Un omaggio a Pirandello, Viviani, Totò e Moscato – in prima nazionale al Teatro San Ferdinando di Napoli, dall’8 al 18 maggio
Un viaggio teatrale tra vita e morte, ricordi e poesia, dialetto e memoria collettiva. È questo il cuore pulsante dello spettacolo L’uomo dal fiore in bocca / Fiori di palco, ideato e interpretato da Benedetto Casillo, per la regia di Pierpaolo Sepe, in scena in prima nazionale al Teatro San Ferdinando da giovedì 8 a domenica 18 maggio.
Lo spettacolo è una coproduzione del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Arteteca e Tradizione e Turismo – Centro di Produzione Teatro Sannazaro, e si presenta come un sentito omaggio a quattro giganti della scrittura scenica del Sud: Luigi Pirandello, Raffaele Viviani, Totò ed Enzo Moscato. Ad affiancare Casillo sul palco ci sono Sara Lupoli (anche coreografa) e Vincenzo Castellone, con scene di Francesco Ghisu e costumi firmati da Rossella Oppedisano.
Una carriera che è storia della scena napoletana
Benedetto Casillo, 75 anni, è da oltre mezzo secolo uno dei volti più amati e riconoscibili del teatro e del cinema partenopeo. Dalla fine degli anni ’70 – con il duo cabarettistico “I Sadici Piangenti” insieme a Renato Rutigliano – a una solida carriera da attore teatrale e cinematografico (passando da Petito e Scarpetta a Beckett e Ruccello), Casillo ha attraversato generi, epoche, ma non ha mai smarrito il cuore del suo mestiere: l’autenticità popolare, la precisione del gesto, la misura della parola.
Un progetto teatrale come rito e celebrazione
L’uomo dal fiore in bocca / Fiori di palco nasce da una sua personale intuizione: mettere in dialogo Pirandello con Viviani, Totò e Moscato. Come scrive Pierpaolo Sepe nelle sue note, inizialmente non era convinto che l’idea potesse funzionare. Ma ha dovuto ricredersi: «Bisogna lasciarlo libero di raccontare il suo modo di guardare la vita, il teatro… arrendersi alla sua forza trascinante».
Il punto di partenza è il celebre atto unico di Pirandello, in cui due sconosciuti – in un anonimo caffè nei pressi di una stazione – parlano di esistenza, tempo, morte. La scena è attraversata da un binario, che simbolicamente guida anche le successive incursioni nei mondi di Viviani, Totò e Moscato. Il tutto è accompagnato da un lieve soffio partenopeo, come un’eco antica che non abbandona mai il protagonista.
Teatro come ultimo viaggio, tra lacrime e risa
L’idea di fondo, sottolineata dalle parole intense del regista, è quella di accettare l’addio. Uno spettacolo come “rito di passaggio”, celebrazione dell’ultimo viaggio che è la vita stessa. «Abbiamo un tempo che è un’occasione – scrive Sepe – Un’occasione di comunione e di grazia. E allora che sia una festa! Che si ricordi, che si canti, confusi tra le lacrime e il ridere a crepapelle».
La rappresentazione diventa così un inno teatrale alla memoria, alla vita, alla morte – affrontate con la leggerezza struggente che è propria dei grandi artisti popolari. E in questo, Benedetto Casillo conferma la sua statura: un interprete che riesce a fondere classicità e umanità, lirismo e ironia, dentro un gesto scenico che conserva la verità del teatro artigianale e insieme l’urgenza di dire ancora qualcosa di essenziale.
“L’uomo dal fiore in bocca / Fiori di palco”
di e con Benedetto Casillo
con Sara Lupoli e Vincenzo Castellone
Regia di Pierpaolo Sepe
Teatro San Ferdinando, Napoli
Prima nazionale: 8 maggio 2025, ore 21:00
In scena fino al 18 maggio 2025

