L’appuntamento in piazza Barberini a Roma segna una chiara opposizione alla politica di guerra europea
Sabato 15 marzo, a Roma, si terrà una manifestazione in piazza Barberini, un appuntamento che segnerà un momento di resistenza contro il riarmo e la guerra. Questa piazza rappresenta una voce di chi si oppone fermamente al piano di riarmo che sta emergendo a livello europeo, una piazza di chi rifiuta l’economia di guerra e le logiche che alimentano il conflitto, e un luogo dove si riafferma la necessità di una politica di pace, giustizia sociale e diritti.
L’invito a partecipare arriva con forza da Giorgio Cremaschi, ex dirigente della FIOM CGIL ed esponente di Potere al Popolo, che in un intervento pubblicato sul quotidiano L’Unità, ha denunciato le ipocrisie e le contraddizioni che caratterizzano l’attuale scena politica italiana ed europea. Per Cremaschi, la manifestazione di sabato prossimo è l’occasione per una ribellione contro la folle corsa agli armamenti e contro una politica che, pur dichiarando di voler garantire la sicurezza, sta in realtà alimentando le tensioni globali e sacrificando il benessere della popolazione.
Cremaschi, infatti, critica duramente la scelta dei principali governi europei di investire ben 800 miliardi di euro in un piano di riarmo. Questo piano, che si giustifica con la necessità di “mostrare i muscoli” a Russia e Cina, è visto dall’autore come un errore gravissimo, destinato a portare ulteriore miseria e disuguaglianza. “Per i carri armati, i missili e i bombardieri la spesa sarà libera, mentre per gli ospedali, le scuole, le prestazioni dello stato sociale, i salari, l’austerità sarà più rigida di prima“, scrive Cremaschi, sottolineando la contraddizione di un’Europa che si prepara a finanziare la guerra, mentre stringe ancora di più la morsa dell’austerità sui settori vitali per la vita quotidiana.
Questa manifestazione contro il riarmo, che si terrà a Roma il 15 marzo, si oppone non solo alla spesa militare, ma anche alla deriva della politica europea che, pur facendo finta di essere indipendente da Trump, segue in realtà le sue imposizioni in materia di difesa. In questo contesto, la cosiddetta “maggioranza Ursula” – composta da diverse forze politiche europee – non è altro che un coro di voci che giustifica il riarmo come unica risposta alle sfide globali, ignorando le reali esigenze dei cittadini europei.
Cremaschi, nell’analizzare la situazione politica italiana, mette in evidenza come la maggior parte dei partiti italiani, pur dichiarandosi contro il riarmo, in realtà ne è in gran parte complice. “Meloni, Tajani, Prodi, Gentiloni, Calenda sono tutti d’accordo con il riarmo, ma fanno finta di avere ragioni diverse o opposte”, scrive l’autore, rilevando una spaventosa incoerenza tra le dichiarazioni pubbliche e le azioni politiche reali. Perfino i sindacati, come la CGIL, si trovano coinvolti in manifestazioni che, pur facendo riferimento a ideali di pace, finiscono per legittimare l’industria bellica e il programma di riarmo europeo.
Cremaschi non ha dubbi: l’Europa sta abbandonando i suoi principi fondanti di pace e solidarietà, e la manifestazione organizzata da La Repubblica a favore del riarmo non fa che rafforzare la logica della guerra. “La manifestazione organizzata da La Repubblica rafforzerà la destra in tutte le sue versioni, da quella esplicitamente guerrafondaia a quella che finge di opporsi al riarmo”, afferma Cremaschi. Il rischio, secondo lui, è che questa iniziativa contribuisca a spingere l’Europa e l’Italia verso una spirale di violenza e guerra che, come il passato ha già dimostrato, avrà gravi conseguenze per tutti.
In un momento così critico, il 15 marzo sarà quindi un’opportunità per contrastare questa visione bellicista. La piazza di Barberini non sarà solo una protesta contro il riarmo, ma una riaffermazione di valori come la pace, la giustizia sociale e la difesa dei diritti umani. Cremaschi invita chiunque condivida questi principi a unirsi alla manifestazione, “per dire basta al degrado della democrazia per viltà e opportunismo”, e per costruire un’alternativa che metta al centro le esigenze della popolazione, non le logiche di profitto legate all’industria bellica.
“Giù le armi e su i salari”, conclude Cremaschi, ricordando il celebre appello di Sandro Pertini, che chiedeva di svuotare gli arsenali e riempire i granai. Il suo messaggio è chiaro: l’Europa ha bisogno di cambiamento, di una politica che non alimenti la guerra, ma che promuova il benessere collettivo e la solidarietà.

