VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) approva il piano: meno impatto ambientale con una rimozione parziale
La rimozione della colmata a Bagnoli avverrà solo in parte, a seguito di un’analisi approfondita che ha portato alla decisione di procedere con una rimozione parziale, approvata dalla VIA (Valutazione di Impatto Ambientale). La VIA è un processo che valuta gli effetti di un progetto sull’ambiente, analizzando possibili impatti negativi sulla salute, sull’ecosistema e sull’ambiente circostante. Questo tipo di valutazione è obbligatoria per progetti che potrebbero avere un impatto significativo, come grandi opere di costruzione e bonifica. Nel caso specifico di Bagnoli, lo studio ha indicato che la rimozione totale della colmata avrebbe avuto un impatto ambientale maggiore rispetto a una rimozione parziale. Di conseguenza, si è deciso di lasciare una parte della colmata sigillata, in modo da ridurre al minimo i danni ambientali, ma allo stesso tempo garantire la realizzazione di piattaforme per attività acquatiche e l’accesso al mare, beneficiando così anche delle spiagge artificiali.
Il progetto di bonifica, che ha ottenuto il via libera dalla cabina di regia, prevede la rimozione di circa il 20% della colmata e la messa in sicurezza della parte rimanente. L’intervento complessivo è finanziato con 1,2 miliardi di euro, destinati alla bonifica dell’area marina e alla messa in sicurezza dei fondali e degli arenili. L’operazione si prevede possa concludersi tra il 2028 e il 2029, e si tratta di uno degli interventi di bonifica a mare più grandi mai realizzati in Europa. Durante questo processo, si terrà conto anche di un vulnus normativo europeo, che prevede l’introduzione di un nuovo modello per la gestione dell’inquinamento marino, sotto la vigilanza dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e dell’Istituto Superiore di Sanità.
La rimozione parziale della colmata permetterà inoltre di preservare manufatti storici presenti nell’area, destinati a usi pubblici, restituendo alla cittadinanza un’area che finora era stata inaccessibile. I lavori garantiranno anche le necessarie condizioni di sicurezza ambientale e sanitaria per i residenti e i visitatori della zona.
A causa del fenomeno bradisismico, che ha intensificato l’attività sismica nell’area dei Campi Flegrei, gran parte della zona di Bagnoli-Coroglio è stata inclusa nella “Zona di intervento”. Questa delimitazione è stata decisa per tutelare la sicurezza del territorio e delle infrastrutture. In questa ottica, la struttura commissariale ha avviato un confronto con il Commissario straordinario per i Campi Flegrei, Fulvio Maria Soccodato, e con il Dipartimento della Protezione Civile per adottare misure di mitigazione del rischio sismico e bradisismico durante le operazioni di rigenerazione urbana e risanamento ambientale.
Nel corso della Cabina di regia di oggi, il sindaco Gaetano Manfredi ha illustrato i dettagli del progetto definitivo, evidenziando la necessità di ridurre l’impatto ambientale e i tempi per la bonifica dell’area. Tra gli interventi previsti ci sono due misure chiave per migliorare la sicurezza e la viabilità: il primo consiste nella realizzazione di un sottopasso tra via Nuova Agnano e via Beccadelli, che consentirà di migliorare il collegamento con la Tangenziale e ridurre il traffico, decongestionando l’area e aumentando la fluidità dei flussi viari. Il secondo intervento prevede il recupero funzionale del Pontile Nord, con una manutenzione straordinaria che ne permetterà l’utilizzo come punto di attracco per evacuazioni via mare in caso di emergenza, aumentando così la resilienza dell’intera area.
Il piano di rigenerazione prevede dunque una serie di azioni che, oltre a migliorare la qualità ambientale, garantiranno maggiore sicurezza per la popolazione e restituiranno una parte significativa di Bagnoli alla città.
La mancanza di opposizione da parte dei comitati di lotta sul territorio riguardo al progetto di rimozione parziale della colmata di Bagnoli potrebbe suggerire che alcuni di questi gruppi siano diventati più consociativi, ossia interessati a entrare in dinamiche di collaborazione o co-gestione dell’area piuttosto che a mantenere una posizione di conflitto.
Questa evoluzione potrebbe essere legata all’aspirazione a ottenere un ruolo attivo nella gestione futura dell’area, in particolare in vista di eventuali interventi di riqualificazione e sviluppo. I comitati, infatti, potrebbero aver compreso che partecipare alla gestione dei progetti potrebbe offrire loro maggiore influenza sulle decisioni e sull’utilizzo del territorio, piuttosto che mantenere una linea dura di opposizione che rischierebbe di escluderli dai tavoli decisionali.
Red
