Bancarotta e riciclaggio, 10 arresti per crac Impresa: torna dentro Vincenzo Maria Greco

L’indagine sulla amministrazione straordinaria della società di costruzioni specializzata nella progettazione e realizzazione di grandi infrastrutture. Al centro ‘o professor, già protagonista ai tempi della prima Repubblica. I pm romani contestano un buco da centinaia di milioni ed anche il reato di ricettazione

Le indagini della guardia di finanza hanno riguardato l’amministrazione straordinaria della Impresa spa, società di costruzioni specializzata nella progettazione e realizzazione di grandi infrastrutture in Italia e nel mondo, tra le quali importanti segmenti della metropolitana di Napoli, Genova e Milano, alcune tratte autostradali appaltate da Anas e Autostrade per l’Italia oltre a lavori su aeroporti e strutture sanitarie. Bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale, ricettazione e riciclaggio sono le accuse rivolte dalla procura di Roma ai 10 indagati arrestati stamattina dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma. Tra loro gli imprenditori Raffaele Raiola e Vincenzo Maria Greco. L’ingegner Greco, detto “‘o professor” è noto alle cronache giudiziarie per essere rimasto coinvolto in numerose inchieste, tra cui quelle legate a tangentopoli, ma senza condanne. Secondo gli inquirenti Greco e Raiola avevano un ruolo determinante nella mala gestio di Impresa che ha provocato un dissesto finanziario rilevantissimo con oltre 80 milioni di debiti verso l’Erario per mancato versamento di imposte e contributi nonché un deficit fallimentare ammesso al passivo per oltre 440 milioni di euro. Per le 4 società in amministrazione controllata sono stati accertati complessivamente debiti per oltre 700 milioni euro. Raggiunte dal provvedimento cautelare altre otto persone. Gli indagati sono tutti accusati, a vario titolo, dei medesimi reati ascritti ai due imprenditori al centro dell’inchiesta. In tutto, nel registro della procura sono state iscritte 32 persone. Le indagini, avviate nel 2013, si sono svolte tramite in intercettazioni telefoniche ed ambientali, perquisizioni locali, attività di osservazione e pedinamento, rilevamenti contabili nonchécomplesse indagini finanziarie.

 

TUTTI GLI ARRESTATI – Questi i nomi degli arrestati finiti in carcere, tutti nomi noti dell’imprenditoria e dell’editoria napoletana: Domenico Chieffo, Michele Parisi, Francesco Ruscigno, Alessandro Parisi. Ai domiciliari invece finiscono: Ludovico Greco, Maria Grazia Greco, Maurizio De Lieto, Massimo De Lieto (attualmente all’estero).

 

L’INDAGINE: “I SOLDI DELL’AZIENDA PER VILLE A CORTINA E JET PRIVATI” – Gli investigatori delle fiamme gialle avrebbero individuato “ingegnose operazioni e schemi contrattuali artatamente predisposti  – si legge nell’ordinanza cautelare – per consentire illecite distrazioni patrimoniali in danno di Impresa Spa ed a favore degli amministratori, per un valore complessivo di oltre 25 milioni di euro”. Operazioni ideate dagli indagati “per svuotare sistematicamente il patrimonio aziendale“. Secondo gli inquirenti l’opera di “spoliazione” della società sarebbe stata realizzata inizialmente con alcune cessioni di credito effettuate ad un prezzo irrisorio da Impresa Spa verso società riconducibili agli indagati, “al solo fine di canalizzare ingenti risorse finanziarie nei patrimoni personali degli imprenditori oggi arrestati”. Un credito di 10,8 milioni di euro, ad esempio, è stato ceduto al prezzo nettamente inferiore di euro 2,1 milioni di euro, con una perdita di 8,7 milioni di euro. Dopo l’operazione, parte delle somme corrisposte sarebbero rientrate nel patrimonio degli indagati mediante finanziamenti a società riconducibili agli stessi.

E i soldi dell’azienda dove sarebbero finiti? Ville a Cortina e jet privati, appartamenti e stipendi per centinaia di migliaia di euro ai figli senza che questi abbiano mai messo piede in azienda, auto di lusso e opere d’arte. Questo il quadro che emerge dall’inchiesta. “I soci occulti e gestori di Impresa hanno utilizzato la società – scrive il Gip di Roma Donatella Pavone – unicamente come strumento per un illecito e sempre maggiore arricchimento personale, in spregio alle più elementari norme di gestione e di salvaguardia dei creditori e dei dipendenti e, infine, ne hanno determinato il tracollo”.

“Sono state effettuate – sostengono le fiamme gialle – operazioni prive di qualunque utilità economica, al solo fine di far rientrare i fondi spogliati alla società nei conti personali degli indagati. Un vero e proprio furto ai danni della società”. Quando nel 2013 Impresa è stata ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria, la guardia di finanza ha accertato che l’85% della società era intestata a ‘Liguria costruzioni’, a sua volta controllata per il 50% da Raffaele Raiola e per il restante 50% dalla Malou1 srl, il cui capitale sociale era equamente diviso tra i figli di Vincenzo Greco, Ludovico e Mariagrazia. Raiola è stato l’amministratore dal 2005 al 2013 e, scrive il Gip nell’ordinanza che ha disposto il carcere, pur con uno stipendio da 1,3 milioni si sarebbe appropriato di almeno mezzo milione, reinvestito nell’acquisto di una villa a Cortina del valore di 4 milioni.

Ma non solo: con i soldi della società avrebbe pagato La Ghibellina, una barca di lusso, una Aston Martin, un aereo privato per raggiungere la perla delle Dolomiti d’inverno e Panarea d’estate, il contratto d’affitto di un’abitazione a Roma da 90mila euro l’anno. Carcere anche per Vincenzo Greco, ‘o professore’. Nome di peso nelle inchieste sulla prima Repubblica, un arresto per la vicenda del gruppo Epolis – finanziato con i soldi distratti a Impresa -, utilizzava l’hotel Vesuvio di Napoli come ufficio per ricevere. ‘O professore non rivestiva alcuna carica societaria ma dava disposizioni su ogni atto da compiere. “Deve considerarsi un dominus occulto della società” scrive il gip. E’ lui afferma un’intercettazione: “Io insieme a Raiola…avevamo fatto quella società…che si chiama Impresa.. ho avuto un ruolo ma ovviamente…diciamo così…non ero io…”. A figurare erano i figli di Greco.

Nei loro confronti il Gip ha disposto gli arresti domiciliari: assunti entrambi in Impresa nel 2003 con uno stipendio iniziale di 60mila euro poi lievitato fino a 210mila euro per Ludovico e 150mila per Mariagrazia (più bonus mensili tra gli 8mila e i 5mila euro), i due avrebbero accumulato fino al 2013 1,3 milioni e 966mila euro. Senza fare alcunché, come sostiene Raiola con i pm: “I figli di Greco con Impresa non c’entrano niente e non se ne sono mai occupati. Hanno avuto la retribuzione senza effettuare alcuna prestazione”. “Ludovico Greco – scrive il gip – non ha svolto alcuna attività professionale..e anzi ha curato unicamente i propri interessi…quali varie compravendite immobiliari e l’organizzazione di serate mondane presso la propria abitazione, con degustazione di vini e sigari di pregio”.

Mariagrazia Greco invece si dedicava “alla cucina e alla pasticceria”. Parlando col padre a telefono subito dopo aver ricevuto un avviso di garanzia, la donna è preoccupata: “Marco (il marito, ndr) me l’ha detto fin dall’inizio che questa cosa non si può fare…l’importante è che non mi condannano, numero uno, e che posso andare avanti con le mie cose del ristorante…no papà, non è che ce l’ho con te, ti devo dire la verità…non è che mi fai passare un guaio….perché io sono una che nella vita deve fare i dolci, quindi capisci che per me questa cosa è tanto di più lontana da me possa esistere, un concorso in bancarotta, non so manco che significa in italiano”. Ora glielo spiegheranno.

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