramonti: un gesto esemplare

Chiedeva 3 miliardi in più per il comparto, ma nella legge di Bilancio non ci sono

Si dimette a Natale, per coerenza. Il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti lascia l’incarico con una lettera al premier Conte. La notizia, inizialmente non ancora ufficiale, è rilanciata dalle agenzie di stampa. La causa sarebbe la mancata assegnazione di maggiori risorse all’istruzione, nella legge di bilancio appena approvata dal parlamento. Fondi aggiuntivi quantificati in 3 miliardi di euro.

A metà dicembre a Trieste, il ministro del M5s aveva manifestato il suo malumore. “La scuola in questo Paese – aveva detto – avrebbe bisogno di 24 miliardi. I 3 miliardi che io ho individuato, non sono la sufficienza”, ma costituiscono “la linea di galleggiamento”. Adesso Fioramonti si mostra conseguente a quelle parole: un gesto esemplare, e rarissimo, nel paese dei poltronisti.

FIORAMONTI: “ECCO PERCHÉ LASCIO

In un lungo post su social, Fioramonti spiega le ragioni dell’addio. Ad aprirlo, un’immagine emblematica: la sua poltrona al ministero, adesso vuota. “Per rispetto istituzionale – scrive-, avevo deciso di attendere qualche altro giorno prima di rendere pubblica la decisione, ma visto che ormai la notizia è stata filtrata ai media, mi sembra giusto parlare in prima persona.

Prima di prendere questa decisione, ho atteso il voto definitivo sulla Legge di Bilancio, in modo da non porre tale carico sulle spalle del Parlamento in un momento così delicato. Le ragioni sono da tempo e a tutti ben note: ho accettato il mio incarico con l’unico fine di invertire in modo radicale la tendenza che da decenni mette la scuola, la formazione superiore e la ricerca italiana in condizioni di forte sofferenza”.

L’ormai ex ministro rivendica: “Mi sono impegnato per rimettere l’istruzione – fondamentale per la sopravvivenza e per il futuro di ogni società – al centro del dibattito pubblico, sottolineando in ogni occasione quanto, senza adeguate risorse, fosse impossibile anche solo tamponare le emergenze che affliggono la scuola e l’università pubblica”. E inoltre sottolinea: “Non è stata una battaglia inutile e possiamo essere fieri di aver raggiunto risultati importanti: lo stop ai tagli, la rivalutazione degli stipendi degli insegnanti (insufficiente ma importante), la copertura delle borse di studio per tutti gli idonei, un approccio efficiente e partecipato per l’edilizia scolastica, il sostegno ad alcuni enti di ricerca che rischiavano di chiudere e, infine, l’introduzione dell’educazione allo sviluppo sostenibile in tutte le scuole (la prima nazione al mondo a farlo)”. Ma Fioramonti non lesina critiche all’esecutivo giallorosso. “Sarebbe servito più coraggio da parte del Governo – spiega – per garantire quella “linea di galleggiamento” finanziaria di cui ho sempre parlato, soprattutto in un ambito così cruciale come l’università e la ricerca. L’economia del XXI secolo si basa soprattutto sul capitale umano, sulla salvaguardia dell’ambiente e sulle nuove tecnologie; non riconoscere il ruolo cruciale della formazione e della ricerca equivale a voltare la testa dall’altra parte. Nessun Paese può più permetterselo. La perdita dei nostri talenti e la mancata valorizzazione delle eccellenze generano un’emorragia costante di conoscenza e competenze preziosissime, che finisce per contribuire alla crescita di altre nazioni, più lungimiranti della nostra. È questa la vera crisi economica italiana”.

(Foto Lorenzo Fioramonti/Fb)

La sera del 23 dicembre, ho inviato al Presidente del Consiglio la lettera formale con cui rassegno le dimissioni da…

Publiée par Lorenzo Fioramonti sur Jeudi 26 décembre 2019

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