Mobilitazione permanente in cento piazze italiane. Il 4 ottobre grande corteo a Roma.
Tra l’indifferenza del governo italiano e di una parte significativa della classe dirigente, c’è chi ha scelto di non tacere e di non voltarsi dall’altra parte. La CGIL e l’USB, con coraggio e coerenza, hanno risposto all’appello della storia: basta silenzi, basta complicità. È tempo di mobilitazione, è tempo di sciopero generale.
Di fronte alla tragedia di Gaza, al genocidio in corso, alla brutalità di un assedio che priva milioni di esseri umani di acqua, cibo, cure e speranza, le parole non bastano più. Occorrono azioni forti, visibili, collettive. E le giornate di mobilitazione iniziate il 22 settembre, proseguite negli aeroporti, nelle piazze e ora nelle occupazioni simboliche di decine di città italiane, indicano una strada precisa: bloccare tutto, per fermare il massacro.
Un’Italia che si muove. Uno sciopero che cresce.
Dal settore del trasporto aereo, con la mobilitazione lanciata dalla CUB e sostenuta da USB, ai presidi permanenti nelle grandi città, passando per le occupazioni simboliche della Cargo City di Malpensa e di Piazza dei Cinquecento a Roma, la risposta popolare si allarga.
Le piazze italiane si stanno trasformando in luoghi di resistenza, memoria e solidarietà. “Cento piazze per Gaza”, la campagna lanciata da USB insieme al Global Movement for Gaza, l’Udap, la comunità palestinese in Italia e gli studenti palestinesi, è solo l’inizio. Da oggi e fino al corteo nazionale del 4 ottobre a Roma, la mobilitazione sarà permanente.
La voce di chi lavora, di chi studia, di chi si rifiuta di essere complice, sta rompendo il muro del silenzio. E lo fa anche a rischio di intimidazioni: come quella ricevuta da USB da parte della Commissione di Garanzia, che ha chiesto la revoca dello sciopero per motivazioni politiche. Ma nessuno ha intenzione di fare un passo indietro: “Non ci lasceremo intimidire. Le persone sono già oltre”, ha dichiarato l’Unione Sindacale di Base. E il messaggio è chiaro: questa è una lotta per la giustizia, non un atto simbolico.
CISL e UIL: il coraggio che non c’è
Mentre la CGIL e l’USB chiamano alla mobilitazione, la CISL e la UIL ancora una volta scelgono di defilarsi. Lo fanno mascherando la passività come “prudenza”, evocando la sicurezza degli equipaggi della Flotilla o affidandosi alle parole del Capo dello Stato. Ma la verità è che davanti a un genocidio, la neutralità non è altro che complicità.
Raccolte fondi, comunicati soft e un generico “sostegno alla pace” non bastano più. Non bastano da mesi. Non bastano di fronte all’uso dei porti e degli aeroporti italiani per il transito di materiale bellico. Non bastano davanti al massacro deliberato di civili, bambini, medici, giornalisti. È troppo tardi per i distinguo. È tempo di scegliere da che parte stare.
Voci forti: Landini e De Luca, chiarezza senza ambiguità
Il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, è stato netto: “Siamo pronti allo sciopero generale se la Flotilla viene bloccata, se ci sarà un nuovo attacco. Dobbiamo fermare il governo Netanyahu e riconoscere lo Stato palestinese”. Landini ha denunciato la gravità dell’atteggiamento del governo italiano, che invece di favorire la pace, criminalizza chi prova a far arrivare gli aiuti umanitari.
Anche Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, ha rotto il silenzio istituzionale con parole chiare: “Israele vuole farli morire di fame e di sete. Siamo alla barbarie totale. La Flotilla cerca di svegliare le coscienze”. Una posizione netta, coraggiosa, che sbugiarda il conformismo morale di troppe voci della politica.
Cento piazze per Gaza: la resistenza si fa spazio pubblico
Roma, Genova, Napoli, Milano, Pisa, Firenze: le piazze diventano accampamenti permanenti. Non solo presidi, ma luoghi di elaborazione politica, arte, solidarietà e azione diretta. Arci Roma, insieme a decine di associazioni, ha aderito alla mobilitazione permanente. “Le politiche genocide dello Stato di Israele sono sotto gli occhi di tutti. Siamo in piazza per denunciare anche la complicità del governo italiano e delle democrazie occidentali“, ha dichiarato Vito Scalisi, presidente di Arci Roma.
Il messaggio è chiaro: non è solo un’iniziativa per Gaza. È una battaglia per l’umanità. Per una politica estera degna. Per i diritti dei lavoratori, contro la spesa militare, per un futuro di giustizia globale.
Bloccare tutto. Per Gaza. Per la dignità. Per tutti.
Lo sciopero generale non è più un’ipotesi. È già in atto. E cresce ogni giorno. Chi oggi si oppone a questa mobilitazione, chi la ridicolizza o la minimizza, si pone fuori dalla storia. Non esistono mezze misure davanti all’orrore. Chi tace, acconsente. Chi resta neutrale, si schiera con il più forte. USB e CGIL stanno indicando una strada. Le piazze la stanno percorrendo. E il 4 ottobre, a Roma, sarà un punto di svolta.
Per Gaza, per la Palestina, per la pace, per il diritto alla vita.
Perché oggi, l’unico vero atto di solidarietà è la lotta. E l’unico messaggio possibile è: non un passo indietro.
Ciro Crescentini

