Potere al Popolo ed esponenti della sinistra radicale replicano al Campo Largo e alla solidarietà di Meloni: «Criminalizzano il dissenso per nascondere il flop di Piazza del Gesù»
Doveva essere la vetrina dell’alternativa, il palco della ritrovata sintonia tra i leader nazionali del centrosinistra uniti contro il governo Meloni. Si è trasformata, nel giro di pochi minuti, in una fotografia plastica della distanza che separa i palazzi della politica dalle tensioni sociali del capoluogo campano.
Le contestazioni subite ieri sera a Piazza del Gesù da Giuseppe Conte, Elly Schlein, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli non sono state solo un incidente di percorso, ma l’innesco di una durissima polemica politica che oggi vede la sinistra d’alternativa e i movimenti sociali replicare compatti alle accuse di “squadrismo” piovute dal centrosinistra.A dare fuoco alle polveri è una nota ufficiale diffusa in mattinata da Potere al Popolo, che risponde direttamente alle critiche e attacca frontalmente la gestione della città guidata dal sindaco Gaetano Manfredi.
Il flop della piazza e la realtà dei numeri
Il primo affondo dei movimenti contesta la partecipazione stessa all’evento, descritto come un fallimento di mobilitazione. Eloquente la nota diffusa da Potere al Popolo: «Stamattina ci siamo svegliati con un post di Giorgia Meloni contro di noi, e con tutta la galassia editoriale e social di centrosinistra che, dopo la contestazione di ieri al comizio del Campo Largo a Napoli, ci dà dei “fascisti” e degli “squadristi”. Ecco cosa è successo. Partiamo da un dato. A prescindere dalla nostra presenza in piazza, alla kermesse di ieri, alla presenza di tutti i leader nazionali del centrosinistra, avranno partecipato si e no 300 persone. Un flop clamoroso.»
Secondo gli attivisti di Potere al Popolo, la freddezza della piazza napoletana è la diretta conseguenza delle politiche locali attuate in questi anni: «D’altronde pensare che a Napoli, una città letteralmente devastata dalla Giunta Manfredi, in una regione governata da decenni con metodi clientelari dal Campo Largo, un comizio di piazza incontrasse un sentimento popolare favorevole, significa non avere alcun contatto con la realtà. Napoli è una città dove, proprio in questi giorni, 1.200 disoccupati che avrebbero dovuto iniziare un tirocinio dopo dieci anni di lotte sono stati lasciati a casa per l’incapacità dell’amministrazione comunale e del governo nazionale. Non è un caso che ad aprire la contestazione al palco siano stati proprio loro.»
Il dossier delle accuse: da Bagnoli al turismo selvaggio
La critica si sposta poi su temi caldi come l’emergenza abitativa, il lavoro e la gestione del territorio, in particolare l’infuocato dossier di Bagnoli, dove i movimenti vedono una sostanziale continuità tra la giunta comunale e l’esecutivo di Roma: «Una città dove il diritto alla casa viene sacrificato agli interessi di chi si arricchisce con i B&B, mentre l’amministrazione non fa nulla per regolamentare il turismo. Una città dove un intero quartiere è stato consegnato ai colossi dell’America’s Cup, rinunciando alla bonifica e al ripristino della linea di costa di Bagnoli. Dove chi ha inquinato non solo non paga, ma riceve appalti milionari.»
Il movimento rigetta con forza la patente di “antidemocratici”, richiamando la storia costituzionale e accusando Schlein e Conte di appiattirsi sulle posizioni della destra: «E invece Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli, Manfredi e Fico non rispondono nel merito. Preferiscono dare del fascista a chi li contesta, con buona pace di chi dice che ci hanno chiamati a intervenire sul palco come avevamo chiesto (una bufala bella e buona, come dimostrano i video in cui al massimo Conte afferma “ne parliamo di là”, cioè dietro i riflettori).
Dimenticano le parole di Pertini, che il fascismo lo aveva conosciuto e combattuto davvero: “Libero fischio in libera piazza. E cioè: la battaglia delle idee, le contestazioni, sono il sale della democrazia. E non a caso incassano la solidarietà di Meloni, con la quale sembrano condividere una concezione piuttosto singolare della democrazia, quella per cui il dissenso va criminalizzato.»
Il comunicato si chiude con un quesito che suona come una sfida aperta all’architettura stessa della coalizione progressista: «La domanda dunque è: come potete presentarvi come alternativa se sulle questioni decisive finite sempre per stare dalla stessa parte? In questo paese serve lavorare a una vera alternativa, con un progetto concreto e proiettato in avanti, che non faccia leva sulla paura, come fanno specularmente la destra e il centrosinistra, mai sui bisogni e le aspirazioni della maggioranza. Prima lo faremo, abbandonando il “menopeggismo”, prima cambieremo tutto.»
Le voci dei dissidenti: l’affondo di Paola Nugnes
A rincarare la dose sono le dichiarazioni di figure storiche della dissidenza a sinistra del PD. L’ex deputata del Movimento 5 Stelle, Paola Nugnes, analizza i motivi profondi di quella che definisce una reazione «legittima» della città, prendendo di mira in particolare il leader del suo ex partito, Giuseppe Conte: « Il Campo largo si interroga sulle contestazioni a Napoli(ma come con questo governo di destra destra …ci venite pure a contestare???) Forse, e dico forse perché non c’ero, essere nella città dove si è svenduto tutto. Cominciando con il “pacco per napoli” e passando da Napoli est a Bagnoli, con lo scempio ambientale e urbanistico che sta avvenendo contro tutte e tutti, con le cementificazioni e le privatizzazioni degli spazi pubblici, dell’acqua pubblica, senza partecipazione pubblica, dovuta per legge, senza ascolto alcuno per le contestazioni legittime, senza ascolto, dovuto, calpestando gli strumenti urbanistici della città, acquisiti, e le leggi ambientali dello Stato e poi la turistificazione e la gentrificazione senza limiti… forse, questo non è proprio il luogo adatto, il palcoscenico dove cercare consenso per questa formazione politica. Ma lo sapete quale spazio quel Conte ha saputo dare in parlamento quando si sono dovuti votare i decreti salvini? Quale spazio? Una frase: se voti contro sei fuori. E quando ha votato la fiducia per il governo draghi? E per 5 volte l’invio delle armi ? E quando e quando e quando… è un buffone. Io lo so, io lo so, ero lì, lo conosco, è un buffone:” venite a parlare…”»
La Nugnes punta poi l’indice contro lo smantellamento dei piani urbanistici storici di Bagnoli, parlando di un vero e proprio tradimento delle promesse fatte alla cittadinanza: «Il colpo di spugna che ha cancellato in un momento solo. Il piano regolatore generale, il pua il praru, la legge di stato che obbligava al ripristino della linea di costa e a togliere la colmata. La colmata di cemento sui veleni tombati che liscivano a mare, sostanze cancerogene… e bagno libero… La privatizzazione di un’area per i grandi yacht, il bluffare, mentire (è un must) su opere definite temporanee che si sapeva sarebbero state al 90% definitive, per sottrarsi alla VIA, la Valutazione di impatto ambientale. Il sottrarre un’aria che doveva essere bonificata e restituita ai cittadini per cederla agli interessi privati. Chi lo ha fatto questo prima?»
Solidarietà alla piazza: De Stasio e la Costituzione
Dalle istituzioni locali arriva anche la voce di Pino De Stasio, consigliere di municipalità, che sposta l’asse della discussione sul piano del diritto costituzionale, stigmatizzando la solidarietà espressa dalla Premier Meloni ai leader contestati: «La premier Meloni ha espresso solidarietà ai leader del cosiddetto “campo largo” contestati da alcuni gruppi e partiti politici a Piazza del Gesù, a Napoli. Io, invece, esprimo la mia solidarietà ai compagni e alle compagne che hanno esercitato il loro diritto di manifestare pacificamente. Il diritto di protesta, quando si svolge senza alcun atto di violenza, è tutelato dalla nostra Costituzione, agli articoli 17 e 21. Esprimo la mia piena vicinanza a chi ha legittimamente rivendicato le proprie idee, contestando chi, proprio qui a Napoli, con Manfredi e Fico, sta disattendendo quelle stesse istanze attraverso programmi consociativi con il governo Meloni. Bagnoli docet.»
L’analisi di Rifondazione: «Napoli è una polveriera»
A chiudere il cerchio delle critiche è l’analisi sociopolitica di Elena Coccia, segretaria di Rifondazione Comunista, che fotografa una città slegata dalle dinamiche dei partiti tradizionali, descrivendo un’amministrazione comunale in perenne affanno e incapace di incidere sulla quotidianità: «Ieri è andato in scena il vero distacco tra i nostri politici e la Città e i suoi bisogni. E non solo per la contestazione dei disoccupati , ma per la gente che ha partecipato ad un incontro dei maggiori vertici del centrosinistra. Non più di 300 persone a piazza del Gesù per un evento che voleva essere di apertura della campagna elettorale. Questo dimostra che neanche i rappresentanti locali dei tre partiti, PD 5SS e AVS hanno il polso della città, una città polveriera. Una polveriera cui ha fornito polvere il sindaco e l’ amministrazione di Napoli, Il pacco per Napoli, la questione Bagnoli, la questione Napoli Est, la questione Acqua Pubblica, la mancanza di ogni rapporto con la città del sindaco e degli assessori: in poche parole la mancanza di democrazia . Manfredi avrebbe forse dovuto informare che per mesi di seguito egli diserta il consiglio Comunale e che il consiglio comunale diserta le aule e due volte su tre il consiglio di scioglie per mancanza del numero legale. Manfredi avrebbe dovuto informare che se l’ amministrazione vuole che passi una delibera , deve ricorrere all aiutino del centrodestra»
Coccia passa poi in rassegna le contraddizioni dei singoli leader nazionali, richiamandoli a un bagno di realtà e a un cambio radicale di agenda, lontano dagli slogan nazionali e più vicino alle emergenze reali dei quartieri:
«Qualcuno doveva avvertire la Schlein che il problema principale della città non è il congedo parentale per i padri, ma il lavoro, quello vero, non nero. Che il problema dell’ abitare è legato alla svendita del patrimonio immobiliare, che la vivibilità della città è legata al governo della città. Qualcuno avrebbe dovuto avvertire Conte che la soppressione del reddito di solidarietà ha reso le persone e soprattutto le donne più schiave del lavoro nero. Qualcuno avrebbe dovuto avvertire tutti che a Napoli si spara nei quartieri non solo periferici e cercare di capire il perché, che cosa si muove in una città dove gli immobili storici vengono regalati all’ INVIMIT, dove le multinazionali acquistano interi immobili per farne alberghi lussuosi, dove i cittadini non hanno più un luogo dove riunirsi liberamente avendo messo tutto “a reddito”.»
La chiosa della segretaria di Rifondazione è un invito perentorio che suona come un monito per i prossimi appuntamenti elettorali della coalizione:
«Allora prima di altre frustranti eventi, girate per la città, possibilmente a piedi. Andate nelle periferie, ma anche al centro storico, parlate con la gente. E poi fate il comizio.»
La serata di Piazza del Gesù lascia così sul campo un interrogativo politico non più eludibile per il Campo Largo: per battere la destra di governo, basta sommare le sigle dei partiti o serve prima ricucire la frattura con un elettorato periferico e sociale che non si sente più rappresentato? Napoli, da sempre laboratorio politico del Paese, ha inviato il suo segnale. Spetta ora ai leader nazionali decidere se ascoltarlo o continuare a rubricarlo come semplice “squadrismo”.
Ciro Crescentini

