La denuncia dell’avvocato Quattromini: “Sistema crudele da smantellare”
Con una sentenza destinata a fare giurisprudenza, la Corte di Cassazione ha annullato i verbali di conciliazione sottoscritti da lavoratori trasferiti da Napoli Sociale a Napoli Servizi, due società partecipate del Comune di Napoli, confermando che si trattò di accordi estorti sotto minaccia e privi di valido consenso. La pronuncia è la n. 20457 del 21 luglio 2025 e fa definitivamente luce su una vicenda iniziata sei anni fa.
A fare ricorso erano stati circa 40 lavoratori, costretti a firmare verbali di conciliazione all’Ufficio del Lavoro, in cui si impegnavano a rinunciare a una serie di diritti acquisiti e spettanze economiche pregresse in cambio del mantenimento del posto di lavoro. L’alternativa, come emerso nel processo, era il licenziamento immediato.
La Corte ha confermato le valutazioni già espresse dal Tribunale del Lavoro di Napoli e dalla Corte d’Appello, secondo cui quei verbali erano stati viziati da una coazione psicologica, che annullava di fatto la volontarietà della firma. I giudici hanno infatti accertato, anche grazie a testimonianze e documenti prodotti in giudizio, che ai lavoratori fu fatto chiaramente intendere che senza la firma non ci sarebbe stato futuro occupazionale.
Il comportamento del nuovo datore di lavoro, Napoli Servizi, è stato duramente censurato: secondo la Suprema Corte, la comunicazione con cui si presentava l’accordo equivaleva a una minaccia di licenziamento mascherata da proposta. Questo vizia il consenso secondo gli articoli 1427 e 1435 del Codice Civile, rendendo nullo il verbale di conciliazione.
La sentenza ordina non solo l’annullamento degli accordi, ma anche la reintegrazione piena dei lavoratori alle dipendenze di Napoli Servizi, con riconoscimento integrale dei diritti di cui avevano dovuto fittiziamente privarsi.
Un precedente pesante per il sistema delle partecipate
La pronuncia della Cassazione getta un’ombra sulla gestione della principale partecipata comunale partenopea e sulla fase opaca di transizione del personale da Napoli Sociale a Napoli Servizi. Ma ancora più controverso è il ruolo delle organizzazioni sindacali, comprese le sigle confederali CGIL, CISL, UIL e alcuni sindacati di base, che firmarono quei verbali oggi definiti nulli dalla Suprema Corte. Un atto che oggi appare, alla luce della sentenza, «irresponsabile e vergognoso».
A difendere la maggior parte dei ricorrenti è stata l’avvocata giuslavorista Giuliana Quattromini, che ha anche scritto all’Ispettorato del Lavoro per segnalare la mancata vigilanza su quanto accaduto. E l’Ispettorato a quanto pare non è mai intervenuto.

Il commento dell’avvocato Giuliana Quattromini
“La Corte di Cassazione con questa ordinanza conferma l’orientamento già espresso in altre analoghe pronunce – commenta l’avvocato Quattromini – ancora una volta viene affermata la nullità dei verbali di conciliazione cosiddetti tombali, termine molto efficace per descrivere sinteticamente la fine dei diritti dei lavoratori e dei loro crediti dietro minaccia di un male ingiusto e, quindi, per violenza morale, anche se sottoscritti dinanzi a una commissione di conciliazione dell’Ispettorato del Lavoro. Il verbale di conciliazione è un’arma micidiale nelle mani di aziende spregiudicate che usano il sistema: o firmi o ti licenzio, ma a volte anche: o firmi o ti trasferisco. La casistica dei sistemi punitivi è molto vasta e negli ultimi tempi si sta affinando – aggiunge l’avvocato Quattromini – Ma così come c’è un giudice a Berlino, ci saranno anche avvocati che non si lasciano spaventare da un pezzo di carta con timbri vari e firme che emana lacrime e sangue di lavoratori sfruttati e ridotti ormai alla fame. Tutto sta nel non essere complice di un sistema che va smantellato, perché ormai crudele ed insostenibile”
Una sentenza destinata a cambiare le prassi. Questa pronuncia non è isolata: la Suprema Corte si era già espressa in casi simili, ma mai con una tale chiarezza e durezza. Il messaggio ai datori di lavoro, pubblici e privati, è netto: nessuna conciliazione forzata può legittimare la rinuncia ai diritti fondamentali del lavoratore, neanche se sottoscritta davanti a un organismo ufficiale.
Una pagina nera per il Comune di Napoli, che ora dovrà fare i conti con le proprie pratiche irregolari, una pagina nera per l’ispettorato del lavoro che non ha svolto efficacemente il proprio ruolo, una pagina nera per le organizzazioni sindacali che non hanno svolto il loro ruolo di tutela.
Ciro Crescentini
