Oltre 200 sagome bianche in piazza Dante per i reporter uccisi dall’esercito israeliano: “Ridare voce a chi l’ha persa”
Oltre duecento sagome bianche tracciate sul pavimento di piazza Dante hanno trasformato il cuore della città in un luogo di memoria e denuncia. È il flash mob organizzato dalla rete Free Assange, a un anno dalla liberazione del giornalista australiano Julian Assange, fondatore di WikiLeaks. Ma stavolta il messaggio va oltre: punta i riflettori sul massacro silenzioso che si consuma a Gaza, dove più di 200 giornalisti hanno perso la vita durante l’offensiva militare israeliana.
“Ci sono ancora troppi giornalisti che non possono raccontare la verità – denunciano gli attivisti –. Alcuni sono rinchiusi in prigione, altri sono stati assassinati. Ricordarli non è solo un gesto simbolico, ma un dovere civile. Pretendere verità e giustizia è una responsabilità collettiva”
Le testimonianze raccolte sul campo, spiegano, parlano chiaro: attacchi mirati, redazioni colpite dai bombardamenti, reporter che hanno pagato con la vita il loro impegno per informare. “Abbiamo voluto ridare un nome, una storia, un volto a ciascuno di loro. Per questo abbiamo preparato piccoli cartelli con il nome e la data di morte di ogni giornalista caduto. Perché nessuno venga dimenticato”
Il gesto simbolico arriva in un momento in cui la libertà di stampa è sotto minaccia in molte parti del mondo, non solo nei contesti di guerra. “Il giornalismo indipendente è sotto assedio, e troppo spesso chi lo pratica è lasciato solo. O peggio, messo a tacere”
L’azione in piazza è un grido collettivo, un richiamo a non voltarsi dall’altra parte. In un’epoca in cui l’informazione è diventata terreno di scontro, ricordare chi ha dato la vita per raccontare i fatti è un atto politico, ma prima ancora, umano.
Red

