L’8 maggio si apre il confronto sulla sicurezza. Ma la CISL si presenta già pronta a firmare: il patto con il governo è cosa fatta.
Alla CISL non serve più nascondersi dietro il paravento del “dialogo istituzionale”: la svolta filogovernativa è ormai conclamata. A pochi giorni dal Primo Maggio, il sindacato guidato da Daniela Fumarola prende formalmente le distanze dalla CGIL, affossa i referendum abrogativi sul Jobs Act e benedice senza riserve le parole della premier Giorgia Meloni sulla sicurezza sul lavoro. Il messaggio è limpido: mentre una parte del sindacato alza il livello dello scontro, la CISL si prepara a entrare nell’orbita del governo, indossando i panni del partner sociale affidabile e collaborativo.
Non si tratta di una semplice differenza di metodo. È una rottura politica profonda. Intervistata dal Foglio, Fumarola liquida i quesiti referendari promossi dalla CGIL come «uno sguardo al futuro con lo specchietto retrovisore», Ma soprattutto, ne contesta la logica: «Sono strumenti sbagliati, nel merito e nel metodo». Una bocciatura senza appello.
Ma se i referendum sono da archiviare, la CISL ha già scelto il nuovo orizzonte: il tavolo di Palazzo Chigi. Fumarola promuove con entusiasmo l’invito del governo all’incontro dell’8 maggio e rilancia la proposta di un grande “patto per il lavoro” che tenga insieme sicurezza, produttività, salari e formazione. «Le dichiarazioni della premier promettono bene», afferma. E già questa frase, in bocca alla leader di un sindacato confederale, basta a far saltare ogni ipocrisia: la CISL non si limita a dialogare, sta offrendo al governo una sponda politica e sociale.
Dietro il linguaggio tecnico e rassicurante della segretaria CISL si intravede un cambio di campo strategico. Le priorità non sono più i contratti, le vertenze o la redistribuzione, ma parole d’ordine care a Confindustria e al governo: innovazione, competitività, valore aggiunto. «La chiave è la formazione – dice Fumarola – spostare le tutele dal posto alla persona». Una retorica che suona familiare a chi ha visto, negli ultimi anni, l’indebolimento sistematico del lavoro dipendente in nome della flessibilità.
Sulla sicurezza nei luoghi di lavoro – tema drammaticamente attuale – la CISL approva l’impegno annunciato da Meloni, che ha promesso investimenti per oltre 1,2 miliardi di euro. E rilancia: «Serve più formazione anche per gli imprenditori, più controlli, ispettori supportati dall’intelligenza artificiale, e un maggiore protagonismo dei rappresentanti dei lavoratori». In questo quadro, il sindacato propone di utilizzare le risorse dell’Inail proprio per finanziare attività formative all’interno delle aziende. Una visione tutta improntata sull’utilizzo di risorse per i corsi di formazione (tanti gestiti da enti di proprietà della Cisl e di altri sindacati), ma che ignora un tema centrale e umano: la CISL non avanza alcuna proposta concreta per aumentare i sostegni economici alle famiglie dei lavoratori morti sul lavoro. Una lacuna pesante, che rivela l’assenza di una reale volontà di riequilibrio sociale e risarcitorio, proprio nel momento in cui si moltiplicano le tragedie nei cantieri, nei capannoni, nei campi.
In questa cornice, la CISL mette da parte ogni forma di conflitto. Non ci sono scioperi all’orizzonte, né mobilitazioni. Al loro posto, l’idea di una “coalizione dei volenterosi”, un’alleanza di soggetti disponibili a “costruire” insieme al governo. Il sindacato si propone come soggetto tecnico più che politico, più consulente che controparte. E così facendo si smarca da CGIL e UIL, spezzando ogni ipotesi di fronte comune.
La strategia è chiara: diventare l’interlocutore privilegiato dell’esecutivo, accreditarsi come sindacato “ragionevole”, disinnescare lo scontro e occupare uno spazio nella cabina di regia delle politiche del lavoro. Ma a che prezzo?
Nel Paese reale, il lavoro continua a essere povero, frammentato e insicuro. I salari stagnano, le morti sul lavoro non si fermano, e la precarietà resta strutturale. Davanti a questo scenario, la CISL risponde con “più dialogo”, “più innovazione” e un rifiuto netto di ogni forma di radicalità. I referendum? Disturbano il manovratore. La piazza? Troppo rischiosa. Meglio restare al tavolo, anche se il tavolo lo apparecchia Giorgia Meloni.
L’8 maggio, a Palazzo Chigi, il governo accoglierà i sindacati. Ma i giochi sembrano già fatti: la CISL ci arriva con il cappello in mano, pronta a firmare l’alleanza. Gli altri, forse, porteranno qualche richiesta. La CISL no: ha già portato la disponibilità.
Lu.Mu
