Pianodardine, l’arte ritrovata

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Ho avuto il privilegio di conoscere Pantaleone al Circolo della Stampa di Avellino, ad agosto 2021, in occasione dell’inaugurazione della sua Mostra sulle molteplici opere e oggetti da lui ritrovati e salvati, su invito della gentilissima Carmelina Argenio che mi emozionò molto.Dedicargli la mia recensione alla visita oggi pomeriggio al suo Museo, presso la sede della sua azienda in località Pianodardine, a Montefredane (Avellino), non è che un piccolo tributo alla sua meritoria operazione culturale.

Il Museo dell’arte ritrovata di Dentice Pantaleone è una speranza e allo stesso tempo una promessa di felicità: ritrovare il tempo perduto, attraverso opere artistiche, pittoriche e scultoree, insieme a oggetti, mobili, biciclette, moto, manifesti cinematografici e cimeli dei decenni scorsi o del secolo passato o anche dei precedenti, così sapientemente raccolti, selezionati e esposti, non è impossibile!

La strutturazione del Museo è basata sulla contrapposizione Tempo perduto-Tempo attuale, attraverso il recupero della memoria, che un quadro, come anche una scultura o un oggetto o un documento scritto o una semplice cartolina d’epoca può donare. Grazie a questa Pantaleone ripercorre, in un viaggio a ritroso nel tempo, i luoghi, le tradizioni, le usanze, il modo di vivere semplice e genuino della sua terra natia, nei quadri ritrovati dei pittori locali Barra, Bavaro e Spiniello, insieme a quella dignità e quella vis, pregne di grande umanità e civiltà, che sierra ritrova in ogni popolazione ricca di valori, come quella irpina, che 41 anni fa fu colpita dal terribile terremoto, di cui Pantaleone conserva l’intera rassegna stampa de Il Mattino, insieme a tanto altro materiale: è il trionfo del genius loci, che nessuna cementificazione potrà mai cancellare o svilire!

Cosa dire poi della sezione dei reperti relativi alla Grande guerra?Pantaleone conserva nel suo Museo una collezione di foto originali e il diario personale, mai pubblicato, del magistrato ufficiale dell’ Esercito Italiano Guglielmo Sabelli, da lui accuratamente conservati, risalenti alla Grande Guerra. Questa esperienza è motivo di grande orgoglio per Pantaleone e per noi che possiamo godere della sua bellezza; è il vero pathos del decorso delle cose terrene, quel pathos che sempre scorre, che mai si esaurisce, che costantemente ci opprime e costantemente ci sostiene.

Rosa Bianco

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