Cresce la tensione nel Mediterraneo orientale dopo l’intervento della marina israeliana contro la Global Sumud Flotilla, la missione civile diretta verso Gaza con attivisti provenienti da diversi Paesi. Secondo gli ultimi aggiornamenti diffusi dagli organizzatori, sarebbero 39 le imbarcazioni intercettate nelle acque internazionali a ovest di Cipro, mentre circa 20 barche continuano la navigazione.
Le operazioni di abbordaggio sarebbero iniziate nelle prime ore della giornata e avrebbero coinvolto numerose piccole imbarcazioni appartenenti alla spedizione internazionale. Tra quelle fermate figurano, tra le altre, Jandabar, Furleto, Cactus, Holy Blue, Bianca ITA, Amazon, Last Dream, Atlantic Blue, Peluxo, Azur, Nablus e Perseverence.

Per alcune ore si erano persi i contatti radio con diverse barche, tra cui Peluxo, Azur e Rim, alimentando la preoccupazione degli attivisti e delle organizzazioni coinvolte nella missione.
Attivisti fermati e italiani coinvolti
La Global Sumud Flotilla sostiene che tra le persone fermate vi siano almeno 12 cittadini italiani e due stranieri residenti in Italia. Gli attivisti viaggiavano a bordo di varie imbarcazioni della spedizione, salpata con l’obiettivo dichiarato di raggiungere Gaza portando solidarietà politica e aiuti simbolici alla popolazione palestinese.
Secondo quanto riferito dagli organizzatori, le unità navali israeliane avrebbero preso il controllo di numerose barche mentre queste si trovavano in acque internazionali.
Anche il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto, presente sulla Flotilla, ha denunciato via radio la situazione parlando di “atto di guerra” e chiedendo al governo italiano un intervento per la tutela dei cittadini coinvolti.
Nel frattempo, gli avvocati dell’ong israeliana Adalah si sono diretti verso il porto di Ashdod per fornire assistenza legale agli attivisti eventualmente trattenuti dalle autorità israeliane.
Il caso della sorella della presidente irlandese
Tra gli attivisti fermati compare anche Margaret Connolly, medico irlandese e sorella della presidente dell’Irlanda Catherine Connolly. La notizia ha avuto forte eco politica a Dublino.
Gli organizzatori della missione hanno parlato apertamente di “detenzione illegale”, sostenendo che otto cittadini irlandesi sarebbero stati fermati durante le operazioni israeliane.
La presidente Connolly, impegnata in una visita nel Regno Unito, ha espresso forte preoccupazione dopo aver appreso dell’accaduto. In un video registrato prima dell’intervento israeliano, Margaret Connolly dichiarava che, nel caso il filmato fosse stato diffuso, ciò avrebbe significato che la sua imbarcazione era stata sequestrata.
La vicenda si inserisce in un clima già teso tra Israele e Irlanda. Dublino è infatti tra i governi europei più critici nei confronti delle operazioni militari israeliane a Gaza e nel 2024 ha riconosciuto ufficialmente lo Stato palestinese. Dopo quella decisione, il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar aveva disposto la chiusura dell’ambasciata israeliana nella capitale irlandese.
Madrid protesta: “Violato il diritto internazionale”
Anche la Spagna è intervenuta ufficialmente sulla vicenda. Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha convocato l’incaricata d’affari dell’ambasciata israeliana a Madrid per presentare una “ferma protesta diplomatica”.
Secondo il governo spagnolo, l’abbordaggio delle imbarcazioni della Flotilla nelle acque internazionali vicino a Cipro rappresenterebbe una nuova violazione del diritto internazionale, avvenuta a pochi giorni da un precedente episodio simile.
Albares ha dichiarato che Israele non avrebbe giurisdizione in quell’area marittima e ha chiesto l’immediata cessazione di ogni azione contraria alle norme internazionali.
Comunicazioni disturbate e accuse contro Israele
Nel corso delle operazioni, gli attivisti hanno denunciato interferenze nelle comunicazioni radio. Alcuni video diffusi online mostrerebbero altoparlanti utilizzati dalle forze israeliane per trasmettere musica ad alto volume, compresa la canzone “Oops!… I Did It Again” di Britney Spears, nel tentativo — secondo gli attivisti — di ostacolare le richieste di soccorso.
La missione ha inoltre accusato la Guardia costiera cipriota di non essere intervenuta nonostante numerosi segnali Mayday inviati dalle imbarcazioni.
Il movimento March to Gaza Greece ha parlato di “complicità” da parte di Grecia e Cipro, denunciando il mancato intervento a tutela dei civili coinvolti nella spedizione.
Proteste e cortei in Italia
La vicenda della Flotilla si è intrecciata con lo sciopero generale proclamato dall’Usb contro la guerra e in solidarietà con Gaza. In numerose città italiane migliaia di persone sono scese in piazza.
Manifestazioni si sono svolte a Milano, Roma, Firenze, Napoli, Bologna, Torino, Genova, Palermo, Pisa, Padova, Bergamo e Cagliari.
A Firenze centinaia di persone hanno attraversato il centro storico dietro uno striscione con la scritta “Fermiamo il sionismo con la resistenza”, scandendo slogan a favore della Palestina.
A Roma il corteo è partito da piazza dei Cinquecento, nei pressi della stazione Termini, per raggiungere il quartiere Esquilino. In testa alla manifestazione uno striscione recitava: “Nemmeno un chiodo per guerre e genocidio”, mentre tra i cori più ripetuti compariva “Boicotta Israele”.
Anche a Milano migliaia di manifestanti hanno attraversato il centro cittadino da piazzale Loreto fino a piazza Duomo, esponendo bandiere palestinesi e chiedendo la fine delle operazioni militari israeliane a Gaza.
Una crisi che continua ad allargarsi
Secondo le stime diffuse da fonti vicine agli organizzatori, la Flotilla sarebbe composta complessivamente da oltre 50 imbarcazioni e più di 400 attivisti internazionali. Al momento non è ancora chiaro quanti siano effettivamente trattenuti dalle autorità israeliane.
Mentre parte della missione continua la navigazione verso Gaza, la situazione resta estremamente fluida e sotto osservazione internazionale, con crescenti tensioni diplomatiche tra Israele e diversi Paesi europei.
Ciro Crescentini

