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Immuni: il rapporto tra tecnologia e libertà fondamentali

Redazione by Redazione
27 Aprile 2020
in Senza categoria
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Riceviamo e pubblichiamo

Da due mesi tutta l’Italia intera sembra essere caduta dentro ad un episodio di “Black Mirror”, dove il tempo è fermo e le giornate si ripetono all’infinito, tutte scandite dallo stesso ritmo e che culminano nei dati delle 18:00, dove ognuno di noi spera di sentire la parola “fine” .

In tutto questo abbiamo assistito a conferenze stampa e a dirette Facebook sempre più frequenti, dove, ci annunciavano – giustamente –  nuove restrizioni alle nostre libertà personali in nome della “ragion di Stato”, della salute pubblica, prima attraverso i famosi Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri accompagnati dalle ordinanze regionali, ora attraverso un decreto legge. Si tratta delle maggiori restrizioni dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, mai nella Repubblica Italiana si erano verificate simili compressioni dei diritti e delle libertà costituzionali.

Ora che la fine sembrerebbe vicina, si discute della “Fase 2”; cosa fare e come fare ad evitare un contagio di ritorno?! Proprio per contenere e per contrastare un ritorno del virus, il Ministero dell’innovazione sta lavorando allo sviluppo di un’applicazione che riesca a tracciare i movimenti del Covid-19, l’app in questione si chiamerebbe Immuni.

Negli ultimi giorni, anche a seguito delle numerose polemiche riguardanti il diritto alla privacy, gli sviluppatori hanno deciso di decentralizzare il sistema facendo in modo che sia il server a generare i dati e non più il telefono, attenuando quella che sarebbe stata un violazione palese della privacy e delle altre libertà fondamentali costituzionalmente garantite.

Ma molti si pongono una domanda, che suona quasi filosofica, ovvero: come funzionerà questa fatidica app? Beh, le informazioni a riguardo sono poche; ciò che ci è dato sapere è che, per esempio, se un operatore sanitario trova un contagiato da SARS-COVID2, consente al paziente, grazie all’applicazione, di caricare i propri dati su un server, questo è già dotato di codici anonimi., questi codici vengono mandati a tutti i cellulari che hanno scaricato l’app e se siamo nelle vicinanze del “vettore”, allora riceveremo una notifica di avvertimento.

In poche parole è come essere tutti protagonisti del videogame “Watch Dogs” e gli operatori sanitari sono il nostro DedSek.

Secondo gli sviluppatori e anche per il parere di Google e Apple, questo sistema di decentralizzazione risulterebbe essere compatibile con la tutela della nostra privacy, ma venitelo a dire dopo il caso di Cambridge analytica, capace perfino di veicolare i risultati elettorali americani.

E’ vero, oggi esiste un processi di alienazione da social, questi mezzi riescono a costruire una nuova egemonia culturale attraverso continue fake news.

Eppure siamo tutti schiavi dei nostri stessi dati, ceduti consenzientemente alle multinazionali che decidono cosa posso e non posso postare, e lo Stato non assume posizioni, lasciando a questi centri di potere economico, la facoltà di decidere, veicolare, vendere e comprare informazioni.

Credo sia arrivato il momento di formare una commissione di inchiesta e di elaborare una normativa che disciplini il funzionamento dei sociale, limitando la circolazione di fake news.

Un’altra domanda che dovremmo porci è quale nuovo connubio nascerà fra le nostre libertà fondamentali e la tecnologia?

Innanzitutto bisogna dire che il Parlamento andrebbe investito della questione, così come il garante della privacy dovrebbe seguire da vicino il processo di sviluppo dell’app e non dare soltanto il parere finale, perché occorrono delle garanzie precise, soprattutto perché lo sviluppo non è stato affidato a un team statale, ma ad un società privata che coopera con il Ministero dell’Innovazione e con la Protezione Civile.

E’ vero, non sarà utilizzato il GPS, ma il Bluetooth per permettere ai codici di viaggiare, ma attraverso questi ultimi non si potrà risalire alla mia posizione, ledendo alla mia libertà di movimento -già derogata dai DPCM e dalle ordinanze regionali, nettamente in contrasto con la riserva assoluta riformata ex art. 16 della Costituzione- e alla mia libertà personale?

Insomma, negli ultimi anni abbiamo avuto tante garanzie sulla sicurezza delle nostra corrispondenza, per poi talvolta vederci delusi.

Lo “Stato c’è” ha annunciato solennemente il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, allora vegli sui suoi cittadini, non come uno Stato di polizia, ma continui a farlo attraverso la corretta informazione e sopratutto tutelando i diritti costituzionali.

Comunque vada, l’applicazione non può di certo sostituirsi alle cure, come ha affermato la Commissione Europea, la quale ha anche dichiarato che una volta trovato il vaccino e fermata l’emergenza, allora si procederà alla cancellazione de dati e dell’applicazione stessa, garantendo il diritto alla privacy, di conseguenza ciò significa che la tecnologia è solo un palliativo e che non possiamo fare altro che rilanciare il welfare state del nostro Paese attraverso politiche attive sul lavoro, ma soprattutto investendo nella sanità pubblica, assumendo medici, sbloccando le borse di specializzazione e migliorando gli ospedali, solo così saremo veramente in grado di vincere una guerra e uscire dalla nostra ora più buia!

Francesco Miragliuolo

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