Incredibile: 20 manifestanti bastano per oscurare uno dei più grandi direttori d’orchestra viventi
Venti. Ripetiamolo, perché forse suona surreale: venti persone. È questo il numero dei partecipanti al presidio davanti alla Reggia di Caserta, organizzato dall’europarlamentare del Partito Democratico Pina Picierno, per festeggiare l’annullamento del concerto diretto dal maestro russo Valery Gergiev. Un presidio simbolico, scarsamente partecipato, che ha trasformato un’occasione culturale internazionale in una sceneggiata provinciale.
E qui sorge una domanda lecita, anzi doverosa: davvero 20 persone rappresentavano un “problema di ordine pubblico”? Per questo si è deciso di cancellare un evento di rilievo, un concerto attesissimo, che avrebbe arricchito il programma culturale della Reggia e attirato pubblico da tutta Italia?
Lo chiediamo pubblicamente alla direttrice della Reggia di Caserta, al Prefetto e al Questore di Caserta: è questo il metro di valutazione? Bastano poche persone, una manciata di manifestanti, per far saltare eventi di prestigio e piegare le istituzioni culturali? Dobbiamo dunque abituarci a un Paese dove la cultura viene piegata alla logica del linciaggio ideologico?
È inaccettabile. È assurdo. È indegno. Che Gergiev sia russo non basta per bollarlo come complice di guerre o ideologie. È un artista. Uno dei più grandi direttori d’orchestra viventi. Un simbolo della musica mondiale. Eppure, in nome di una confusa e ipocrita moralità, è stato silenziato Non con argomenti, ma con la forza dell’intimidazione politica. E questa non è democrazia, è censura.
Ci chiediamo: se venti persone bastano a bloccare un concerto, cosa succederà quando saranno cinquanta, o cento, o mille? Decideremo di cancellare festival, spettacoli teatrali, incontri culturali, film scomodi?
Stiamo davvero lasciando che la libertà culturale venga annientata da un manipolo di zeloti travestiti da paladini della giustizia?
Oggi è toccato a Gergiev. Domani potrebbe toccare a chiunque. Questo precedente è grave. Gravissimo. Le istituzioni devono rendere conto di questa scelta. La cultura non può piegarsi alla paura o al conformismo. Se l’arte viene sacrificata sull’altare della propaganda politica, non siamo più un Paese libero. Siamo un Paese che censura. E tutto questo per 20 persone. Un numero che fa ridere o piangere.
