La riforma voluta dal ministero della Giustizia limita la responsabilità penale ai casi di colpa grave
La Commissione istituita dal ministero della Giustizia per riformare le norme sulla sicurezza sul lavoro ha proposto una modifica destinata a cambiare radicalmente la responsabilità penale dei datori di lavoro in caso di incidenti gravi o mortali. Il progetto, consegnato al ministro Carlo Nordio e coordinato dal viceministro Francesco Paolo Sisto, introduce un nuovo articolo del codice penale che limiterebbe la punibilità degli imprenditori ai soli casi di colpa grave.
In pratica, se un’azienda dimostra di aver adottato un modello organizzativo sulla sicurezza previsto dal Testo unico del lavoro, il datore potrebbe evitare condanne per omicidio colposo o lesioni colpose anche dopo incidenti molto gravi, salvo che venga accertata una negligenza particolarmente grave. Oggi, invece, è sufficiente dimostrare una responsabilità colposa ordinaria per procedere penalmente contro i vertici aziendali.
Il punto più contestato della proposta riguarda il fatto che lo “scudo” penale scatterebbe anche quando le procedure di sicurezza risultano soltanto formalmente adottate. Secondo la bozza, infatti, non sarebbe necessario dimostrare che il modello organizzativo sia stato realmente applicato in modo efficace: basterebbe la sua adozione sulla carta.
La riforma prevede inoltre che il giudice, nel valutare la gravità della colpa, tenga conto di elementi favorevoli all’azienda, come la certificazione del modello da parte di organismi composti da sindacati e associazioni datoriali. Resterebbero comunque considerati casi di colpa grave alcune violazioni fondamentali, come la mancata valutazione dei rischi o l’assenza dei dispositivi di protezione per i lavoratori.
Secondo i sostenitori della riforma, il nuovo sistema premierebbe le imprese che investono nella prevenzione e nella sicurezza. Per i critici, invece, il rischio è quello di introdurre una tutela penale per gli amministratori delegati e rendere più difficile ottenere giustizia dopo morti bianche o gravi infortuni sul lavoro.
Ciro Crescentini

