Dopo quasi trent’anni di attività sindacale, l’ex operatore accusa i vertici di aver ridotto gli spazi di confronto interno
Non una vertenza contro un datore di lavoro, ma una contestazione che nasce all’interno dello stesso sindacato. È il caso che sta scuotendo la Fisascat Cisl Milano Metropoli, la federazione che rappresenta lavoratori del commercio, del turismo e dei servizi, dove nelle ultime settimane è emersa una forte tensione legata al commissariamento della struttura territoriale e all’allontanamento di uno dei suoi dirigenti storici.
Al centro della vicenda c’è Alessandro Ingrosso, sindacalista con quasi trent’anni di esperienza nella Cisl, che denuncia di essere stato estromesso dall’organizzazione dopo la revoca della propria aspettativa sindacale. Una decisione che, secondo il diretto interessato, non sarebbe riconducibile esclusivamente alla sua posizione personale, ma rifletterebbe un clima interno caratterizzato da una crescente difficoltà nel confronto e nell’espressione di posizioni critiche.
In una nota diffusa alla stampa, Ingrosso sostiene che i principi di partecipazione, libertà di opinione e rispetto della dignità delle persone, da sempre rivendicati dal sindacato nei confronti delle imprese, dovrebbero essere applicati anche all’interno dell’organizzazione stessa.
Secondo il suo racconto, le tensioni sarebbero emerse già alcuni mesi fa durante un Consiglio generale regionale al quale era presente anche la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola. In quell’occasione, un suo intervento avrebbe provocato irritazione nei vertici nazionali della categoria. Ingrosso riferisce che Vincenzo Dell’Orefice, segretario generale della Fisascat nazionale, avrebbe pronunciato una frase destinata a fare discutere: «Io questi li commissario». Successivamente la struttura milanese è stata effettivamente commissariata.
Uno dei punti più controversi riguarda la richiesta avanzata agli operatori sindacali della sede di Milano di sottoscrivere una cosiddetta “conciliazione tombale”, accordo attraverso il quale il lavoratore rinuncia preventivamente a eventuali future rivendicazioni di natura economica o legale. Una scelta che Ingrosso ha contestato pubblicamente, ritenendola incompatibile con la missione e i valori che un’organizzazione sindacale dovrebbe incarnare.
Nello stesso periodo, aggiunge l’ex dirigente, sarebbero stati inoltre interrotti i rapporti di lavoro con altri due operatori che si trovavano in congedo parentale.
Le contestazioni riguardano anche il trattamento economico ricevuto negli ultimi mesi. Ingrosso racconta di aver subito una riduzione dell’inquadramento professionale e della relativa indennità, con una diminuzione dello stipendio mensile da circa 2100 a 1470 euro. A fronte delle richieste di chiarimento, sostiene di essersi sentito rispondere che il commissario aveva piena facoltà di assumere tali decisioni.
L’episodio che ha segnato la conclusione definitiva del rapporto è arrivato con la revoca dell’aspettativa sindacale. In quel momento, riferisce Ingrosso, gli sarebbe stato chiesto di riconsegnare immediatamente tutti gli strumenti di lavoro, dall’automobile aziendale al computer, passando per il telefono cellulare e il bancomat di servizio. Racconta inoltre di non aver avuto la possibilità di recuperare alcuni effetti personali rimasti nel proprio ufficio.
Una gestione che l’ex sindacalista giudica particolarmente dura: «Situazioni del genere – afferma – difficilmente si vedono persino nelle aziende private, tanto meno all’interno di un sindacato».
La vicenda potrebbe ora approdare a un momento di confronto pubblico. Per il 10 giugno è infatti previsto un incontro presso la sede Cisl di via Valassina, a Milano. Attorno al caso si è nel frattempo aggregato un gruppo composto da circa settanta persone tra delegati e iscritti che, negli anni, hanno collaborato con Ingrosso nell’attività sindacale.
Il gruppo chiede chiarimenti sulle ragioni e sulle modalità del commissariamento della Fisascat milanese. Qualora non arrivassero risposte ritenute soddisfacenti, i promotori dell’iniziativa non escludono forme di protesta simbolica, tra cui l’occupazione della sede sindacale.
Nella nota diffusa ai media, i sostenitori di Ingrosso sottolineano come la credibilità di un’organizzazione sindacale dipenda anche dalla capacità di applicare al proprio interno quei principi di democrazia, trasparenza, partecipazione e tutela delle persone che quotidianamente vengono rivendicati nei confronti dei datori di lavoro.
Dal canto suo, l’ex dirigente conclude con amarezza: dopo tre decenni di attività sindacale, sostiene di essersi visto privare improvvisamente di ogni ruolo e strumento operativo. Una vicenda che, a suo dire, rappresenta un precedente senza eguali nella sua lunga esperienza all’interno del mondo sindacale.
Alessandro Manna
