La tragedia di Ravanusa, la rete del gas  installata nel 1984: la manutenzione è stata fatta?

La procura ha aperto un fascicolo per disastro e omicidio colposo

In Italia si investono ingenti risorse per realizzare un’inutile rete dell’Alta Velocità per collegare Torino con Lione, acquistare costosissimi aerei militari per bombardare popoli inermi ma non vengono ammodernate le reti infrastrutturali primarie.

A Ravanusa, comune in provincia di Agrigento dove è saltato in aria un intero quartiere, provocando morti, feriti e dispersi, la rete di distribuzione del gas installata nel 1984 necessitava di lavori di rifacimento.

Cosa ha provocato la rottura della tubatura del metano? La rete di distribuzione del gas, installata nel 1984, era a norma? La manutenzione ordinaria e straordinaria è stata fatta? Come e da chi? E a quando risalgono gli ultimi interventi? C’erano state perdite segnalate nelle settimane scorse sulle quali non si è intervenuto? E’ stato sottovalutato il pericolo? Con le ricerche dei dispersi ancora in corso, la Procura della Repubblica ha già  pronta la lista di domande alle quali tentare di dare risposte per spiegare come sia stato possibile che una fuga di gas abbia provocato il crollo di quattro palazzine e il danneggiamento di altre quattro, facendo una strage.

Il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio ha aperto un fascicolo per disastro e omicidio colposo e nei prossimi giorni acquisirà  tutta la documentazione relativa alla rete di distribuzione del gas, al sequestro dell’area interessata dall’esplosione – al momento 10 mila metri quadrati, ma lo stesso procuratore ha detto che potrebbe diventare più ampia – e, con ogni probabilità, all’iscrizione nel registro degli indagati dei primi nomi di tecnici e amministratori che a vario titolo possano avere responsabilità  in merito alla rete del gas, anche per dare loro la possibilità  di partecipare a tutti gli accertamenti irripetibili.

Uno dei temi che dovranno affrontare i magistrati è se c’è stata una qualche sottovalutazione del pericolo, se si poteva fare qualcosa e non è stato fatto. Uno dei sopravvissuti alla strage, Calogero Bonanno, che si trovava in un appartamento adiacente ad una delle palazzine crollate, ha parlato di odore di gas nei giorni scorsi. “Alcuni vicini mi hanno detto che si sentiva odore di gas – ha detto – Se è ¨ vero c’è stata una negligenza imperdonabile“.

Una versione confermata dal consigliere comunale Giuseppe Sortino: “Negli ultimi sette giorni – dice – so che diversi cittadini hanno lamentato la puzza di gas nella zona che chiamiamo via delle Scuole Don Bosco in contrada Masciminici, dove è avvenuta la tragedia, ma nessuno è intervenuto. Sia il sindaco che i tecnici del gas non hanno ricevuto segnalazioni”.

Dal canto loro, inquirenti e investigatori hanno già  verificato che nei giorni scorsi non c’è stata alcuna segnalazione di questo tipo. Che però il problema e la causa scatenante del disastro sia proprio sulla rete – una rete risalente al 1984, vecchia dunque di 37 anni e costruita con la normativa dell’epoca – è un dato che viene dato di fatto per scontato.

Che ci siano state oggettive difficoltà  nella distribuzione del gas è evidente”, dice un investigatore, sottolineando che “ad un chilometro dal punto dell’esplosione si sente ancora odore di gas nonostante il flusso sia stato interrotto“. E aggiunge: “il problema ora è capire se c’è solo una colpa, il non essere intervenuti su un sistema ormai datato, o se c’è anche un dolo, quello di non aver effettuato la necessaria manutenzione

CiCre

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