Possibile allargamento dell’inchiesta all’accordo tra Manfredi e Caltagirone e alla gara vinta da Vianini
A Napoli il caso Bagnoli torna a caricarsi di tensione e di possibili sviluppi giudiziari. L’inchiesta aperta dalla Procura di Napoli sui lavori nell’ex area industriale – in vista anche dell’America’s Cup 2027 – potrebbe infatti non fermarsi ai soli profili ambientali e amministrativi già oggetto di verifica.
Secondo quanto emerge dagli esposti presentati dagli avvocati Domenico Ciruzzi ed Elena Coccia per conto di cittadini e comitati, i magistrati sarebbero stati sollecitati ad ampliare il perimetro degli accertamenti anche su passaggi chiave che negli anni hanno segnato la complessa partita urbanistica e finanziaria di Bagnoli.
Non solo salute e appalti: il possibile allargamento dell’indagine
I due filoni ufficiali aperti dalla Procura riguardano: i presunti rischi per la salute pubblica e per l’ambiente connessi ai cantieri; la correttezza delle procedure amministrative relative a progetti e appalti per la riqualificazione e per le strutture legate all’evento velico.
Tuttavia, l’attenzione degli inquirenti potrebbe estendersi anche a quello che i comitati definiscono il “patto del mattone”: l’accordo transattivo tra l’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone – storico protagonista dell’operazione Bagnoli attraverso la sua azienda Cementir – e il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, nella sua veste di commissario straordinario per la bonifica del Sito di Interesse Nazionale (Sin).
L’accordo su Basi 15 e le rinunce ai contenziosi
Al centro delle possibili verifiche ci sarebbe l’accordo che ha previsto: la cessione gratuita ad Invitalia – soggetto attuatore del piano di risanamento – di suoli e fabbricati dell’area denominata “Basi 15”; la reciproca rinuncia ai giudizi pendenti tra le parti.
Un’intesa che ha chiuso anni di contenziosi legati alle proprietà e agli obblighi di bonifica, ma che ora potrebbe essere oggetto di approfondimento sotto il profilo della legittimità amministrativa e dell’interesse pubblico perseguito.
L’appalto e il ruolo di Vianini
Ulteriore nodo sensibile riguarda l’appalto per i lavori di bonifica vinto da Vianini Lavori, società appartenente al gruppo Caltagirone. Anche su questo fronte, la Procura potrebbe valutare la correttezza delle procedure di gara e l’eventuale sussistenza di conflitti o sovrapposizioni tra i diversi livelli dell’operazione: proprietà delle aree, transazione, affidamento dei lavori.
Al momento non risultano indagati, e l’ufficio guidato dal procuratore Nicola Gratteri mantiene il massimo riserbo. Ma il sopralluogo effettuato dalla sezione specializzata in tutela dell’ambiente e del territorio segna un passaggio che potrebbe aprire scenari più ampi rispetto ai soli cantieri in corso.
Il clima politico e istituzionale
Il sindaco Manfredi ha ribadito la piena disponibilità a collaborare con la magistratura, assicurando trasparenza su tutte le attività in corso nel Sin di Bagnoli. Intanto, il clima sul territorio resta teso: tra blocchi dei camion diretti ai cantieri, manifestazioni quasi quotidiane e scritte offensive contro il primo cittadino, la vicenda continua a dividere la città.
Bagnoli, ancora una volta, si conferma un crocevia delicato dove si intrecciano bonifiche, grandi eventi, interessi immobiliari e aspettative di riscatto urbano. E ora l’eventuale allargamento dell’inchiesta potrebbe riportare al centro non solo i lavori in corso, ma anche le scelte strategiche e gli accordi che hanno segnato l’ultimo capitolo della sua lunga e controversa trasformazione.
Ciro Crescentini
