La missione per Gaza rifiuta la deviazione verso Cipro. “Bloccarci significa accettare il controllo illegittimo di Israele sul mare”
Dopo giorni di attesa forzata al largo di Creta a causa di un guasto tecnico, la Global Sumud Flotilla si prepara a salpare per la sua tappa finale: le acque di fronte alla Striscia di Gaza, portando aiuti umanitari e lanciando un messaggio politico forte contro il blocco navale imposto da Israele.
Nonostante l’invito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a non mettere “a rischio l’incolumità” dell’equipaggio, i partecipanti italiani e internazionali della Flottiglia confermano la volontà di proseguire. La portavoce italiana, Maria Elena Delia, ha spiegato in un videomessaggio:
“Non possiamo accettare la proposta di scaricare gli aiuti a Cipro. Ci viene chiesto di deviare rotta per evitare un’aggressione militare illegale in acque internazionali. È come dire: se vi volete salvare, scansatevi. Ma navigare in acque internazionali non è un crimine. Israele non ha alcun diritto di esercitare giurisdizione marittima di fronte a Gaza”. Anche l’altra portavoce, Simona Moscarelli, ha ribadito: “Il nostro obiettivo non è solo portare aiuti: è un atto politico. Vogliamo aprire un corridoio umanitario stabile e rompere il blocco. Vogliamo che il genocidio finisca”.
Significativo il commento di Giuliano Granato portavoce di Potere al Popolo: “dopo lo sciopero del 22 stiamo assistendo a un balletto di dichiarazioni dei politici italiani volte a fare desistere Global Sumud Flotilla dal portare avanti la sua missione. Meloni, Crosetto, il Pd, il 5 Stelle e ora persino Mattarella. Pur di non litigare con Israele, pur di restare a guardare mentre Israele commette un genocidio, tutti hanno chiesto alla Flotilla di scansarsi. Caro Mattarella, l’unica cosa che, nel nome della Costituzione italiana, dovete fare, è costringere il governo italiano a isolare Israele, così come previsto dalla Convenzione sul Genocidio e dal diritto internazionale. La Flotilla proseguirà la sua missione, che è quella di rompere il blocco illegale di Israele di Gaza (che va avanti dal 2007) e fare entrare cibo e aiuti per la popolazione palestinese di Gaza. Noi, equipaggio di terra, la proteggeremo, con ogni mezzo necessario“
Il silenzio istituzionale e la posizione del Colle
Mentre la Flotilla invoca il diritto internazionale e punta a rompere un blocco che le Nazioni Unite hanno più volte definito illegittimo, l’intervento del presidente Mattarella — che ha definito “di valore” la missione ma ha invitato a ritirarsi per motivi di sicurezza — è stato accolto con delusione da attivisti e osservatori.
le acque davanti a Gaza non sono israeliane, bensì palestinesi. Nessun trattato internazionale, riconosce a Israele giurisdizione su quel tratto di mare. L’imposizione del blocco navale è infatti una violazione del diritto internazionale.
Un eventuale attacco israeliano a una nave della Flottiglia — soprattutto se battente bandiera italiana — sarebbe da considerarsi un atto di guerra contro il nostro Paese. Le istituzioni italiane, fino ad ora, non hanno preso posizione chiara in merito.
La risposta dalla piazza e dai sindacati
Nel frattempo, la mobilitazione cresce anche in Italia. L’USB, promotore degli scioperi per Gaza del 22 settembre, ha lanciato una mobilitazione permanente in cento piazze italiane, culminando in una manifestazione nazionale prevista per sabato 4 ottobre. Il sindacato ha dichiarato che in caso di attacco alla Flottiglia, è pronto a proclamare lo sciopero generale.
Anche la CGIL, attraverso il segretario generale Maurizio Landini, ha espresso sostegno: “Se la Flottiglia viene sequestrata o aggredita, siamo pronti allo sciopero generale. È una questione di umanità, non di parte. Non dobbiamo entrare in guerra con Israele, ma esercitare la massima pressione diplomatica. Il governo italiano deve interrompere le relazioni con Israele e riconoscere lo Stato palestinese”.
In risposta, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha dichiarato di “stringere i ranghi” in vista di possibili tensioni nelle piazze italiane, criticando la posizione di Landini e l’eventualità dello sciopero generale.
Israele, Palestina e la responsabilità italiana
L’azione della Flottiglia non è solo un gesto simbolico: è una denuncia diretta alla complicità internazionale che permette a Israele di continuare indisturbato il suo assedio. Mentre Netanyahu, Ben Gvir e Smotrich portano avanti una politica di repressione brutale, la comunità internazionale resta in larga parte silente o accondiscendente. Il movimento che sostiene la Flottiglia vuole invece spezzare il silenzio: non solo invocando aiuti umanitari, ma rivendicando giustizia, diritti, autodeterminazione per il popolo palestinese.
E mentre la politica italiana appare incerta, divisa tra prudenza diplomatica e timore di incrinare i rapporti con Israele, la società civile — sindacati, associazioni, cittadini — si prepara a scendere in piazza, riaffermando che la pace, la libertà e la democrazia passano anche da qui.
Ciro Crescentini
