L’inchiesta contro il clan Troncone svela un sistema di estorsioni radicato tra i venditori ambulanti
Un influencer con 250 mila follower è una delle vittime delle estorsioni ai danni dei venditori ambulanti di fuochi d’artificio a Fuorigrotta, quartiere di Napoli. Il racket, messo in atto dalla camorra, è emerso durante le indagini scattate a Capodanno in via Leopardi, nel cuore del quartiere partenopeo. Nella notte tra il 28 e il 29 marzo, un blitz dei carabinieri ha portato all’arresto di sei persone legate al clan Troncone, tra cui Alfredo Graziano, Valerio Andrea Guerra, Giuseppe Marco Scala, Antonio De Monte, Antonio Trito e Mattia Maiorino, considerati gli ultimi esponenti di rilievo dell’organizzazione criminale.
Le vittime, tra cui alcuni venditori ambulanti di fuochi d’artificio, erano costretti a pagare una tangente per poter vendere liberamente i loro prodotti. Le richieste si aggiravano tra i 100 e i 150 euro, ma a qualcuno venivano chiesti anche importi superiori, come nel caso di una delle vittime che ha consegnato due buste di botti gratis in cambio di “protezione”.
Secondo quanto emerso dalle indagini, gli estorsori, in sella a uno scooter, si sono presentati a uno degli ambulanti mentre stava facendo un “live” sui social. L’influencer, che stava documentando la sua attività online, ha cercato di evitare il contatto diretto con i malviventi e ha fatto pagare il pizzo attraverso un suo collaboratore. L’importo richiesto era di 150 euro. Ma anche per altri venditori, l’imposizione era la stessa: senza il pagamento delle tangenti, non era possibile lavorare liberamente.
Le indagini dei carabinieri della compagnia di Bagnoli, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno rivelato un sistema di estorsioni radicato e diffuso. Gli arrestati sono stati identificati come appartenenti a quel che resta del clan Troncone, ridotto in frantumi a seguito di numerosi arresti e inchieste. I vertici, Vitale Troncone e suo figlio Giuseppe, sono infatti in carcere da tempo, accusati di gravi reati tra cui estorsioni e traffico di sigarette di contrabbando.
Oltre al racket del fuoco d’artificio, che ha segnato l’ultimo Capodanno, si è registrato anche uno scontro tra il clan Troncone e un gruppo di giovani ribelli della camorra, i “Scodellaro”. Questi ultimi, evidentemente intenzionati a prendersi il controllo delle bancarelle, sono stati protagonisti di un’aggressione alla vigilia di Capodanno, quando uno degli appartenenti al gruppo è stato pestato dai membri del clan Troncone.
Il clima di violenza e prevaricazione non ha risparmiato nessuno. Dopo l’aggressione, uno degli esponenti degli Scodellaro, in un atto di ritorsione, ha colpito brutalmente un uomo che stava riscuotendo il pizzo per conto dei Troncone. La vittima, infatti, aveva tentato di imporre la “tangente” ai venditori, ma è stato immediatamente punito dagli avversari.
Alfredo Graziano, uno degli arrestati, è considerato il reggente di quel che resta del clan Troncone e secondo gli investigatori ha continuato a gestire le estorsioni nel quartiere, nonostante l’indebolimento dell’organizzazione. Graziano, che ha legami con la famiglia malavitosa, è stato coinvolto direttamente nelle operazioni di riscossione del pizzo per le bancarelle di fuochi d’artificio.
Questi arresti si inseriscono in un ampio contesto di repressione contro il crimine organizzato che da anni imperversa a Fuorigrotta. Gli investigatori hanno scoperto che il clan Troncone, nonostante le difficoltà, stava cercando di mantenere il controllo su tutte le attività illegali del quartiere, comprese le estorsioni ai danni degli ambulanti.
Le indagini, però, continuano. Le forze dell’ordine sono determinate a smantellare completamente l’organizzazione criminale e a ridurre l’influenza della camorra nelle aree di Napoli più colpite dal racket. E la speranza per i residenti e gli imprenditori locali è che, con l’arresto dei vertici e dei loro sodali, si possa finalmente respirare un’aria più libera.
Alma
