Sotto accusa la gestione del personale nell’azienda di Palazzo San Giacomo: le responsabilità politiche della giunta Manfredi
Alla fine, i nodi sono venuti al pettine. Oggi per decine di lavoratori interinali, selezionati dall’agenzia Umana S.p.A. per conto di Napoli Servizi, è scattato il primo giorno di lavoro. Ma quello che doveva essere un legittimo traguardo occupazionale rischia di trasformarsi nell’ennesima pagina buia nella gestione delle società partecipate del Comune di Napoli.
Le denunce e le inchieste de Il Desk, hanno scoperchiato un pentolone di anomalie strutturali, silenzi complici e corsie preferenziali che non possono più essere liquidati come semplici “polemiche politiche”. Davanti a questo scenario, l’unica via d’uscita rimasta è il pronto intervento della Procura della Repubblica.
I numeri dell’operazione sono mastodontici: ben 187 assunzioni somministrate piovute sul bilancio pubblico in pochi mesi. Si è partiti con un primo, opaco blocco “lampo” di 22 unità, in cui sono stati bizzarramente accorpati addetti alle pulizie e profili apicali di settimo livello amministrativo. A ruota, sono seguiti i due bandi più corposi gestiti da Umana S.p.A.: 70 addetti per i servizi scolastici e ben 95 per i servizi di pulizia part-time.
A far gridare allo scandalo non è l’immissione di nuova forza lavoro, indispensabile in una città congestionata come Napoli, ma il fetore di clientelismo che avvolge le selezioni. A quanto pare tra i vincitori e i candidati ammessi in graduatoria vi sarebbe una percentuale imbarazzante di parenti stretti, figli d’arte e affini di storici delegati sindacali aziendali e di dipendenti già in organico.
In questo scenario, emerge la gravissima responsabilità e l’aperta complicità dei sindacati confederali e autonomi. Cgil, Cisl, Uil, Ugl e i sindacati autonomi territoriali si trovano sul banco degli imputati morali di questa vicenda. Sigle che a parole si scagliano contro il precariato interinale nelle partecipate, ma che nei fatti sembrano aver siglato un patto di non belligeranza aziendale, chiudendo entrambi gli occhi di fronte a procedure fumose pur di tutelare e favorire una ristretta cerchia di privilegiati legati alle proprie tessere. Un silenzio assordante che puzza di spartizione e che svilisce la funzione stessa della rappresentanza dei lavoratori.
Ma le colpe non si fermano ai cancelli dell’azienda. Napoli Servizi è una società in-house di proprietà del Comune di Napoli: l’azionista unico e responsabile ultimo è l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Gaetano Manfredi. Palazzo San Giacomo non può lavarsi le mani fingendo che si tratti di una gestione puramente privata. Consentire che il fabbisogno di personale di un pezzo cruciale del Comune venga delegato a dinamiche così opache, senza vigilare sui criteri e sulla trasparenza dei bandi, configura una precisa responsabilità politica e amministrativa in capo alla giunta Manfredi, colpevole di un silenzio che sa di tolleranza.
Le anomalie procedurali gridano vendetta. La Commissione Trasparenza di Palazzo San Giacomo ha già dovuto registrare i pesanti dubbi sui “bandi lampo”: avvisi pubblicati sui portali dell’agenzia privata con finestre temporali ridicole, scadenze fulminee e una pubblicità istituzionale quasi inesistente. Il sospetto che si sia trattato di procedure strutturate per essere intercettate solo da chi “sapeva già” è ormai una certezza per migliaia di disoccupati rimasti alla finestra.
I vertici di Napoli Servizi non possono più trincerarsi dietro il paravento della delega tecnica all’agenzia privata Umana SpA., né quest’ultima può invocare la privacy per nascondere i nomi.
Oggi stesso, Napoli Servizi e Umana hanno il dovere tassativo di pubblicare l’elenco integrale dei selezionati, i nomi di chi ha firmato il contratto e i criteri scientifici di attribuzione dei punteggi. Se non lo faranno spontaneamente, dovrà essere la magistratura inquirente a sequestrare i server e gli atti.
È necessario che la Procura di Napoli accenda un faro su questo sistema, verificando se dietro i “bandi fantasma”, le presunte parentele d’oro e le coperture sindacali si celino fattispecie di reato contro la Pubblica Amministrazione. Napoli e i suoi disoccupati senza santi in paradiso meritano giustizia, non favori di bottega.
Ciro Crescentini

