Il Mann tra studi pompeiani e interculturalità

Due eventi nell’ambito della rassegna “Incontri di Archeologia” presso il museo archeologico

Un pomeriggio all’insegna degli studi pompeiani e della interculturalità. Nell’ambito della consueta rassegna “Incontri di Archeologia”, a cura del Servizio Educativo del MANN, si sono svolte ieri presso il rinomato museo partenopeo due interessanti conferenze.
Nella prima, svoltasi alle ore 15, dal titolo “Integrazioni e restauri antichi nei pavimenti di Pompei”, Maria Stella Pisapia ha ricostruito in maniera chiara e sintetica alcune tendenze e mode decorative nella città vesuviana dal III secolo a.C. sino alla fatidica data del 79 d.C. Dopo aver descritto le tre principali tecniche di pavimentazione in uso durante l’età repubblicana (cocciopesti, cementizi a base litica e cementizi neri a base lavica) la studiosa ha mostrato gli interventi di restauro effettuati in alcune importanti domus, consistenti spessissimo nel riutilizzo di pregevoli materiali lavorati. Significativo a questo proposito l’esempio della casa dei Cei nella quale il proprietario avrebbe fatto inserire, durante il I secolo a.C., un mosaico a cubi prospettici. Tale tema, ispirato dai pavimenti delle celle dei templi di Giove Vesuvio nel Foro (poi ridedicato come Capitolium) e di Apollo, era in realtà già presente nella casa di Trittolemo e da lì sarebbe stato staccato per trovare spazio sul mercato antiquario: contesto, questo, dal quale in età augustea anche il magistrato Paquio Proculo avrebbe acquistato per la sua dimora un quadro a forma rotonda, un emblema di fattura alessandrina databile al II secolo a.C. Una ricorrente tendenza alla sacralizzazione dello spazio domestico è stata poi riconosciuta nella domus di Spurius Mensor nella quale uno dei cubicula (camere da letto) fu adornato con lastrine litiche riproducenti il disegno di pale di mulino, proprio come nel piano di calpestio di uno dei più importanti edifici religiosi di Pompei: il tempio di Iside. La conferenza ha avuto come argomento finale la trattazione delle cosiddette patine coprenti, evidenziate dagli scavi di tutte le abitazioni della città vesuviana gravemente danneggiate dal terremoto del 62 d.C.

 

“I pavimenti in cocciopesto e in lavapesta potevano essere restaurati. Quelli in lastrine di travertino no – ha affermato Pisapia – Nella fase finale di vita di Pompei si procedette dunque ad apporre, spesso a chiazze, alcune patine che per il loro colore nerastro spesso ben si armonizzavano con lo zoccolo inferiore delle pareti affrescate del portico o delle stanze delle case. Gli studi sono ancora in corso sull’esatta composizione chimica di queste miscele ma sicuramente possiamo asserire che alla base dovevano esserci ceneri vulcaniche, mescolate presumibilmente a calce e pozzolana”.

Alle ore 17, invece, si è tenuta la cerimonia di presentazione della “Guida alla Napoli interculturale”. Il libro altro non è che l’esito e la sintesi di un progetto curato nei mesi scorsi dall’Associazione Scuola di Pace la quale ha cercato di unire, mediante alcune visite guidate, un gruppo di cittadini immigrati, studenti del corso di lingua italiana organizzato dall’ente medesimo, ed alcune scolaresche del territorio napoletano nella conoscenza di alcuni monumenti della città. “Anch’io mi sono trovato in passato a partecipare ad iniziative, come ad Assisi e alla Scuola Normale di Pisa che avessero come messaggio di fondo la pace – ha dichiarato il direttore del Mann, Paolo Giulierini, introducendo l’evento – I musei servono a poco oggigiorno se non propongono un impegno, oltre che culturale, anche e soprattutto civile e sociale. Iniziative come questa della Scuola di Pace che qui ospitiamo sono un’ottima premessa per dare un contributo alla crescita delle nuove generazioni”. Dopo la proiezione di un breve video che ha illustrato i momenti salienti del lavoro svolto, due delle redattrici della “Guida”, Lavinia Caruso e Roberta De Gregorio, hanno indicato ai presenti alcuni dei luoghi di Napoli (presenti anche nel volume) in cui è possibile riscontrare segni di un vero e proprio “intreccio culturale”: il Mann, in cui sculture come l’Artemide Efesia o i Barbari prigionieri sono chiari emblemi del contatto tra i mondi greco-romano ed orientale; Piazza San Gaetano, cuore multietnico della città dal V secolo a.C., epoca della sua fondazione, alla dominazione spagnola del XV secolo; Largo Corpo di Napoli, sede di una colonia di mercanti alessandrini che avrebbero fatto apporre al centro della nota piazzetta la statua ellenistica del fiume Nilo; Piazza Mercato, detta anticamente Campo Moricino perché frequentata da commercianti di origine orientale e la limitrofa Piazza del Carmine con la Basilica contenente l’immagine esotica della Madonna Bruna.

Angelo Zito

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