La vera pandemia è la disoccupazione giovanile

Riceviamo e pubblichiamo volentieri

Ora lo certifica anche l’Istat, dopo la pandemia da Covid-19, toccherà alla “pandemia occupazionale” che rischia di distruggere il sogno di una generazione figlio del pauperismo post-pandemico e di una classe politica riprovevole. La ricerca dell’Istituto nazionale di statistica conferma il paradosso italiano esiste ancora e che si sta aggravando sempre di più, mettendo il nostro (di)scensore sociale in una crisi più profonda e vede nei giovani le vittime sacrificali di questa  nuova crisi.

L’arrivo del Covid ha portato al sovrapporsi delle disuguaglianze sulle precedenti disuguaglianze del mercato del lavoro” ha affermato Linda Laura Sabbadini, direttore centrale per gli studi e la valorizzazione dell’area sociale dell’Istat. 

Secondo i dati il 26,6% degli over 30 rischia un declassamento rispetto alla propria classe sociale di origine, consegnandoci il dissacrante quadro di una realtà distorta, dove l’illegalità diventa l’unico modo per ascendere in una società che non guarda al merito, ma tende ad appiattire tutti.

La disoccupazione rischia di aumentare insieme agli squilibri, soprattutto al Sud continua a crescere rendendo necessaria una nuova legge speciale per assumere giovani nella Pubblica Amministrazione, in modo tale da mettere quest’ultima a passo con i tempi e soprattutto per riassorbire i quotacentisti, la cui assenza può portare ad un ingolfo del pubblico, già ostruita dalla troppa burocrazia. La sburocratizzazione è un nodo fondamentale per far ripartire l’Italia, anche se non dobbiamo dimenticarci della corruzione, problema che, non solo alimenta le disuguaglianze, ma ne cavalca i bisogni derivanti da queste, prendiamo ad esempio la continua crescita del lavoro sommerso e del riscorso all’usura; sono lo specchio di uno Stato che non riesce a far fronte alle incessanti richieste dei cittadini.

La politica dei bonus e degli slogan non fornisce soluzioni, bensì alimenta un malcontento generale perché non fornisce stabilità, ma solo una precaria condizione di sopravvivenza.

Servono politiche di sviluppo non basate sulla crescita reddituale dei singoli, ma sulla redistribuzione della ricchezza e sulla sostenibilità, è il momento che il Green New Deal venga messa in campo attraverso le risorse del Recovery Fund, partendo da una riforma fiscale che riorganizzi tutto il sistema tramite una serrata lotta all’evasione e all’elusione fiscale e una patrimoniale per i grandi ricchi, basando tutto sulla progressività e sulla proporzionalità; perché se è vero che la base dello Stato sociale sono le imposte, le tasse e i tributi, è altrettanto vero che serve un moto di responsabilità da parte di tutti, affinché ciò che è successo alla sanità non prosegua.

Negli ultimi trent’anni le spese sanitarie sono aumentate dello 0,2%  a fronte di una crescita economica dell’1,2%, il personale sanitario a tempo indeterminato si è ridotto del 3,8%, solo i medici sono scesi del 2,3%, il che significa da 109 mila unità sono calati a 106 mila unità.

La sanità riflette il becero capitalismo a cui da tempo siamo sottoposti, andando sempre più vicini ad una “anarchia democratica” dove l’egoismo vince.

Forse questi dati dovrebbero farci riflettere su quanto l’Italia abbia davvero bisogno dei 37 miliardi del MES senza condizioni, perché questo significherebbe più borse di specializzazione e più investimenti, quindi nuovi sogni e speranze per i giovani.

Ora è il tempo delle scelte, non possiamo rimandarle a domani perché sarà tardi, ed ogni risorsa è necessaria per evitare il “lockdown” generazionale. 

Francesco Miragliuolo

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