Famiglie e avvocati: «Nessuno sconto di responsabilità». Landini: «Basta imprese fantasma»
Emergono nuovi dettagli inquietanti sul tragico incidente sul lavoro avvenuto venerdì scorso a Napoli, in cui hanno perso la vita Vincenzo Del Grosso (54 anni), Ciro Pierro (62) e Luigi Romano (67). Tutti operai impegnati in un cantiere edile nella zona del Rione Alto. Due di loro, secondo quanto riferito, lavoravano in nero.
Al centro delle indagini, coordinate dalla pm Stella Castaldo con il procuratore aggiunto Antonio Ricci, c’è Vincenzo Pietroluongo, titolare della ditta individuale per cui lavoravano le vittime. Ma non è l’unico sotto esame: la Procura sta valutando anche le posizioni di Carlo Napolitano, titolare della ditta che ha fornito il montacarichi su cui lavoravano gli operai, del coordinatore per la sicurezza del cantiere e dell’amministratore del condominio.
Secondo quanto emerso nel corso di una conferenza stampa tenutasi ieri a Napoli, Pietroluongo era già stato condannato a sei mesi in primo grado per lesioni personali colpose nel 2022, a seguito di un grave incidente sul lavoro risalente al 2015, avvenuto in via Iannelli. Protagonista dell’episodio Giuseppe Iaquinangelo, ex operaio della stessa ditta, oggi costretto su una sedia a rotelle e affetto da problemi neurologici. In appello, il reato è poi finito in prescrizione. L’impresa, secondo quanto riferito, non ha mai risarcito il danno.
Presenti alla conferenza anche l’avvocata Giovanna Iodice, legale di Iaquinangelo, e il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli, che ha annunciato un’iniziativa legislativa:

«Presenterò una proposta per eliminare la prescrizione dei reati legati alla sicurezza nei cantieri edili. Basta cantieri della morte. Chi mette a rischio la vita dei lavoratori deve rispondere fino in fondo delle sue azioni. Non ci può essere impunità per chi sfrutta, uccide e poi continua come se nulla fosse», ha dichiarato Borrelli. Il parlamentare ha anche attivato una linea WhatsApp (3662662829) per raccogliere segnalazioni su cantieri non a norma.
Parole dure anche dal segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, intervenuto durante il Revolution Camp: «Quello che emerge è che i controlli in realtà non esistono. Oggi basta andare alla Camera di commercio, iscriversi e avere un codice fiscale per essere un’impresa. È evidente che non si sta facendo ciò che si dovrebbe fare».«È da anni – ha proseguito – che chiediamo più ispettori e una vera certificazione delle imprese. Quelle che non rispettano le norme non devono più lavorare. Si continua a morire. Ci sono lavoratori che operano in nero perché qualcuno li fa lavorare in nero. E questo significa che le regole non vengono fatte rispettare».

Tra le testimonianze più toccanti, quella di Manila Del Grosso, figlia di Vincenzo, una delle tre vittime del crollo: «Mio padre aveva paura. Sapeva che il suo era un lavoro pericoloso, però faceva di tutto per portare la pagnotta a casa. L’ultimo ricordo è stato “ci sentiamo stasera”, e poi non l’ho più sentito. Ho ricevuto direttamente la telefonata che era morto», racconta in lacrime la giovane, intervistata dal Tg3.«Ha avuto una vita sofferente, ma lavorava sempre, si arrangiava. Mio padre doveva essere messo in regola, non è possibile tutto ciò». L’avvocato Gianluca Zanfardino, che assiste la famiglia Del Grosso, è netto: «Non faremo alcuno sconto di responsabilità».
L’inchiesta si concentra ora anche su altri aspetti cruciali: la regolarità della ditta edile di Vincenzo Pietroluongo, dal punto di vista contributivo, il rilascio del Durc (Documento unico di regolarità contributiva) da parte della Cassa Edile di Napoli, il numero effettivo di operai dichiarati e assunti, e il ruolo svolto dal coordinatore per la sicurezza. Una domanda su tutte rimane aperta: l’amministratore del condominio ha fatto verifiche sui documenti dell’impresa prima di affidarle l’appalto?
Mentre gli accertamenti della polizia proseguono, cresce l’indignazione pubblica, in una città dove la sicurezza sui luoghi di lavoro continua a essere troppo spesso sacrificata sull’altare del risparmio, del profitto e dell’omertà.

E contro gli omicidi sul lavoro si mobilita Potere al Popolo e l’Unione Sindacale di Base con un presidio di lotta che si terrà domani, Lunedì 28 luglio alle 10 davanti alla sede della Prefettura di Napoli. Pubblichiamo integralmente una nota diffusa dall’organizzazione sindacale indipendente.
“La strage di Napoli che ha visto tre operai precipitare da sette piani è una sanguinosa conferma della guerra sociale contro i lavoratori. Non ci sono altri termini per configurare quanto avvenuto a Napoli se non quello di omicidio plurimo sul lavoro.
Sulle responsabilità dirette ci immaginiamo il solito epilogo che lascerà le famiglie degli operai e i lavoratori senza giustizia.
Proprio in merito alle condizioni dei lavoratori dell’edilizia la Ministra Calderoni aveva varato la “patente a punti”, provvedimento assolutamente insufficiente, nei cantieri si continua a uccidere i lavoratori.
Nell’edilizia, come negli altri settori, tra precarietà e appalti i lavoratori sono sotto ricatto e questo sta alla base della drammatica situazione, insieme alla mancanza di controlli e di ispettori e alla mancanza di una legge sugli omicidi sul lavoro.
Queste morti, alle quali si aggiunge un altro morto nel bresciano, sarebbero tutte evitabili se la sicurezza sul lavoro non fosse considerata un intralcio per il raggiungimento di massimi profitti da parte del padronato.
Dopotutto abbiamo un governo guidato da Meloni che, nel suo discorso di insediamento, ha dichiarato apertamente la priorità di “non disturbare chi vuole fare”; ma anche a livello di enti locali, tutto sembra venire prima della salute e sicurezza dei lavoratori e lavoratrici, basti pensare ai vari cantieri del PNRR che devono marciare in fretta, seguendo le scadenze dei progetti, a prescindere da altre considerazioni.
Il sindacato USB, da tempo e per prima, ha sostenuto con tutte le sue forze l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro e del reato di lesioni gravi e gravissime. La proposta dell’USB prevede il rafforzamento del ruolo dei delegati per sicurezza e la loro tutela contro le pressioni padronali.
A distanza di tempo dalla presentazione della proposta di legge, da noi promossa e sostenuta dal M5S, questo governo e questo parlamento non hanno neanche iniziato la discussione. Nel frattempo, continua la scia di sangue dei lavoratori, continua la strage nel nome del profitto e nell’impunità garantita finora dal governo e dalla Stato“
Ciro Crescentini

