Maxi-operazione tra Roma e Milano: secondo l’accusa esisteva un “articolato sistema corruttivo” al cui vertice c’era Ercole Incalza, al Ministero per 14 anni
ROMA – Quattro persone sono state arrestate tra Roma e Milano nell’inchiesta della Procura di Firenze sulla gestione illecita degli appalti delle Grandi opere. I denunciati sono 50. Gli arrestati sono l’ex super-dirigente del ministero dei Lavori Pubblici Ercole Incalza, il suo collaboratore Sandro Pacella e gli imprenditori Francesco Cavallo e Stefano Perotti, che procurò alcuni incarichi di lavoro a Luca Lupi, figlio del ministro dei Trasporti.
Per gli inquirenti si tratta di “un articolato sistema corruttivo”. Secondo l’accusa sarebbe stato proprio Incalza, definito “potentissimo dirigente” del ministero dei Lavori Pubblici, dove è rimasto per 14 anni, attraversando sette governi fino all’attuale, il principale artefice del “sistema corruttivo”. Sarebbe stato lui, in particolare, in qualità di ‘dominus’ della Struttura tecnica di missione del ministero dei Lavori pubblici, ad organizzare l’illecita gestione degli appalti delle Grandi opere, con il diretto contributo di Perotti, cui veniva spesso affidata la direzione dei lavori degli appalti incriminati. “Non ho mai chiesto all’ingegner Perotti né a chicchessia di far lavorare mio figlio. Non è nel mio costume e sarebbe un comportamento che riterrei profondamente sbagliato”. E’ quanto ha dichiarato il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi in una nota, precisando che il figlio lavora a New York dai primi di marzo.
Nel mirino dell’organizzazione c’erano tutte le principali Grandi opere, in particolare gli appalti relativi alla Tav e alcuni riguardanti l’Expo, ma non solo. Le indagini, coordinate dalla procura di Firenze, sarebbero partite dagli appalti per l’Alta velocità nel nodo fiorentino e per il sotto-attraversamento della città. Da lì poi l’inchiesta si è allargata a tutte le più importanti tratte dell’Alta velocità del centro-nord Italia e agli altri appalti.
