Intesa storica secondo il premier pachistano Shehbaz Sharif: cessate le ostilità e mediazione internazionale con Qatar, Arabia Saudita e Turchia
Secondo quanto diffuso dal primo ministro pachistano Shehbaz Sharif attraverso un messaggio pubblicato su X, Stati Uniti e Repubblica Islamica dell’Iran avrebbero raggiunto un’intesa di pace al termine di una serie di negoziati definiti “intensi”. L’accordo prevederebbe la cessazione immediata e permanente di tutte le operazioni militari su più scenari di crisi, compresi i fronti attivi in Libano, con una firma ufficiale programmata per venerdì 19 giugno in Svizzera.
Nel suo intervento, Sharif ha sottolineato come l’intesa sia già operativa e come nelle prossime giornate i mediatori siano incaricati di organizzare una sequenza di incontri preparatori. Questi appuntamenti dovrebbero servire a definire i dettagli tecnici dell’accordo e a consolidare il percorso che porterà alla cerimonia formale di sottoscrizione. Il premier ha inoltre espresso gratitudine verso le parti coinvolte e verso i Paesi che avrebbero svolto un ruolo di facilitazione diplomatica.
Tra i ringraziamenti citati figurano in particolare gli Stati Uniti, l’Iran e i mediatori regionali, con un riconoscimento esplicito al ruolo del Qatar, descritto come centrale nello sforzo di mediazione. Sharif ha inoltre menzionato il contributo della leadership di Arabia Saudita e Turchia, indicandoli come attori rilevanti nel processo che avrebbe portato alla convergenza tra le parti.
Sul fronte iraniano, il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha rilanciato una posizione incentrata sulla cosiddetta “resistenza regionale”, sostenendo che la combinazione tra azione diplomatica e ruolo dei gruppi armati libanesi contribuirebbe alla tutela della sovranità del Libano. Nei suoi commenti su X ha criticato le politiche di Israele, affermando che tali dinamiche sarebbero destinate a essere contrastate dall’asse politico e militare vicino a Teheran.
Ghalibaf ha infine ribadito che, a suo avviso, le componenti della “resistenza” non possono essere isolate e che gli sviluppi diplomatici e militari in corso mirerebbero a ridefinire gli equilibri regionali, con l’obiettivo dichiarato di porre fine alle tensioni nell’area.
