Ricostruite le ultime ore prima del drammatico ritrovamento nel Salernitano
Il corpo completamente carbonizzato rinvenuto nella notte a Eboli, in un terreno agricolo isolato tra la Statale 7 bis e via Contrada Bivio Cioffi, appartiene a Luigi Esposito, 53 anni. Conosciuto da tutti come Luca Esposito, era un noto giornalista pubblicista salernitano, direttore del sito sportivo Tuttosalernitana.com e collaboratore del quotidiano La Città e dell’emittente Ottochannel.
L’allarme è scattato quando i vigili del fuoco sono intervenuti per domare un incendio di sterpaglie lungo una strada interpoderale: tra la vegetazione bruciata è emerso il cadavere, inizialmente irriconoscibile persino nel sesso. La svolta è arrivata poco dopo, quando gli investigatori hanno rintracciato nelle vicinanze l’auto della vittima.
La Procura di Salerno ha subito aperto un’inchiesta per omicidio: secondo la prima ricostruzione dei carabinieri, coordinati dal procuratore Raffaele Cantone e dal pm Alessandro Di Vico, Luigi Esposito è stato ucciso a colpi di pistola e successivamente il suo corpo è stato cosparso di liquido infiammabile e dato alle fiamme nel tentativo di cancellare ogni traccia e impedirne l’identificazione.
Smentita intanto la prima indiscrezione che parlava di un suo impiego all’Arpac: l’Agenzia regionale per la Protezione Ambientale ha chiarito con una nota ufficiale l’assoluta estraneità della vittima all’ente, esprimendo profondo cordoglio alla famiglia.
Le indagini si concentrano ora sulla ricostruzione delle ultime ore di vita del cinquantatreenne, il cui ultimo contatto noto risale a venerdì sera. Sul luogo del delitto i militari della Sezione investigazioni scientifiche di Salerno hanno effettuato accurati rilievi alla ricerca di tracce biologiche e hanno recuperato alcuni bossoli, confermando l’ipotesi dell’esecuzione. Un ruolo centrale sarà affidato all’autopsia, che dovrà stabilire con esattezza se il decesso sia avvenuto prima del rogo.
Restano da chiarire i contorni del movente. Luigi Esposito, laureato in Biologia e in Lettere, si occupava esclusivamente di calcio locale e non aveva mai firmato inchieste di cronaca nera o giudiziaria, un fattore che spinge gli inquirenti a escludere la pista della criminalità organizzata.
Sebbene fosse noto per le sue posizioni sportive controcorrente, capaci di accendere animate polemiche con le frange di tifosi, gli investigatori reputano improbabile che una disputa calcistica possa essere degenerata in un delitto così efferato. I carabinieri stanno ascoltando colleghi, amici e conoscenti – tra cui Pierluigi Melillo, direttore di OttoChannel – per scansionare la sua rete di relazioni personali e private, alla ricerca della verità.

