Salvi i passeggeri della seconda cabina. Si indaga per disastro colposo.
Un pomeriggio che doveva essere di svago e turismo si è trasformato in tragedia sulle alture del monte Faito, sopra Castellammare di Stabia. Intorno alle 14.30 di oggi, una delle cabine della storica funivia che collega la città campana alla vetta a 1100 metri d’altezza si è improvvisamente schiantata al suolo dopo la rottura di un cavo di trazione, trascinando con sé cinque persone. Il bilancio è drammatico: quattro le vittime accertate, un ferito in gravi condizioni trasportato d’urgenza in eliambulanza all’Ospedale del Mare di Napoli. Brillante e straordinario il lavoro dei circa 20 tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico, operatori della Guardia di Finanza e di Vigili del Fuoco
A perdere la vita sono state due coppie di turisti stranieri e il macchinista di bordo, Carmine Parlato, storico dipendente dell’EAV (Ente Autonomo Volturno), l’azienda che gestisce l’impianto. L’unica superstite è una donna, tuttora ricoverata in prognosi riservata.

Ore di angoscia, con i soccorsi resi difficili da una fitta nebbia e dalle condizioni meteo avverse – proprio oggi la Protezione Civile aveva diramato un’allerta gialla per temporali a partire dalle 14. A rendere ancora più drammatico il quadro, il silenzio radio della cabina precipitata, di cui non si avevano notizie per ore, alimentando timori e speranze poi infranti.
Umberto De Gregorio, presidente dell’Eav: “una tragedia”
L’incidente ha scosso profondamente la comunità locale e l’intero Paese. Il presidente di EAV, Umberto De Gregorio, ha affidato a un post social il primo annuncio pubblico: “La cabina a monte è caduta. Si temono vittime”. Pochi minuti prima, sempre De Gregorio, aveva scritto: “Una tragedia”.
Sul posto è giunto anche il procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, che ha annunciato l’apertura di un fascicolo contro ignoti per disastro colposo e omicidio plurimo colposo. Le indagini sono affidate alla Polizia di Stato, mentre una delegazione di tecnici dell’Ansfisa – l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali – sta effettuando accertamenti sul posto.
Secondo quanto reso noto da Ansfisa, la funivia era stata oggetto, solo nel marzo 2024, di verifiche periodiche previste dalla normativa. L’EAV aveva inoltre inviato l’8 aprile tutta la documentazione tecnica, comprese le relazioni firmate dal direttore di esercizio che certificavano l’idoneità dell’impianto. “Una tragedia inimmaginabile e imprevedibile”, ha commentato ancora De Gregorio. “A volte si chiude in caso di forte vento. Evidentemente oggi non è stato ritenuto necessario”.
I soccorsi alla cabina sospesa
Un altro drammatico capitolo si è consumato a valle, dove una seconda cabina, partita da pochi minuti, è rimasta sospesa nel vuoto a una ventina di metri dal suolo. A bordo nove persone, tra cui una comitiva di studenti Erasmus, che sono stati salvati grazie all’intervento dei soccorritori, che li hanno imbragati e calati a terra uno ad uno. Nessuno di loro ha riportato ferite.
“I freni di sicurezza hanno funzionato”, spiegano i tecnici. Una notizia che porta almeno un raggio di luce in un pomeriggio segnato dal dolore e dallo sgomento.
Cordoglio e richieste di chiarezza
Profonda commozione in tutta la comunità stabiese e tra i colleghi del macchinista Carmine Parlato, iscritto alla Filt Cgil, ricordato come un lavoratore scrupoloso e molto amato. “Siamo di fronte a una tragedia che lascia senza fiato – ha dichiarato il segretario della Cgil Campania, Nicola Ricci – Ora è il momento del silenzio. Ma poi sarà fondamentale accertare ogni responsabilità”.
Dura la posizione anche dell’Unione Sindacale di Base: “Esprimiamo cordoglio per le vittime e pretendiamo di sapere se siano state rispettate tutte le misure di sicurezza e i protocolli previsti per la riapertura dell’impianto”.
All’esterno della stazione a valle si è radunata una piccola folla. La moglie del macchinista, disperata, è stata confortata dai colleghi del marito, alcuni dei quali chiedono “immediata chiarezza sulle cause”. Anche il sindaco di Castellammare, Luigi Vicinanza, è giunto sul posto. “Questo impianto era motivo di orgoglio – ha detto – ed è inspiegabile ciò che è accaduto”.
Una funivia con una lunga storia
La funivia del monte Faito non è nuova a incidenti. Il più grave risale al 15 agosto 1960, quando un errore umano provocò la caduta di una cabina sui binari della Circumvesuviana, causando quattro morti e 31 feriti. Dopo quell’episodio, l’impianto fu ammodernato più volte. Rimasto chiuso per quattro anni, ha riaperto nel 2016. Solo lo scorso anno aveva registrato oltre 108 mila passeggeri.
Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha annunciato un’indagine dettagliata sull’incidente, sottolineando la volontà di “accertare eventuali responsabilità in tempi rapidi”. Messaggi di cordoglio sono arrivati anche dal presidente della Camera Lorenzo Fontana, dalla segretaria del PD Elly Schlein e dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, in costante contatto con la Prefettura di Napoli.
Il futuro dell’impianto
Le indagini tecniche e giudiziarie dovranno ora stabilire con esattezza cosa sia accaduto. Perché il cavo ha ceduto? C’erano segnali di usura non rilevati? Le condizioni meteo avrebbero dovuto consigliare una sospensione? Tutte domande a cui, oggi, non c’è ancora risposta.
Ma una cosa è certa: il Faito, da oggi, non sarà più lo stesso. Alle bellezze del suo panorama si accompagnerà per sempre il ricordo di una tragedia che ha colpito il cuore di un’intera comunità.
Ciro Crescentini

