Commesse Camomilla Italia: “L’azienda non applica il vero contratto nazionale di lavoro”

A fianco delle lavoratrici una rete di solidarietà e assistenza legale. In campo anche esponenti istituzionali. La consigliera regionale campana Maria Muscarà: “Mi chiedo come sia possibile arrivare a forme di sfruttamento così evidenti senza che ci sia la possibilità di intervenire con efficacia per difendere i diritti di lavoratori”

Il Desk continua a raccogliere le segnalazioni, le testimonianze e le proteste delle dipendenti ed ex dipendenti di Camomilla Italia, brand di abbigliamento donna fondato nel 1974 da Luigi Pierro. Tante recensioni negativi sono reperibili anche sui motori di ricerca di Internet. Le lavoratrici contestano, in primis, la mancata applicazione del contratto nazionale di lavoro del commercio sottoscritto dalla Confcommercio e da Cgil, Cisl, Uil di categoria, le organizzazioni sindacali dei lavoratori più rappresentative a livello nazionale.

L’azienda, a quanto pare, applicherebbe un contratto del settore artigianato/commercio sottoscritto dalla Cisal, un sindacato autonomo e l’Anpit, una sconosciuta associazione imprenditoriale. Un contratto sottoscritto  da sigle di rappresentanza minori, fittizie o “di comodo” che tagliano considerevolmente le buste paga e i benefit. Fino a ridurre lo stipendio anche di un terzo. Tanti i fattori, tutti negativi e peggiorativi rispetto al trattamento previsto nei contratti nazionali. Ecco alcuni effetti: ampliamento dei perimetri contrattuali e“invasioni di campo”; sotto-inquadramento per figure analoghe (contratto Cisal); retribuzione tabellare e di ingresso pari a 500-700 euro in meno; mancanza della quattordicesima; deroga “in peggio” dei trattamenti; indennità minori per straordinari e turni disagiati; pagamento parziale dei primi tre giorni di carenza malattia.

In Italia ci sono quasi 600 contratti pirata. Pirata nel senso che vengono siglati solo per pagare meno i lavoratori e riconoscere loro minori diritti e tutele. Firmati, appunto, da organizzazioni di fatto inesistenti o nate solo con l’obiettivo di fare dumping salariale. Quando hanno la “sfortuna” di ricadere in un accordo di questo tipo, infatti, i lavoratori arrivano a percepire fino al 30 per cento in meno di retribuzione rispetto ai loro colleghi, per non parlare di ferie, malattie, maternità, tredicesime, quattordicesima, eventuale welfare aziendale.

Per colpa di questo contratto pirata percepiamo mille euro per 40 ore lavorative, ci vengono riconosciute solo 3 settimane di ferie e non a scelta del dipendente, e quasi impossibile chiedere i permessi” – spiega una ex dipendente che preferisce rimanere anonima per ovvie ragioni. E non finisce qui. “Ogni negozio è gestito da una società. Società che spesso si aprono e si chiudono nel giro di poco tempo. Tante dipendenti vengono inquadrate per anni come apprendiste o stagiste pur svolgendo attività di responsabilità, così come sono alquanto singolari certi trasferimenti proposti ad alcune dipendenti dal Sud al Nord”.

Intanto, in favore delle lavoratrici si è costituita una rete di difesa e di assistenza legale sostenuta da autorevoli avvocati giuslavoristi, tra i quali l’avvocata napoletana Giuliana Quattromini. In campo anche esponenti istituzionali, in prima fila la consigliera regionale della Campania, Maria Muscarà

Maria Muscarà

Mi chiedo come sia possibile arrivare a forme di sfruttamento così evidenti senza che ci sia la possibilità di intervenire con efficacia per difendere i diritti di lavoratori e che l’ultima resa sia il licenziamento piuttosto che continuare a subire. Ricordo la crescita di questa catena che nel giro di pochi anni è diventata nota e potente ma non tanto evidentemente da rispettare le figure dei lavoratori che le hanno permesso di diventare tale – afferma Maria Muscarà, consigliera regionale della Campania del Gruppo Misto – La falsa storia del reddito che sottrae lavoratori al mercato. Purtroppo è un mercato di falsi imprenditori che toglie diritti ai lavoratori”.

La rete vendita Camomilla Italia conta ad oggi oltre 230 punti distribuiti su tutta la penisola. L’obiettivo del gruppo è di arrivare a circa 250 punti vendita entro fine anno e a 300 entro il 2023. Le nuove aperture si sono concentrate soprattutto nei centri storici, di minori dimensioni ma in un contesto di forte prossimità. All’estero Camomilla Italia è presente in Russia, in Siberia.

Lu.Ne

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