Dalla Campania le accuse sullo scippo dei fondi di coesione alla battaglia di trasparenza in Comune. Ecco cosa sta succedendo davvero sul litorale ex Ilva
Un miliardo e 200 milioni di euro. È questa la gigantesca cifra stanziata per il rilancio di Bagnoli. Una somma enorme che dovrebbe finalmente restituire al quartiere la sua dignità dopo decenni di inquinamento, ma che oggi si trova al centro di una bufera politica e amministrativa fatta di opacità, fondi sottratti e un sospetto: si sta davvero bonificando la terra o si stanno solo “tamponare” i veleni per fare spazio alle barche della Coppa America?
Per capire cosa sta succedendo bisogna unire tre tasselli fondamentali.
La denuncia: “Nessuno sa come vengono spesi i soldi”
Da tempo il consigliere comunale indipendente, Gennaro Esposito, chiede la massima trasparenza sull’uso di questi fondi. Con formali istanze e solleciti rivolti a Invitalia — il soggetto pubblico che gestisce materialmente i cantieri — il consigliere ha chiesto di sapere quali aziende stiano incassando i soldi, quanto costino i singoli interventi e con quali criteri vengano assegnati gli appalti.

La risposta? Un muro di gomma. Nonostante le normative sulla trasparenza impongano la pubblicità dei contratti pubblici, le informazioni dettagliate tardano ad arrivare. Un’anomalia grave, perché i consiglieri comunali hanno per legge il diritto e il dovere di controllare come si trasforma il proprio territorio.
Bonifica vera o “messa in sicurezza” per la Coppa America?
Il vero nodo tecnico risiede nella natura dei lavori. Per accogliere le regate dell’America’s Cup occorrono interventi rapidi: dragaggi dei fondali per far passare le imbarcazioni e coperture superficiali a terra per la logistica.
Il rischio denunciato dal consigliere Esposito, associazioni ambientali, comitati di lotta è che si stiano sprecando risorse per una semplice “messa in sicurezza temporanea” o emergenziale, anziché procedere con la bonifica integrale e definitiva del sito ex Ilva. Smuovere i fondali a mare in tutta fretta, senza aver prima risanato i sedimenti inquinati da un secolo di industria pesante, rischia persino di rimettere in circolo metalli pesanti e veleni. Il timore è chiaro: spenti i riflettori della festa sportiva, ai napoletani rimarrà la solita terra inquinata.
Lo scippo dei fondi e il cortocircuito del Sindaco-Commissario
A complicare il quadro c’è l’origine dei soldi. Quegli 1,2 miliardi provengono dai Fondi di Sviluppo e Coesione (FSC) spettanti alla Regione Campania: risorse pensate per ospedali, strade e trasporti di tutto il territorio, di fatto “blindate” dal Governo centrale per essere dirottate su Bagnoli.
Sullo sfondo resta un evidente cortocircuito istituzionale: il Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, è contemporaneamente anche il Commissario Straordinario di Governo per Bagnoli. Da Commissario ha i pieni poteri per ordinare a Invitalia di mostrare le carte e rendicontare ogni singolo euro. Da Sindaco ha il dovere di tutelare la salute pubblica e garantire la trasparenza verso il Consiglio Comunale e i cittadini.
Oggi la città chiede risposte semplici a domande chiare: i soldi di tutti noi servono a restituire il mare ai napoletani o a preparare una passerella di pochi giorni? E soprattutto, perché nascondere i conti?
Ciro Crescentini

