Freni d’emergenza, manutenzione e struttura dell’impianto sotto la lente degli inquirenti.
Una tragedia ancora tutta da chiarire. Sono quattro le vittime e un ferito grave nel disastro avvenuto giovedì pomeriggio sulla funivia che collega Castellammare di Stabia alla cima del Monte Faito. La cabina, a pochi secondi dall’arrivo alla stazione di monte, è precipitata, schiantandosi contro un pilone e finendo nel vuoto. Le immagini registrate da una telecamera mostrano la cabina tornare indietro, oscillando vorticosamente, fino a sparire nella nebbia.
Le prime ipotesi: cavo tranciato e freno d’emergenza non attivato
L’inchiesta, affidata alla Procura di Torre Annunziata, ha portato al sequestro dell’intero impianto: le due stazioni, le cabine, i piloni e il cavo. Sotto la lente degli inquirenti, in particolare, la rottura del cavo traente e il mancato intervento del freno di emergenza, che avrebbe dovuto bloccare la cabina in caso di anomalie. Mistero ancora fitto sulle dinamiche: secondo una delle ipotesi più accreditate, la cabina potrebbe essere scivolata all’indietro, ancora agganciata al cavo, fino a impattare violentemente contro un pilone.
Solo le perizie tecniche, che prenderanno in esame i punti di impatto e le condizioni della fune tranciata, potranno fornire risposte certe. Intanto, sono stati disposti anche gli esami autoptici sulle vittime, mentre il fascicolo aperto dalla magistratura ipotizza i reati di disastro colposo e omicidio colposo plurimo.
“Tragedia inspiegabile”, dice l’EAV. Ma l’impianto era stato testato
Umberto De Gregorio, presidente dell’EAV – l’ente che gestisce l’impianto – ha definito quanto accaduto una “tragedia inspiegabile”, ricordando come la riapertura della funivia, dopo tre mesi di chiusura invernale, sia avvenuta solo una settimana fa, “dopo test continui, giorno e notte, in ogni condizione meteorologica”.
Il sottosegretario al MIT Tullio Ferrante ha precisato che a marzo l’impianto era stato regolarmente ispezionato dagli agenti dell’ANSFISA, con tanto di relazione di idoneità inviata lo scorso 8 aprile. Eppure, qualcosa non ha funzionato.
Maltempo o usura? Gli esperti si dividono
Secondo De Gregorio, il vento non avrebbe avuto alcun ruolo nella tragedia. “C’è un sistema automatico che blocca l’impianto quando il vento supera certi limiti”, ha detto. Ma non tutti gli esperti escludono l’elemento meteo. Il professor Giampaolo Rosati, docente al Politecnico di Milano, invita a non sottovalutare l’età dell’impianto: “Anche il progetto invecchia, non solo le strutture”. A suo avviso, potrebbe essersi verificata una rottura nel delicato punto di aggancio tra la fune e il morsetto, una delle zone più soggette a stress meccanici.
Di diverso avviso Andrea Formento, presidente di Federfuni: “Gli impianti a fune vengono costantemente monitorati, parlare di anzianità non è corretto. È più probabile che ci siano stati eventi straordinari e imprevedibili”.
Ripristinata l’energia nella zona, ma restano disagi
Il cavo tranciato ha danneggiato anche una linea di distribuzione elettrica, lasciando senza corrente la parte alta di Castellammare. Grazie all’intervento di Enel, Terna, vigili del fuoco e protezione civile, la maggior parte delle utenze è stata riattivata. Per le restanti, sono stati predisposti gruppi elettrogeni e verranno creati bypass per garantire la fornitura.
“Un grande lavoro di squadra”, ha sottolineato il prefetto di Napoli, Michele di Bari, che continua a seguire da vicino l’evoluzione della situazione.
Le domande senza risposta
Resta il nodo centrale: perché il freno d’emergenza ha funzionato sulla cabina a valle, ma non su quella precipitata? Era già troppo tardi, perché la fune portante non esisteva più? E la struttura era davvero pronta per affrontare le sollecitazioni dopo la lunga inattività invernale?
Sarà l’inchiesta a dirlo. Ma intanto, nella memoria collettiva, si è scritta un’altra pagina tragica legata al trasporto a fune in Italia, proprio a pochi giorni dalla riapertura della stagione turistica.
Red

