La diaspora dei beni culturali in Campania: in 5 anni fuggiti mille lavoratori precari e sfruttati

Sono storici dell’arte, archeologi, bibliotecari, archivisti, restauratori, architetti, antropologi che hanno trovato lavoro a Roma, Firenze, Venezia, Bologna o in Austria, Germania, Francia, Inghilterra Il 90 per cento sono donne. Il 1 giugno dibattito a Napoli nel Salone Margherita

Negli ultimi cinque anni circa mille lavoratori e lavoratrici del settore dei beni culturali di Napoli e della Campania si sono trasferiti nelle regioni italiane del centro-nord o all’estero. Si tratta di storici dell’arte, archeologi, bibliotecari, archivisti, restauratori, architetti, antropologi che hanno trovato lavoro a Roma, Firenze, Venezia, Bologna o in Austria, Germania, Francia, Inghilterra Il 90 per cento sono donne, nella stragrande maggioranza diplomati e laureati. L’età è compresa tra i 19 e i 42 anni. Sono emigrati per il lavoro, aprire una bottega, una cooperativa, azienda artigiana o formarsi professionale. Eppure, a Napoli e in Campania potrebbero essere alimentati, creati centinaia di posti di lavoro attraverso la promozione di un piano straordinario per il recupero del patrimonio artistico e monumentale presente nel capoluogo partenopeo e in altre città campane. Un patrimonio composto da chiese, fontane, obelischi, musei, reperti e scavi archeologici, affreschi, palazzi antichi. Un patrimonio che potrebbe offrire lavoro stabile considerato che gli interventi di restauro e di recupero prevedono massima concentrazione di manodopera e limitatissimo utilizzo di macchinari. Tanti lavoratori partenopei e campani preferiscono trasferirsi in quelle città italiane ed europee dove le amministrazioni locali hanno deciso di valorizzare il loro patrimonio artistico e culturale, compresi i lavoratori. Tutto questo è assurdo, basta considerare che si avviasse un piano di restauro artistico ed archeologico a Pompei, Ercolano, nella Reggia di Caserta o nel centro storico di Napoli o Benevento potrebbero crearsi centinaia di posti di lavoro.

 

Bisogna, però, valutare le condizioni in cui operano i lavoratori e le lavoratrici del settore dei beni culturali. Molti di loro, soprattutto i restauratori artistici e gli archeologi sono vittime di imprenditori avventurieri. Tantissimi sono costretti a stipulare contratti di lavoro fittizi, ad aprirsi la partita Iva e a fatturare (figurando come lavoratori autonomi o piccole imprese subendo oneri pesantissimi). Altri vengono retribuiti con la ritenuta d’acconto. Da una recente ricerca promossa dalle associazioni dei restauratori sono emersi dati interessantissimi: solo il 24% risulta regolarmente assunto, prevalentemente con contratto a tempo determinato, part-time e formazione lavoro. Tantissimi giovani diplomati e laureati lavorano come ‘tirocinanti’ o come precari sui cantieri percependo 5 euro lordi l’ora. Tantissimi operano come “consulenti” ma non vengono retribuiti. La precarietà è diffusissima. Il contratto a collaborazione non dà nessuna continuità e nessuna garanzia.

 

Gli archeologi, i restauratori, vengono contattati quando c’è lavoro e lasciati a casa senza nessun preavviso e se si è malati non si viene pagati. La formazione o le competenze non vengono assolutamente tenute in considerazione e molto spesso i “precari anziani” vengono sostituiti da volontari o neo-diplomati che sicuramente costano ancora meno. La carenza normativa e legislativa della figura dei collaboratori restauratori artistici ha fornito un alibi per le imprese, le soprintendenze e gli enti appaltanti dei lavoro portare avanti progetti e lavori senza mai porsi il problema del ruolo dei lavoratori dei beni culturali, un mestiere oltretutto usurante e dannoso per la salute e l’incolumità fisica. Sul patrimonio storico-artistico del Comune di Napoli, i modelli di gestione, la valorizzazione, la tutela e la fruibilità è stato organizzato un dibattito pubblico per mercoledì 1 giugno alle 17,30 presso il Salone Margherita, Galleria Umberto. Parteciperanno gli assessori comunali Sandro Fucito, Nino Daniele e Carmine Piscopo.

Ciro Crescentini

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