Raggiunta rapidamente la soglia minima di firme: ora parte la mobilitazione nazionale sui diritti
A soli due giorni dall’avvio della mobilitazione, le proposte di legge popolari dedicate alla tutela della sanità pubblica e alla riforma degli appalti hanno già superato la soglia necessaria delle 50mila firme. Le iniziative, promosse dalla CGIL insieme a numerose realtà associative e civiche, hanno quindi raggiunto il requisito formale per essere depositate in Parlamento.
Per il sindacato, tuttavia, il risultato rappresenta soltanto il punto di partenza. L’intenzione è proseguire la campagna per coinvolgere un numero ancora maggiore di cittadini e aprire un confronto nazionale sui temi del diritto alla salute, delle condizioni di lavoro e della sicurezza nei luoghi produttivi.
Secondo i dati diffusi dall’organizzazione, sono state coinvolte 110 Camere del lavoro territoriali, con oltre 1.300 assemblee svolte e circa 58mila partecipanti tra delegati sindacali, attivisti, Rsu, rappresentanti aziendali e associazioni del territorio.
La mobilitazione si è tradotta anche in una presenza capillare nelle piazze, dove sono stati allestiti più di mille punti raccolta firme. A questi si aggiungono i consensi espressi online attraverso il portale del ministero della Giustizia.
L’adesione registrata in queste prime ore dimostra l’esistenza di una forte richiesta di partecipazione democratica nel Paese. La campagna punta ora ad ampliare ulteriormente il consenso, seguendo la scia delle recenti iniziative popolari che hanno raccolto centinaia di migliaia di adesioni, come il referendum costituzionale sulla giustizia e le consultazioni promosse dalla Cgil sui temi del lavoro.
La raccolta firme proseguirà quindi nelle prossime settimane con l’obiettivo di trasformare la mobilitazione in un confronto pubblico esteso. Al centro del dibattito restano il rafforzamento della sanità pubblica e la necessità di intervenire sul sistema degli appalti, considerato cruciale per garantire diritti, qualità occupazionale e maggiore sicurezza per i lavoratori.
Alessandro Manna

