Terra dei fuochi, le frustate di Cantone: “Bonifiche in stand by. E sui roghi i controlli non funzionano”

Il presidente dell’Anac: “Conosco quel territorio perché ci abito. Ci sono discariche a cielo aperto che, se pure vengono rimosse, dopo pochi giorni sono ripristinate. Le forze dell’ordine, già impegnate su vari fronti, arrivano a incendio appiccato e non trovano nessuno. Dovrebbero essere le amministrazioni a impedire gli scarichi di rifiuti”

Di Terra dei fuochi non se ne parla quasi più, ma il dramma è ancora lì, sotto gli occhi. E lo ricorda Raffaele Cantone, uno che quel territorio martoriato lo conosce bene perché “ci abito personalmente”. Il presidente dell’autorità anti corruzione richiama la piaga dei roghi tossici che “continuano”. Cantone ne parla a Napoli, al convegno su “Le politiche per l’ambiente in Italia” alla camera di commercio. In questa sede riassume i tre nodi che attanagliano la Terra dei fuochi. La rimozione delle ecoballe, che “si sta mettendo piano piano a regime”. Poi ci sono le bonifiche, “completamente in stand by. Un’unica gara per la Resit ha avuto un’evoluzione complessissima”. E quindi i roghi tossici. “E’ evidente – spiega il magistrato – che ci sia un problema di controllo anche di tipo repressivo. Il decreto fatto all’epoca dal ministro ha avuto un minimo di effetti positivi. Ma – avverte – per chi vive in provincia, bisogna essere onesti e dire che gli incendi di rifiuti continuano. In alcune zone più interne, dove ci sono scarichi di scarti di attività industriali svolte in nero, continuano sistematicamente”. “Ci sono discariche a cielo aperto, che – racconta Cantone – se pure vengono rimosse dopo pochi giorni vengono ripristinate, e su cui il meccanismo di controllo oggettivamente non funziona. Meccanismo che avrebbe richiesto una cabina di regia unitaria”. Senza giri di parole, Cantone dichiara: “Non possiamo pensare che le forze dell’ordine, in Campania oggettivamente impegnate su tanti altri fronti, debbano anche preoccuparsi di andare a vedere chi appicca gli incendi. Attività impossibile: quando arrivano – sostiene – l’incendio già stato è appiccato e non trovano nessuno. La norma credo sia stata applicata in pochissimi casi, ha avuto un effetto più deterrente che repressivo”. E allora i roghi tossici restano un “problema irrisolto: è difficile pianificare un intervento preventivo che – aggiunge – dovrebbe fare l’amministrazione evitando che su certi terreni continui lo scarico. La questione è sottovalutata. Anche dal punto di vista della fiducia dei cittadini è un dato negativo”. E la rassegnazione è il rischio dietro l’angolo.

Gianmaria Roberti

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