La delibera 2026 introduce amministratore unico e revoca per obiettivi mancati. L’ex governatore: “non è cambiato nulla”
Lo scontro politico sulle società partecipate accende il dibattito in seno alla Regione Campania e segna la fine della tregua tra la precedente e l’attuale amministrazione. Al centro della contesa, la delibera approvata dalla Giunta guidata da Roberto Fico, che definisce gli indirizzi operativi per il 2026 in materia di governance delle società in house.
Il nuovo corso secondo Fico
Il provvedimento mira a rafforzare il controllo dell’ente regionale sulle proprie partecipate, introducendo criteri più stringenti nella selezione dei vertici e parametri oggettivi per la valutazione dei risultati. Tra le misure cardine: il superamento dei Consigli di amministrazione a favore della figura dell’Amministratore unico, la separazione netta tra funzioni di indirizzo e gestione e la possibilità di revoca dell’incarico in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi economici.

«Stiamo lavorando a un percorso di razionalizzazione delle società partecipate della Regione, con l’obiettivo di renderle sempre più efficaci e adeguate alle funzioni pubbliche che svolgono», ha dichiarato Fico, sottolineando come la delibera introduca «linee guida utili a definire meglio i criteri di intervento e a superare eventuali criticità». Il presidente ha inoltre evidenziato la necessità di procedure pubbliche e trasparenti per la selezione del management e di strumenti di monitoraggio capaci di garantire interventi tempestivi, fino alla revoca della governance se necessario. «È un impegno orientato alla trasparenza, alla buona amministrazione e alla tutela dell’interesse pubblico», ha rimarcato.

La replica di De Luca
Di tutt’altro avviso l’ex governatore Vincenzo De Luca, che durante la consueta diretta social del venerdì ha attaccato frontalmente il nuovo impianto normativo. «Abbiamo assistito a una grande truffa comunicativa. Ci hanno detto che è arrivato il Messia, ma non è cambiato nulla», ha esordito, contestando l’impostazione della riforma e definendola «demagogia pura».
Secondo De Luca, molte delle disposizioni presentate come innovative sarebbero già previste dalla normativa nazionale. Particolarmente critico il giudizio sulla figura dell’Amministratore unico per società con migliaia di dipendenti: «Immaginare un unico amministratore per aziende con 1.500 o 2.000 lavoratori è ridicolo. La gestione diventa teoricamente più problematica e meno trasparente».
L’ex presidente ha inoltre espresso perplessità sulle incompatibilità previste e sul ruolo della Regione nella nomina dei direttori generali, paventando una compressione dell’autonomia gestionale. Non sono mancate accuse di presunto clientelismo in riferimento al distacco di una dirigente dal Policlinico al Centro Direzionale: «Queste sono le cose da monitorare, il resto è propaganda».
Il nodo finanziario
Nel suo intervento, De Luca ha richiamato anche il tema della sostenibilità economica delle partecipate, ricordando gli interventi di risanamento compiuti durante il suo mandato per realtà come EAV e SMA Campania. «Noi abbiamo buttato il sangue per risanare queste società», ha affermato, invitando l’attuale Giunta a garantire pagamenti puntuali per i servizi resi. «Spero di non dover verificare tra pochi mesi che le partecipate stanno aspettando i pagamenti della Regione per garantire i posti di lavoro».L’ex governatore si è detto infine disponibile a un confronto pubblico «laico» per discutere nel merito delle scelte adottate.

La controreplica della maggioranza
A difesa dell’operato della Giunta è intervenuto il capogruppo regionale “Fico Presidente”, Nino Simeone, che ha respinto le accuse parlando di un atto amministrativo improntato alla sobrietà. «Nessuna attesa messianica e nessun miracolo: la delibera sulle partecipate nasce per amministrare, con regole chiare, società pubbliche che per anni hanno avuto bisogno di buon governo, non di annunci», ha dichiarato.
Simeone ha poi ironizzato sulle critiche dell’ex presidente: «Possiamo rassicurarlo: nessuna moltiplicazione dei pani e dei pesci. Si tratta semplicemente di un atto orientato a riportare ordine e trasparenza».
E, con una stoccata finale: «Dopo stagioni di annunci epocali e narrazioni eroiche a base di “sangue buttato”, la sobrietà può forse disorientare, ma non per questo ingannare. Il Messia non è arrivato. Ma almeno non pretende di essere rimpianto».
La partita politica sulle partecipate regionali, dunque, è tutt’altro che chiusa. Tra richiami alla trasparenza e accuse di propaganda, il confronto si annuncia destinato a proseguire ben oltre i confini dei social.
Ciro Crescentini

