Ma lo scontro vero si sta consumando per il controllo del Formedil Napoli. La direzione è vacante e le manovre sono in corso.
Nel settore delle costruzioni di Napoli tira vento di cambiamento, ma non senza tempesta. Un giro di poltrone che scuote associazioni, sindacati e enti bilaterali, tra promesse di discontinuità e vecchie logiche che resistono come cemento armato.
Mario Hubler, volto nuovo (ma non troppo)
L’ingegnere Mario Hubler è il nuovo Direttore Generale dell’ACEN, l’Associazione dei Costruttori Edili di Napoli. Prende il posto di Diego Vivarelli von Lobstein, che per oltre vent’anni ha dominato la scena. Cinquantadue anni, esperienza manageriale di rilievo, curriculum di rispetto, Hubler promette un cambio di passo. Ma la vera partita si gioca dietro le quinte, nei luoghi dove il potere non si annuncia: si esercita.
D’Acunto e Barone: promozioni con retrogusto
Mattia D’Acunto, attuale direttore della Cassa Edile e del Formedil di Napoli, sarà il nuovo vicedirettore generale. Un uomo che il settore conosce bene, stimato dalla presidente dell’Ance nazionale Federica Brancaccio. D’Acunto si è già scontrato con dinamiche torbide: familismi, logiche spartitorie, pressioni sindacali. Al suo fianco, per la parte sindacale, arriva Riccardo Barone, giovane e competente. Ma la sua nomina — come molte altre — si colloca nel bel mezzo di un campo minato.
E proprio mentre D’Acunto lascia la direzione della Cassa Edile, si fa sempre più concreta un’ipotesi: Diego Vivarelli von Lobstein potrebbe diventare il nuovo direttore della Cassa Edile di Napoli. Sì, proprio lui. L’uomo che lascia dopo oltre vent’anni la guida dell’Associazione dei Costruttori Edili potrebbe rientrare dalla finestra in uno dei nodi cruciali del sistema.
Formedil Napoli: altro che quiete dopo la tempesta
Ma lo scontro vero si sta consumando per il controllo del Formedil Napoli. Manovre in corso per la sostituzione di D’Acunto. A far discutere è soprattutto il pressing del segretario regionale della Feneal Uil, Andrea Lanzetta, che – secondo fonti interne – starebbe spingendo per la nomina della propria cugina, attuale coordinatrice della formazione professionale. Lanzetta, prossimo alla pensione, vorrebbe così lasciare un’eredità “di famiglia”. Scartata anche l’ipotesi di una gestione transitoria dell’ente di Via Leonardo Bianchi da parte dei due attuali coordinatori. E’ un’ipotesi scartata soprattutto dalla Fillea Cgil locale e nazionale.
E non finisce qui. Un figlio di Lanzetta è stato assunto alla Cassa Edile di Napoli. Un conflitto d’interesse mastodontico considerato che l’attuale segretario generale della Feneal Uil di Napoli e della Campania è consigliere di amministrazione in entrambi gli enti bilaterali. Imbarazzante, davvero imbarazzante, il tutto mentre i sindacati nazionali chiedono a gran voce di spezzare proprio queste logiche ereditarie e familistiche.
Le tensioni in atto avrebbero fatto scattare l’allarme rosso ai vertici nazionali. La tensione è tale che si comincia a parlare apertamente di un’ipotesi clamorosa: commissariare il Formedil Napoli. Sì, un commissariamento vero e proprio, che sarebbe avallato sia dall’Ance che dalle segreterie nazionali di CGIL, CISL e UIL di categoria, come segnale chiaro: il tempo delle parentele è finito. O si cambia davvero, o si azzera tutto.
Gli enti bilaterali: il vaso di Pandora
Proprio sulla gestione degli enti bilaterali, in primis la Cassa Edile Napoli, è esploso un vero e proprio caso. Polemiche roventi su dilazioni concesse ad alcune imprese al di fuori di ogni regolamento, dimissioni lampo di un rappresentante sindacale aziendale, accuse incrociate, e l’ombra lunga di una gestione opaca. C’è chi parla apertamente di “sistema parallelo”, chi denuncia una rete di silenzi e decenni di connivenze.
Familismo sindacale: basta figli di, nipoti di
Il vento del cambiamento invocato dai vertici nazionali di Ance, Fillea CGIL, Filca CISL e Feneal UIL soffia con forza. “Stop al familismo”, è il mantra. E finalmente. Troppe posizioni di potere occupate per diritto di sangue, non per merito. È ora che il settore delle costruzioni napoletano si liberi del virus della parentopoli.
E stavolta, ci sono i numeri neri su bianco: i protocolli e i codici etici nazionali firmati dalle parti sociali prevedono uno stop netto alle assunzioni di parenti fino al terzo grado. Un vincolo scritto, blindato, che dovrà valere per tutti: enti, associazioni, sindacati. Niente più fratelli, cugini, figli, mogli, generi o cognati infilati nei posti chiave sotto il paravento della “fiducia”. Basta. Al loro posto, solo competenze e curriculum verificabili.
“Non si può diventare direttore solo perché si è figlio o cugina di un segretario regionale”, ammette un dirigente sindacale nazionale. “Serve competenza. Punto” E qui si gioca la vera sfida: passare dalle parole ai fatti. Perché di retorica sul merito il sistema ne è saturo. Quello che manca è il coraggio di dire no, anche agli “amici di famiglia”.
Conclusione: cambiare tutto, per non cambiare niente?
Nella realtà, i nodi sono ancora tutti sul tavolo. Se il settore vuole davvero riscattarsi, non basteranno i nuovi nomi: serve una rottura vera, dolorosa, necessaria. La parolina magica? Discontinuità.
Red

