Ordini di servizio per chi non firma le conciliazioni. L’azienda continua a perdere cause e a spendere soldi pubblici.
Cinque audio WhatsApp attribuiti a una sindacalista della CGIL in Napoli Servizi stanno scuotendo i dipendenti: la sindacalista dichiara il proprio “dispiacere” per le lavoratrici trasferite dalle mansioni di assistenza agli alunni disabili a quelle di guardiania.
Ma la contraddizione è evidente: la stessa sindacalista ha sottoscritto l’accordo sindacale che impone trasferimenti, demansionamenti e conciliazioni vincolanti. Le parole dolci dell’audio si scontrano con la realtà dura dei turni festivi, domenicali e estivi, e con il peso della conciliazione.
Conciliazione uguale scelta forzata e rinuncia ai diritti. Nel messaggio si afferma che chi aderirà alla conciliazione “avrà un percorso diverso”. Secondo i lavoratori, firmare significa restare nelle scuole come bidelle o assistenti, ma rinunciare a qualsiasi causa legale e contenzioso in corso, comprese sentenze già favorevoli.
Chi non firma, invece, viene trasferito forzatamente alle postazioni di guardiania, con turni gravosi, festivi e notturni. In pratica: la conciliazione diventa uno strumento di pressione mascherata da empatia, dove la scelta è tra sicurezza lavorativa con rinuncia ai diritti o trasferimento punitivo.
Lavoratrici vincitrici delle cause sotto pressione. Proprio le lavoratrici che hanno vinto le cause di lavoro, ottenendo sentenze favorevoli della Corte di Cassazione, del Tribunale del Lavoro e della Corte di Appello, sono quelle più attenzionate dai sindacalisti filo-aziendalisti e complici. L’obiettivo è convincerle a firmare le conciliazioni e a chiudere definitivamente con il passato, nonostante le vittorie legali già ottenute.
Tutte le lavoratrici sono difese dall’avvocato Giuliana Quattromini. Le sentenze hanno inoltre evidenziato i condizionamenti subiti quando furono costrette a firmare i verbali di conciliazione per i passaggi da Napoli Sociale a Napoli Servizi.
Nonostante le continue cause perse in Tribunale o in Cassazione, l’azienda continua a spendere ingenti somme per gli avvocati aziendali.
L’azienda a titolo di cronaca ha perso anche una querela temeraria contro il Desk, Quotidiano Indipendente. Secondo alcuni osservatori, un intervento della Corte dei Conti sarebbe opportuno per verificare l’uso di fondi pubblici per ricorrere in appello e in Cassazione e puntualmente perdere.
Demansionamenti e trasferimenti coatti: un attacco ai diritti. Circa 90 dipendenti provenienti da Napoli Sociale sono stati trasferiti forzatamente in postazioni di guardiania. Molti di loro finora hanno assistito alunni disabili e svolto compiti di bidelleria: oggi sono costretti a mansioni completamente estranee, con ritmi pesanti e turni gravosi. Per i lavoratori non si tratta di un semplice cambio di mansione: è un atto vessatorio finalizzato a piegare la loro resistenza e favorire la conciliazione.
Favoritismi e interinali: l’azienda come feudo elettorale. Parallelamente, Napoli Servizi ha assunto circa venti persone tramite agenzie interinali senza criteri chiari. Secondo alcune indiscrezioni, tra loro ci sarebbero parenti di sindacalisti e politici, alimentando accuse di clientelismo e nepotismo. Un quadro che rafforza l’idea che l’azienda sia gestita più come un feudo elettorale che come una partecipata pubblica.
Silenzio assordante delle istituzioni. Nonostante la gravità della situazione, il sindaco Gaetano Manfredi e i consiglieri comunali e regionali dipendenti della partecipata restano in silenzio. Un silenzio che, secondo i lavoratori, legittima pratiche contrarie all’etica pubblica e ai diritti dei dipendenti.
Sindacati sotto accusa: consociativismo e ipocrisia. I due audio mostrano una contraddizione evidente: la sindacalista Cgil esprime dispiacere ma ha firmato l’accordo e avallato trasferimenti e conciliazioni condizionate, legittimando le scelte dell’azienda. Secondo i lavoratori, questo comportamento rappresenta consociativismo, dove il sindacato diventa alleato dell’azienda invece che difensore dei diritti.
Le lavoratrici oggetto di ordini di servizio. Sono proprio le lavoratrici che si rifiutano di firmare le conciliazioni e rischiano di essere rimosse dalle scuole e assegnate ai turni di guardiania a trovarsi accanto la sindacalista che si “duole” ipocritamente dei loro turni. Domanda per la sindacalista della Cgil: non hai firmato tu gli accordi che oggi difendi a parole?
Napoli Servizi e la responsabilità pubblica. Napoli Servizi, come società partecipata dal Comune, dovrebbe incarnare legalità, trasparenza ed etica, proteggere i lavoratori e garantire servizi alla cittadinanza. Invece, tra demansionamenti, trasferimenti coatti, conciliazioni forzate, sentenze ignorate e favoritismi politici, emerge un quadro inquietante: l’azienda appare gestita come un centro di potere più che come servizio pubblico.
I CINQUE audio circolati – arrivati alla redazione de Il Desk, Quotidiano Indipendente – non sono semplici messaggi interni: sono una fotografia impietosa delle contraddizioni tra parole e azioni, tra sindacato e azienda, e un campanello d’allarme sullo stato della gestione pubblica a Napoli.
Ciro Crescentini

