Interessante iniziativa promossa presso il Centro Civico 7 Liberato
La situazione del lavoro a Napoli si trova in un annoso stato di precarietà. Solo 4 persone su 10, in età e condizioni adeguate, lavorano; per le donne il rapporto si abbassa a 3 su 10, ben al di sotto della media nazionale e di città come Bologna, dove il rapporto è di 7 su 10.
La disoccupazione è, del resto, un dato strutturale del tessuto sociale della città, nonostante i proclami e la propaganda di media compiacenti (come fa Il Mattino, che abbiamo già denunciato in passato) che millantano crescita e una realtà produttiva all’avanguardia nel territorio metropolitano di Napoli.
Al di là della disoccupazione, a Napoli è dilagante il fenomeno dei working poor: si è poveri anche se si lavora. Il lavoro è povero nelle retribuzioni, povero nella sicurezza, povero nelle condizioni e nelle tutele, povero nelle prospettive di crescita.
Se guardiamo nello specifico alla realtà del centro storico, vediamo una situazione fortemente aggravata dalla turistificazione. Questa conversione economica della città, che ha riscoperto una sua presunta “innata” vocazione turistica, ha ridisegnato le coordinate sociali e spaziali dello spazio urbano, condizionando innanzitutto la vita degli abitanti e, di conseguenza, anche il lavoro.
Si tratta spesso di lavori a basso valore aggiunto, caratterizzati da stagionalità, irregolarità (lavoro nero e grigio), ambienti tossici e condizioni di sfruttamento disumane. Un lavoro che non arricchisce, ma impoverisce: un lavoro che alcuni hanno definito “avido”.
Tutto questo si inserisce in una cornice materiale ed esistenziale insana: precarietà abitativa, mancanza di servizi essenziali, un’economia di prossimità sempre meno accessibile agli abitanti, uno spazio urbano trasformato in ogni suo aspetto e bene a consumo immediato del turista (la cosiddetta “experience”), l’intensificazione delle pratiche di controllo e mantenimento dell’ordine nelle strade e nelle piazze (dalle zone rosse alle ordinanze antimovida), il dilagare di comportamenti irrazionali e violenti che stanno insanguinando la città.
Una situazione che trascina con sé molti interrogativi su come affrontarla e risolverla: questioni che né l’amministrazione comunale né i principali attori della governance cittadina hanno mai voluto porsi seriamente, se non in chiave affaristica o perbenista.
Quello che accade a Napoli non è un unicum, ma il riflesso — filtrato attraverso le contraddizioni storiche del Mezzogiorno e di questa metropoli mediterranea — di una crisi sociale e di prospettive che coinvolge milioni di lavoratori, famiglie e soggetti vulnerabili in tutta Italia.
Verso la manifestazione operaia del 23 maggio, invitiamo a un confronto collettivo che permetta di collegare le specificità dei nostri quartieri a terreni comuni sui quali costruire ipotesi organizzative e alternative concrete.
L’incontro, promosso da realtà sociali e territoriali attive nel centro storico cittadino, vuole aprire uno spazio pubblico di discussione sui temi del lavoro povero, della turistificazione e delle trasformazioni urbane che stanno investendo Napoli.
Ne parliamo Mercoledì 20 maggio ore 18,30 al Civico 7 Liberato – Piazza Museo 7 – Napoli con: Christian Veneri — Federazione del Sociale USB; Kumara Tewaratantrege — Immigrati per il Cambiamento; Rete Sottosuono Campania, Ciro Crescentini — direttore de Il Desk, giornale online; Rete Sottosuono Campania

