In un’intervista del 12 gennaio il filosofo veneziano ha dichiarato che la sua obbedienza all’obbligo vaccinale imposto dal governo Draghi agli over 50 si ispira all’esempio di Socrate. Ma il paragone non calza affatto.
«I filosofi rispettano anche le leggi folli. Socrate insegna», questo è quanto ha dichiarato Massimo Cacciari dopo aver fatto la terza dose, obbedendo così all’ultimo decreto legge partorito dal governo del Draghistan che obbliga tutti i cittadini over 50 a vaccinarsi contro l’ormai famoso virus mai isolato, il covid-19. È evidente che il riferimento del filosofo ed ex sindaco di Venezia è al Socrate di uno dei primi dialoghi platonici, il Critone. Nello scritto, uno dei protagonisti, Critone, va visitare il suo maestro in carcere e cerca di convincerlo a scappare prima dell’esecuzione capitale, adducendo che la sua condanna è ingiusta. Socrate rifiuta il piano dell’amico sostenendo che una tale scelta offenderebbe le Leggi che, a suo parere, vanno sempre rispettate. Violarle con la fuga sarebbe indegno e il senso di colpa continuerebbe a perseguitarlo anche nell’Ade.
Da collega di Cacciari, posso dire che il paragone con Socrate mi è apparsa una forzatura impropria e, soprattutto, inconsistente sia sul piano politico che filosofico.
Dal punto di vista politico, perché l’Italia di oggi, quella dell’ “emergenza sanitaria” infinita e del governo-orgia guidato dal banditore di Goldman Sachs, Mario Draghi, non è l’Atene degli inizi del 4º secolo a.C. governata da Trasibulo. Prima del governo democratico di questo ex stratego, la polis greca era governata dal regime filo spartano dei Trenta Tiranni (404 a.C.), il cui leader,Crizia, allievo di Socrate, aveva imposto una politica brutale di repressione degli avversari politici, nell’intento di instaurare un governo oligarchico a tutti gli effetti. La pressione del suo regime verso gli ateniesi che non facevano parte della lista dei Tremila, cioè, di quei cittadini che lo stesso Crizia aveva scelto per affiancare i Trenta nel governo della polis, si era fatta così aspra e sanguinaria da provocare una vera e propria diaspora verso Megara e Tebe. Anche Trasibulo si era rifugiato a Tebe, e qui aveva radunato e organizzato il partito degli oppositori democratici contro il governo oligarca. Nel 403 a.C., con un migliaio di esuli Trasibulo affrontò e vinse i Trenta e i loro alleati Spartani nella battaglia di Munichia mettendo fine al regime sanguinario di Crizia, che, nello scontro, oltre alla sconfitta, trovò anche la morte. A differenza di quest’ultimo, il leader democratico non fu vendicativo nei confronti della fazione oligarca: una volta ristabilito la democrazia ad Atene, si impegnò a concedere un’amnistia a tutti coloro che avevano collaborato col regime anteriore, per evitare ulteriori spargimenti di sangue.
È vero, fu durante il suo governo che Socrate venne processato e messo a morte con l’accusa di corrompere i giovani ateniesi, ma se si mettono da parte le simpatie spontanee che suscita il grande filosofo greco e ci si limita ad analizzare asetticamente la sua condanna, tale esito non risulterà poi così incomprensibile. Socrate era stato maestro di Crizia e di Alcibiade, due personaggi che nell’Atene della restaurazione democratica godevano di pessima fama. Crizia, come visto, era stato il capo dei Trenta Tiranni e Alcibiade, per sfuggire al processo che gli era stato intentato, aveva tradito Atene ed era passato a Sparta, combattendo contro la propria patria. Furono i rapporti di educatore che Socrate ebbe con questi due personaggi a porre le basi dell’accusa di corrompere i giovani: i democratici non si sentivano al sicuro finché l’uomo che s’immaginava avesse ispirato i loro tradimenti, esercitava ancora influenza sulla vita pubblica. Certamente sul piano umano la sua condanna a morte e discutibile, ma, ripeto, dal punto di vista politico è assai comprensibile: il nuovo regime democratico guidato da Trasibulo voleva riportare la polis allo splendore dell’età di Pericle riproponendo ai cittadini gli antichi valori e i principi morali che avevano fatto grande Atene. Del resto, anche lo storico Senofonte, altro allievo di Socrate, definì Trasibulo anèr agathòs, uomogiusto.
Appellativo, quest’ultimo, che sicuramente non merita il nostro attuale Primo Ministro, Mario Draghi, l’uomo non votato da nessuno, ma che la BCE e la Commissione Europea ha imposto alla guida dell’agonizzantedemocrazia italiana. Super Mario, come lo definisce la propaganda di regime, con l’avallo di un esecutivo e un parlamento di cortigiani fedeli solo alle loro poltrone, governa da quasi un anno a colpi di dpcm o, al massimo, di decreti legge. Con lui al governo il dibattito legislativo, fondamento di ogni sana democrazia, è completamente sparito. Di fatto, in Italia vige uno stato d’eccezione, come più volte sottolineato anche dallo stesso Cacciari, ovvero, un regime ammesso giuridicamente solo in caso di guerra, diversamente, trattasi di tirannide. E l’ex sindaco di Venezia dovrebbe sapere bene che, secondo gli insegnamenti di Platone, il più noto allievo di Socrate, tutto ciò che è partorito da un tale regime non può essere definito legge, ma solo un sopruso, più precisamente: l’espressione del delirio di onnipotenza dei fantocci che compongono il governo-farsa italiano.
E ciò vale anche e soprattutto per i decreti legge che hanno introdotto il green pass, la tessera discriminatoria di hitleriana memoria, el’obbligo vaccinale per gli over 50. Il carattere dispotico di questi provvedimenti emerge già nella loro illogicità, nella loro natura irrazionale; e qui passiamo all’altro aspetto della questione totalmente ignorato dal professor Cacciari, quello di cui dovrebbe essere esperto
Il suo richiamo all’obbedienza socratica nei confronti delle leggi dello Stato, infatti, non regge nemmeno sul piano strettamente filosofico, perché nel caso dei provvedimenti che regolamentano l’introduzione della cosiddetta “tessera verde” e l’obbligo vaccinale per una determinata categoria di cittadini non stiamo propriamente paralando di “leggi”. E non lo dico io, ma Aristotele, il quale nel libro decimo dell’Etica Nicomachea spiega che una legge (nómos) è tale solo in quanto riflesso dell’ordine (Lógos) dell’universo, e quindi in virtù dei una sua razionalità intrinseca.
E quale logica ci sarebbe alla base dei decreti legge che impongono il green pass per la totalità degli italianie l’obbligo di vaccino per quelli che superano il quarantanovesimo anno d’età? Il “fondamento razionale” di questi provvedimenti consisterebbe nell’efficacia dei vaccini anticovid, che, secondo quanto ribadito più volte dal satrapo Draghi e dalla sua vasta corte di giullari, sarebbero l’unica via d’uscita dall’emergenza sanitaria iniziata nel febbraio 2020.
Non ritornerò, anche questa volta, su le menzogne su cui è costruita la narrazione pandemica: il perdurare infinito di una “pandemia” che, stando ai numeri ufficiali, ha un tasso di mortalità dello 0,02% a livello mondiale, il dominio assoluto dei vaccini nella lotta al virus in quanto unica cura efficace, la totale assenza di rischi per i vaccinati, sono tutte falsità già più volte confutate, anche dal sottoscritto, in questi due anni di farsa globale. Mi soffermerò soltanto sull’aspetto filosofico della questione, trattandosi in questo caso delle posizioni di un collega.
Poco più di un anno fa, ovvero, quando è iniziata l’applicazione dei vaccini anticovid su scala mondiale, i governi e gli esperti che li affiancano, avevano rassicurato l’opinione pubblica sulla loro completa efficacia. E sarebbe questa presunta infallibilità il fondamento razionale su cui il governo italiano ha edificato i provvedimenti legislativi che impongono il green pass e l’obbligo del vaccino per gli over 50. Ma i dati del Ministero della Salute relativi ai ricoveri e morti per covid-19 diffusi quotidianamente dai media confutano tale infallibilità: nonostante l’applicazione di due o tre dosi, infatti, anche i vaccinati continuano ad ammalarsi e, molto spesso, a finire in terapia intensiva.
È evidente, quindi, che questo farmaco non risponde ai due principi basici della logica, a cui nemmeno la scienza può sfuggire. Per intenderci, se si va a cercare in qualsiasi enciclopedia, per esempio, la Treccani, la sua definizione,si leggerà che il vaccinoè …una preparazione rivolta a indurre la produzione di anticorpi protettivi da parte dell’organismo, conferendo una resistenza specifica nei confronti di una determinata malattia infattiva, virale, batterica, o protozoaria (principio d’identità), ovvero, la definizione non fa alcun riferimento a supposte percentuali di efficacia tanto millantate in televisione dai vari Burioni, Galli, Crisanti, Pregliasco, ecc. E se il preparato non immunizza, allora non è efficace, e se non lo è, allora non possiamo parlare di vaccino (principio di non contraddizione). Come si vede, la razionalità intrinseca che dovrebbe reggere i decreti del governo Draghi relativi al green pass e all’obbligo vaccinale di fatto non esiste, quindi, come direbbe lo Stagirita, non si può parlare di “leggi”, come invece erroneamente fa il professor Cacciari.
E se non si tratta di leggi, caro professore, ma di soprusi, allora non solo è giusto disobbedire ad essi, ma è un dovere farlo, soprattutto, per un filosofo. Ce lo impone la coscienza, quel demone, come lo chiamava Socrate, che ci spinge ad essere coerenti con noi stessi anche se ciò dovesse costarci la vita.
Antonio Sparano

