Il premio per anni di genuflessione al potere e boicottaggio dei diritti dei lavoratori.
La Cisl predica autonomia e indipendenza. A parole. Nei fatti, è da sempre il sindacato più filo-governativo del panorama italiano. E oggi raccoglie i frutti della sua fedeltà: l’ex segretario generale Luigi Sbarra è stato nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche per il Sud. Una poltrona assegnata direttamente da Giorgia Meloni, come gesto di riconoscenza verso chi, in questi anni, ha garantito sostegno pieno e silenzio complice sulle scelte più antisociali dell’esecutivo.
Il governo premia così un alleato di fatto. Altro che indipendenza: la Cisl ha smesso da tempo di rappresentare i lavoratori, per diventare un attore politico organico alla destra di governo. La nomina di Sbarra non è solo un’operazione di potere. È l’ufficializzazione di un progetto: trasformare la Cisl nel braccio sindacale del centrodestra.
Il grande inganno dell’autonomia
Per anni la Cisl ha rivendicato una presunta neutralità politica, posizionandosi come sindacato “responsabile”, “dialogante”, “autonomo”. In realtà, è stata la stampella perfetta per ogni governo, di qualsiasi colore, purché disponibile a offrirle spazi di potere e visibilità.
Oggi, con il salto diretto nell’esecutivo Meloni, si tocca l’apice di questa lunga marcia verso l’integrazione nel sistema. Un sistema che umilia i lavoratori, smantella i diritti, e che ora si serve della Cisl per sedare ogni protesta sociale.
Sbarra, il no al salario minimo e il sì alla poltrona
Sbarra è lo stesso che, due anni fa, si schierava con forza contro il salario minimo legale, una battaglia di civiltà per milioni di lavoratrici e lavoratori poveri. Oggi, con tempismo chirurgico, arriva il “premio”. Nessuna sorpresa: lo avevamo detto, lo stanno facendo.
La sua nomina è un messaggio chiarissimo: chi serve il governo, riceve in cambio incarichi e potere.
Il progetto: diventare il primo sindacato, col sostegno del potere
Ma dietro questa operazione non c’è solo riconoscenza politica. C’è un disegno strategico preciso. La Cisl punta a diventare il primo sindacato italiano, non con la forza delle mobilitazioni o del consenso nei luoghi di lavoro, ma attraverso un’abile operazione di accaparramento.
Vuole inglobare sindacati autonomi, stringere alleanze con ordini professionali, consulenti del lavoro, commercialisti, e rafforzare il proprio legame con il blocco economico-sociale che ruota attorno al centrodestra. È un patto trasversale, in pieno stile confindustriale: meno conflitto, più poltrone. Meno diritti, più gestione. Meno rappresentanza, più affari.
Un sindacato che frena, non guida
La Cisl, così com’è oggi, è una zavorra per qualsiasi idea di unità sindacale. Non rappresenta un baluardo di garanzia per i lavoratori, ma un ostacolo alla loro autodifesa. Un sindacato che chiede di aspettare, di moderare, di non disturbare il manovratore.
L’unità sindacale è un valore solo se serve a costruire conflitto. Non quando serve a garantire la pace sociale utile a chi governa. E quando un sindacato viene cooptato nei palazzi, ogni parola sulla difesa dei lavoratori perde di significato.
Svenduti per una poltrona
Dopo i volantini per spingere all’astensione ai referendum sul lavoro, dopo l’opposizione al salario minimo, dopo anni di retorica sulla “collaborazione istituzionale”, arriva il bottino: la Cisl conquista un posto nel governo. Si sono venduti? No, si sono svenduti. E lo hanno fatto da tempo.
Le reazioni: “Un premio per il tradimento dei lavoratori”
Immediate e dure le reazioni dal fronte dell’opposizione parlamentare e sindacale. Arturo Scotto, deputato PD e capogruppo in commissione Lavoro, afferma: “Leggo che l’ex segretario della Cisl entrerà nel governo Meloni come sottosegretario al Sud. Tanti auguri. Ora forse è più chiaro il motivo per cui si schierò con forza per il no al salario minimo due anni fa”.
Sulla stessa linea Franco Mari, capogruppo di AVS nella stessa commissione:“Ci avremmo scommesso. La nomina di Sbarra non ci meraviglia affatto. È in perfetta continuità con il ruolo di sostegno al governo Meloni avuto fino ad oggi”.
Chiara Appendino, deputata e vicepresidente del M5S, attacca duramente: “La nomina dell’ex leader Cisl Sbarra a sottosegretario al Sud è sconcertante. Un premio fedeltà per la connivenza a un Governo che sta passando nel tritatutto i diritti dei lavoratori. Dopo anni di allenamento siamo certi che eseguirà alla lettera gli ordini di Giorgia Meloni”.
Ciro Crescentini

