La Cgil si prepara a mobilitare milioni di cittadini per una vera e propria battaglia di democrazia
Il segretario della Cgil, Maurizio Landini, ha risposto con fermezza alle recenti dichiarazioni del premier Giorgia Meloni, che aveva definito “tossico” il conflitto sociale. Durante un intervento all’assemblea della Cgil tenutasi oggi al PalaDozza di Bologna, Landini ha sottolineato che la sua azione non è mai stata così sana e che, se oggi il nostro Paese gode di diritti democratici, lo deve alle lotte, anche quelle più contestate, di chi ha contribuito a costruire la democrazia. “Se questo Paese ha dei diritti, se è un Paese democratico, lo dobbiamo a tutti quei ‘tossici’ che hanno lottato per essi”, ha dichiarato con una battuta provocatoria ma ricca di significato.
Il leader della Cgil ha anche lanciato una campagna cruciale per il futuro del Paese: il voto sui quesiti referendari riguardanti il lavoro e la cittadinanza. Nonostante la data del referendum non sia ancora fissata, Landini ha annunciato che nei prossimi giorni chiederanno un incontro con il governo per chiarire quando si terrà la consultazione, proponendo di accorparla alle elezioni amministrative per ottimizzare le risorse pubbliche. Un tema importante, quello della partecipazione democratica, che tocca in particolare i “fuorisede” e gli italiani all’estero, ai quali Landini ha chiesto di poter esercitare il diritto di voto dove si trovano, con la promessa di difendere questo diritto come un pilastro della democrazia.
Il Voto come atto di cambiamento
Landini ha ribadito che, nonostante la disillusione che spesso accompagna l’atto del voto in un Paese dove molti non partecipano alle elezioni, il voto rimane uno strumento fondamentale di cambiamento. “Il voto è un diritto individuale conquistato nel tempo, non sempre garantito, che affonda le sue radici nella lotta per la democrazia”, ha spiegato. Tuttavia, il voto non è solo un diritto individuale, ma ha una dimensione collettiva potente: è capace di determinare cambiamenti concreti e immediati, come evidenziato dalla possibilità di influire su temi cruciali come il lavoro, la cittadinanza e la giustizia sociale.
I Cinque Quesiti per un Paese più giusto
Il cuore dell’intervento di Landini si è concentrato sui cinque quesiti referendari che potrebbero trasformare l’Italia. Tra questi, il diritto di cittadinanza per milioni di persone, l’estensione dei diritti dei lavoratori, la lotta contro i licenziamenti ingiusti e la precarietà. “Basta un ‘sì’”, ha dichiarato Landini, “e il cambiamento sarà realtà”. La posta in gioco, per il segretario della Cgil, è altissima: fermare la precarietà, difendere i diritti dei lavoratori e assicurare la sicurezza nei luoghi di lavoro. È una battaglia che non riguarda solo la classe operaia, ma tutti coloro che credono in un Paese più giusto, dove la dignità del lavoro venga riconosciuta e protetta.
L’appello alla partecipazione attiva
Landini ha lanciato un appello alla partecipazione attiva, sottolineando che l’organizzazione collettiva può fare la differenza: “Abbiamo cinque milioni di iscritti alla Cgil. Se ognuno di loro convincesse cinque persone, avremmo 25 milioni di votanti”. Con un forte richiamo alla mobilitazione, ha ribadito che il voto è un’arma potente nelle mani dei cittadini, in grado di ridisegnare il futuro del Paese. L’invito è stato a raggiungere chi si è disilluso della politica e del voto, a ridare loro fiducia e a restituire loro la dignità attraverso l’esercizio dei propri diritti democratici.
Una libertà fondamentata sulla giustizia sociale
In un passaggio cruciale del suo intervento, Landini ha affrontato la questione della libertà, criticando la visione di chi, come alcuni miliardari americani legati a Trump, sostiene che la democrazia e la libertà non siano compatibili. A detta di Landini, la libertà non può essere ridotta al libero mercato e al profitto, ma deve essere quella fondata sulla solidarietà, sulla giustizia sociale e sull’uguaglianza. La libertà vera, secondo Landini, è quella che garantisce i diritti fondamentali e la dignità di tutte le persone, soprattutto quelle più vulnerabili.
Un passaggio epocale per il lavoro e la democrazia
Landini ha poi parlato della “situazione epocale” che il Paese sta attraversando. La crescente disconnessione tra il mondo del lavoro e la democrazia è un rischio concreto che, se non affrontato, potrebbe compromettere i valori fondamentali su cui si fonda la nostra società. Per lui, il grande tema è proprio quello di “ricostruire il rapporto con le persone che vogliamo rappresentare”, affinché il lavoro e la persona tornino al centro delle politiche, non più il mercato e il profitto.
Il coraggio di combattere, come nel 2002
Landini ha ricordato le battaglie vinte in passato, come quella contro l’abolizione dell’articolo 18 nel 2002, e ha esortato a non mollare, perché il coraggio e la determinazione del passato hanno portato a risultati significativi. Se, nel 2002, la lotta sindacale ha portato tre milioni di persone in piazza, oggi la mobilitazione per il referendum potrebbe cambiare la storia del Paese.
Un Impegno per il Futuro e la Giustizia Sociale
Il segretario della Cgil ha infine esortato a non lasciare ai giovani un Paese segnato dalla precarietà e dalla mancanza di diritti. Il referendum, per lui, non è solo una questione di lavoro, ma un’opportunità per costruire una società più giusta e inclusiva. Un’ulteriore riflessione riguarda la necessità di un cambio di mentalità, capace di accogliere e valorizzare le competenze di chi arriva da altri Paesi, contribuendo a mantenere l’Italia competitiva e solidale.
La Libertà Senza Giustizia Sociale è Illusoria
Landini ha concluso il suo intervento richiamando il celebre pensiero di Sandro Pertini: “La libertà senza giustizia sociale è solo la libertà di morire di fame”. Un monito forte che sottolinea l’urgenza di un nuovo modello sociale, basato sulla giustizia sociale e sulla solidarietà, e che trova nel voto e nella democrazia le sue principali leve per costruire il cambiamento.
In definitiva, Landini ha invitato a vivere il voto come un’opportunità collettiva di cambiamento, un atto di partecipazione che può davvero trasformare l’Italia e l’Europa verso un futuro di maggiore uguaglianza e giustizia sociale.
Ciro Crescentini

