Dopo l’incontro al Mimit si apre una nuova fase negoziale. Sindacati compatti: “Nessun lavoratore deve pagare il prezzo della riorganizzazione”
Si apre una finestra di confronto nella vertenza Electrolux. La multinazionale svedese ha deciso di sospendere per almeno cinquanta giorni la procedura di licenziamento collettivo avviata in Italia, che prevedeva 1.700 esuberi e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi. Una scelta che allenta temporaneamente la tensione e consente alle parti di tornare al tavolo negoziale nel tentativo di individuare soluzioni alternative.
La decisione è stata comunicata durante il vertice tenutosi presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Per il ministro Adolfo Urso, il periodo che si apre dovrà essere utilizzato per costruire un’intesa tra azienda, istituzioni e organizzazioni sindacali, con l’obiettivo di arrivare a una conclusione prima della pausa estiva prevista per l’inizio di agosto.
I prossimi cinquanta giorni saranno quindi decisivi per comprendere se il piano industriale potrà essere modificato e se sarà possibile ridurre l’impatto occupazionale annunciato dal gruppo. Le sigle sindacali puntano a cancellare completamente i licenziamenti previsti, anche se molti osservatori ritengono più probabile un compromesso simile a quello raggiunto nella vicenda Beko, dove gli esuberi si tradussero in circa 900 uscite incentivate mentre venne confermata la chiusura del sito produttivo di Siena.
Tra i rappresentanti dei lavoratori prevale una cauta prudenza. Il segretario generale della Fiom-Cgil, Michele De Palma, definisce l’attuale situazione una tregua tutt’altro che definitiva e ribadisce l’opposizione del sindacato a qualsiasi ipotesi di riduzione del personale o di chiusura degli impianti. La Fiom ha inoltre annunciato una serie di assemblee nei diversi stabilimenti italiani per raccogliere indicazioni dai lavoratori in vista delle prossime trattative. Il messaggio che il sindacato intende portare al tavolo è netto: il prezzo della riorganizzazione non può ricadere sull’occupazione.
Più scettica la posizione dell’Usb, Unione Sindacale di Base che accoglie con riserva il cambio di atteggiamento dell’azienda. Il sindacato ricorda come negli ultimi anni siano stati presentati diversi piani di ristrutturazione e accordi finalizzati a evitare scenari più pesanti, iniziative che l’organizzazione non ha mai condiviso. Per l’Usb, qualsiasi confronto futuro dovrà partire da una condizione imprescindibile: l’eliminazione dal piano di ogni ipotesi di esubero e della chiusura degli stabilimenti.
La sospensione dei licenziamenti rappresenta dunque un primo risultato, ma non scioglie i nodi di una crisi che continua a interessare l’intero settore degli elettrodomestici in Italia. Le prossime settimane diranno se il dialogo avviato riuscirà a trasformare questa pausa in un accordo capace di salvaguardare occupazione e produzione.
Alessandro Manna
