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Reddito di Cittadinanza, settimana di lotta da Napoli a Palermo: “lavoro immediato o sussidio”

Redazione by Redazione
7 Agosto 2023
in Campania, In Primo Piano, Napoli
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Reddito cittadinanza-manifestazione

Reddito cittadinanza-manifestazione

A Napoli promosse due iniziative. Scendono in campo anche la Cgil e le Acli

A Napoli, Catania, Roma, Palermo e in altre città nel Paese si annunciano giornate di lotta e di tensione sociale per lo stop al Reddito di cittadinanza e gli effetti devastanti su centinaia di migliaia di persone che dai prossimi giorni si ritroveranno senza sostegni.

Organizzate proteste spontanee, promossi comitati di lotta indipendenti. In Campania, dove è stato cancellato il Reddito a 37 mila persone, ci si prepara a una settimana di fuoco.

A Napoli (cancellato il reddito a 21.500 persone) sono state promosse le prime due iniziative di lotta.

Alle 10 di domani, l’Unione Sindacale di Base e Potere al Popolo hanno organizzato  un presidio di lotta davanti alla sede Inps di via De Gasperi, a Napoli.

Mercoledì 2 agosto alle 10, a Porta Capuana, i comitati di lotta indipendenti dei percettori del Reddito hanno promosso una manifestazione e relativo corteo per le strade cittadine. Semplici e mirati gli obiettivi: Lavoro vero o proroga del Reddito; piano straordinario per la formazione e il lavoro; costruire comitati di lotta in tutti i quartieri.

Significativa la nota diffusa dal movimento disoccupati ‘7 Novembre:

“Il Governo Meloni, in continuità con il Governo Draghi, continua l’attacco ai disoccupati e lavoratori. Con un SMS lascia per strada 169mila famiglie – sottolinea i senzalavoro –  Mentre si aumentano le spese militari, non si toccano paradisi fiscali, i profitti miliardari, si porta avanti la pace fiscale per evasori, in Campania – contemporaneamente al taglio dei finanziamenti per i progetti di riqualificazione delle nostre periferie – ci saranno 37 mila nuclei, oltre 21 mila nella provincia di Napoli da agosto, più ricattabili accettando lavori di merda, sottopagati e senza un salario dignitoso”. “Noi siamo da anni in piazza contro disoccupazione, precarietà, sfruttamento e per garantire la redistribuzione del lavoro necessario dal punto di vista sociale ed ambientale – evidenziano i disoccupati – E la stessa nostra vertenza è uno strumento per unire i bisogni materiali immediati e l’opposizione alle politiche governative”.

Il movimento disoccupati 7 Novembre rivendica l’autonomia e l’indipendenza dei comitati di lotta dai partiti. “Crediamo che le giuste e speriamo tante iniziative anche spontanee che si stanno determinando devono alimentarsi dentro un piano chiaro ed evitare che forze politiche istituzionali possano imprigionare la disponibilità alla lotta dei percettori e non – puntualizzano – Per cui crediamo che bisogna una campagna unitaria ed un percorso di lotta contro l’economia di guerra ai poveri, l’aumento delle spese militari e dei vitalizi e lo stop del reddito di cittadinanza: per un salario minimo intercategoriale ed un reddito per campare, per un piano del lavoro socialmente necessario, per ridurre l’orario di lavoro a parità di salario”

Sulla cancellazione del Reddito sono intervenute con un comunicato le Acli, Associazioni Cristiane Lavoratori italiani: “Chiediamo al Governo di prorogare urgentemente il pagamento delle mensilità almeno sino alla fine dell’anno intervenendo già da subito con una nuova misura che tenga conto della situazione dei 6 milioni di poveri assoluti in attesa di una risposta strutturale – sottolineano le Acli –   Anche nella prospettiva della prossima scadenza che interesserà un’altra importante platea di cittadine e di cittadini per i quali, per effetto della stessa legge, tra pochi mesi cesserà l’erogazione del contributo, le Acli chiedono inoltre al governo di mettere i Comuni italiani nelle condizioni di intervenire e di non dover gestire emergenze dagli esiti sociali imprevedibili”.

Sullo stop al Reddito scende in campo anche la Cgil. “Il governo – spiega Daniela Barbaresi responsabile delle politiche sociali e sanità della Cgil – sta scaricando l’onere sui Comuni, ma i Comuni non ce la fanno, non hanno risorse e non hanno personale” per permettere ai servizi sociali di prendere in carico le persone e di comunicare la presa in carico all’Inps. In più, “mancano le procedure, mancano le circolari, manca l’attivazione del supporto alla formazione, che non partirà prima di settembre“.

SCHEDA SUL REDDITO

Napoli, Roma, Palermo. Sono le province in cui le sospensioni del reddito di cittadinanza sono più numerose. La sola area di Napoli, dove non a caso sono più forti le tensioni ma anche le preoccupazioni delle istituzioni, ne conta oltre 21.500. Un numero che non ha uguali in nessuna altra parte d’Italia.

La provincia di Roma segue infatti con un’altra cifra considerevole, ma pari a 12.225 comunicazioni di stop, mentre in quella di Palermo ne sono arrivate finora 11.573. Campania, Sicilia e Lazio sono del resto le Regioni in cui è stato finora più alto il numero di attuali percettori del beneficio.

Nonostante il picco di Napoli, non è però in questo caso la Campania la Regione con più esentati dal sostegno.

Complessivamente, in base ai dati dell’Inps, con oltre 37.600 stop al reddito, è infatti la Sicilia a risentire di più del passaggio al supporto alla formazione e all’assegno di inclusione, mentre la Campania arriva a circa 36.700 sospensioni.

Tra le province, spiccano infatti anche i numeri di Catania, al quarto posto con quasi 9.000 interruzioni. Poi c’è Caserta a quota 7.635 (praticamente quanto l’intera Lombardia), seguita da Cosenza a 5.234 e da Salerno a 4.806. A brevissima distanza, all’ottavo posto compare la prima provincia del Nord, quella di Torino, che conta 4.615 sospensioni, seguita di nuovo da un’area del Sud, quella di Reggio Calabria, dove si calcolano 3.714 comunicazioni di stop.

La seconda provincia del Nord è quella di Milano, al decimo posto della classifica nazionale: in questo caso sono 3.278 i beneficiari del reddito che dovranno rinunciare al sostegno. Si torna poi in Sicilia con le province di Trapani e di Agrigento, rispettivamente a quota 3.144 e 2.986. Poco sotto le tremila sospensioni anche Lecce dove se ne contano 2.939.

Agli opposti tutte province medio-piccole del Nord Italia:

rimangono sotto quota 100 Bolzano che conta appena 29 interruzioni, Belluno, con 59, Aosta, con 71, Gorizia, con 98, e Lecco, con 99.

Tra le province più grandi invece spiccano quella di Bari, con 2.569 stop, quella di Bologna con 1.245 e quella di Genova con 1.001. Scende sotto la soglia di 1.000 comunicazioni di sospensione Firenze, con 955. Venezia è ad appena 444, superata da Perugia a 904.

Ecco una tabella con i dati dell’Inps sulle prime dieci province ordinate in base al maggior numero di sospensioni.

NAPOLI 21.507 ROMA 12.225 PALERMO 11.573 CATANIA 8.974 CASERTA 7.635 COSENZA 5.234 SALERNO 4.806 TORINO 4.615 REGGIO CALABRIA 3.714 MILANO 3.278

Ciro Crescentini

Tags: Campanianapolireddito di cittadinanza
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